«Non siamo solo studenti, ma prima di tutto persone»: la delusione di Larisa e Valeria, due studentesse di Mondovì

Lo sconforto in questo momento difficile, la Dad, il paventato posticipo della fine dell’anno scolastico, lo stress e gli attacchi di panico. «L’istruzione è importante per il futuro, ma noi abbiamo il diritto di vivere anche il presente.

«Non siamo solo studenti, ma prima di tutto persone»: la delusione di Larisa e Valeria due studentesse di Mondovì
«Non siamo solo studenti, ma prima di tutto persone»: la delusione di Larisa e Valeria due studentesse di Mondovì

«Non siamo solo studenti, ma prima di tutto persone».

Gentile direttore, siamo Larisa e Valeria, due studentesse di Mondovì che cercano di esprimere in queste righe la grandissima delusione e il profondo sconforto che provano nei confronti del Sistema Scolastico Italiano. Non è sicuramente una novità che da un anno a questa parte la situazione sia critica. La pandemia ha sconvolto le nostre vite in ambito sanitario, sociale, economico e scolastico. Ed è proprio di questo che vorremmo parlare, a nome di tutti quegli studenti che ancora oggi dedicano anima e corpo alla loro istruzione, mettendola davanti a tutto il resto.

È stato un anno scolastico diverso dal solito per i professori, ma di certo anche per gli studenti. Ci sembra invece che quest’ultimo aspetto non sia stato compreso: siamo i primi a risentirne. Seguire le lezioni da casa non vuol dire essere in vacanza. Il primo ministro Draghi ha proposto di posticipare la fine dell’anno scolastico per “recuperare”... Noi ci chiediamo: recuperare cosa? Ci stiamo impegnando al massimo, tra settimane colme di verifiche e interrogazioni. Se il Sistema Scolastico italiano desse davvero voce agli studenti, saprebbe di certo che da recuperare è soltanto la nostra libertà di essere giovani, di poter essere spensierati senza sentirsi in colpa. La nostra vita quotidiana ormai è una continua scelta tra dovere e passione.

Perché gli studenti come noi prediligono lo studio “matto e disperatissimo” come direbbe Leopardi, al trascorrere del tempo con i propri nonni. L’istruzione è importante per il futuro, ma noi abbiamo il diritto di vivere anche il presente. Gli allievi sono stressati, hanno attacchi di panico; ne risentono a causa della pandemia, sicuramente questa organizzazione non aiuta; e ancora ci si offende quando si giudica tossica la scuola italiana? Si è subito bravi a puntarci il dito contro, quando tutto grava sulle nostre spalle. La crisi ambientale deve essere risolta da noi, dobbiamo studiare, ricevere buoni voti, andare a scuola, finire il programma, dobbiamo, dobbiamo, dobbiamo... Eppure, tra questi tanti doveri, dove sono i piaceri? Dov’è l’adolescenza che da adulti dovrebbe mancarci? Dov’è la libertà di poter scegliere come impiegare il proprio tempo, senza patirne?

Come noi, tanti altri condividono questo pensiero. Tutti parlano di scuola e hanno un’opinione al riguardo, ma chi meglio di noi può veramente esprimerla vivendo questa realtà in prima persona? Chiediamo, anche a nome degli insegnanti, di non sminuire la DAD e di non allontanare la prospettiva del periodo estivo di meritata pausa che, ora come ora, appare a noi come la luce in fondo al tunnel. Questa pandemia ha colpito anche noi, seppur in modo diverso. Non siamo solo studenti; prima di tutto siamo persone.

 

 

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