“Tango” a fumetti, con Hugo Pratt

Il tango da sempre intriga e affascina. Un fascino a cui però resiste l’arcigno critico musicale dell’Unione del 1933, “Ierre”, che il 7/1/1933 in “Si suona” opera una delle prime e più gustose recensioni jazzistiche sul nostro giornale. Si comincia benissimo con il jazz come musica del diavolo: “Mi pare che D’Azeglio, nei suoi «Ricordi», dica che la musica gli uomini l’appresero dagli angeli. Con tutto il rispetto dovuto al grande statista, credo che se Egli potesse sentire un’orchestrina Jazz-band Ultra moderna, cambierebbe opinione”. E passando in rassegna le diavolerie moderne, “dopo il fox-trot, fu la volta di un tango, che però era meno movimentato, anzi, in certi momenti, dico la verità, mi sembrava perfino bello. Ma appena i violini attaccavano dolcemente qualche motivo che mi pareva volesse dire qualcosa e cercavo di seguirlo, arrivava il trombone che tirava quattro trombonate a tradimento, e la tromba garriva «Aiuto! Aiuto!» e non ci si capiva più niente”. E il ballo va di pari passo: “I ballerini urlavano, alcuni suonatori cantavano, altri si facevano dei versacci uno coll’altro collo strumento, mentre le coppie affannate si spingevano e si urtavano, stringendosi sempre più minacciose intorno alla musica infuriata, che imitava in quel momento il passaggio sotto un tunnel di un diretto che ha preso la mano al macchinista, il quale fischia a più non posso invocando soccorso”. Più o meno negli stessi anni, il libero marinaio Corto Maltese si trovava a vagare a San Isidro, sobborgo di Buenos Aires. Siamo dieci anni prima, nel 1923, e Corto sta indagando sulla scomparsa di Louise Brookszowyc. Le vicende sono narrate dal biografo di Corto, il veneziano Hugo Pratt, in un fumetto del 1988 intitolato appunto “Tango y todo a media luz”, che riprende un noto tango di Carlos Gardel nel titolo. Come al solito, Corto si scontrerà con i tronfi rappresentanti locali del potere, i grandi latifondisti che manovrano a loro piacere la Polizia corrotta dell’ispettore Estevez. Siamo nel segno del Pratt più maturo, che ha ormai portato a una raffinatezza ineffabile la sua maestria nella china, in una sintesi in grado di evocare un mondo in pochi semplici (all’apparenza...) tratti di china, tra segni sinuosi, forti masse nere che contrastano con spazi bianchi, che per una volta non sono completati dall’elegantissimo acquerello prattiano, ma mostrano tutta la loro potenza monocromatica. Il dolente ultimo tango di questo tardo Corto Maltese è un must per l’appassionato di fumetti (si trova facilmente, tra l’altro, nella nostra Biblioteca di Mondovì), ma anche per il cultore musicale e coreutico del tango, che trova qui forse il massimo omaggio italiano a fumetti.

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