Piazzolla 1921-2021: sulle tracce dell’assassino

Quando la tradizione infila lo spinotto nella presa è sempre un vero e proprio shock culturale. Pensiamo ai fischi che si è preso Bob Dylan quando si è presentato a Newport con una Stratocaster al collo, pensiamo a De Andrè, cantautore di ascendenze francesi, che si presenta in giro per l’Italia con la band rock per eccellenza. Così quando nei negozi di dischi esce “Libertango” per l’argentino medio è come se il compositore, quell’Astor Piazzolla già discretamente noto ai connazionali per essere un personaggio musicalmente sovversivo, avesse dipinto un bel paio di baffi sulla Gioconda. Tanto da meritarsi, da parte dei tradizionalisti, l’appellativo di “assassino del tango”. In Argentina il tango è uno stile di vita, la rappresentazione in suoni di un modo di comunicare, fatto di rigidi schemi e stilemi musicali, stili d’abbigliamento, una precisa etichetta che regola i rapporti tra ballerini e uomini e donne. Danza popolare per eccellenza, nasce e si balla nei bassifondi. Nasce nei porti, tra i marinai, e non è un caso, visto che emerge dal sincretismo tra diversi stili musicali. La stessa apertura che poi gli darà Piazzolla, che prenderà quella musica così chiusa e così codificata, per aprirla al mondo, a nuove influenze, per portarla sui palchi di tutto il mondo. Non ha senso chiedersi se la musica di Piazzolla sia più ascrivibile al jazz o al mondo della musica classica: sta agevolmente in entrambi gli ambiti, a seconda delle sfumature e delle caratteristiche che assume in ogni passaggio. Piazzolla era un musicista straordinario, un virtuoso del bandoneon, lo strumento principe del tango, e un compositore raffinatissimo. Violentemente passionale, era litigioso ma anche estremamente determinato e sicuro di sé. Così le critiche che piovono addosso a lui e al suo “Nuevo Tango” non lo smuovono. Non sarà profeta in patria, ma il mondo ha conosciuto il tango secondo le regole di Piazzolla e, solo successivamente, i più appassionati e i ballerini sono andati a riscoprire il tango classico e il mondo affascinante della Milonga. Astor Piazzolla aveva ascendenze italiane: le famiglie dei suoi genitori erano originarie di Puglia e Toscana e l’Italia è stata importante anche successivamente nella sua carriera: italiani sono stati alcuni tra i più stretti collaboratori, come il produttore Aldo Pagani, o i musicisti Tullio De Piscopo e Pino Presti. Tra i suoi brani, il più universalmente noto è proprio quel “Libertango” che segnò la svolta elettrica, con quell’ostinato di bandoneon iconico, ancora oggi forse il tango più popolare del mondo, riletto e riscritto centinaia di volte (ancora recentemente una bevanda ne ha utilizzato una versione remixata per il proprio spot televisivo), ma tra i classici di Piazzolla ci sono anche Oblivion, usato nella colonna sonora dell’”Enrico IV” , “Adios Nonino”, struggente addio al padre. Tra la sua produzione si annoverano però anche numerosi pezzi per orchestra, come il Concerto Para Bandoneon, orquesta, curda y percusiòn, il Doble Concierto para bandoneon y guitara, e i Tanghi sinfonici, brani che restano nei repertori delle orchestre di tutto il mondo. Tra i tanti musicisti che hanno raccolto la sua verità, merita una menzione un suo allievo particolarmente illustre: il fisarmonicista francese Richard Galliano. Analogamente a quanto fatto da Piazzolla per il tango, anche Galliano ha saputo svecchiare la tradizione della Musette francese, ed è ad oggi uno dei più straordinari interpreti del repertorio piazzolliano.

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