Fornitori di bar e ristoranti in crisi: «Lo stop allo sci ci ha danneggiato molto»

Il lockdown penalizza anche le aziende che fanno da tramite tra la grande distribuzione e i locali. “Mondovì Bibite”: «Abbiamo scorte acquistate per l’inverno che ora andranno buttate»

Andrea Calleri, Alessio Raviola e Alessandro Deambrogio di “Mondovì Bibite”

La crisi generalizzata legata all’emergenza Covid, che ormai da un anno sta mettendo in seria difficoltà numerose categoria produttive in tutta Italia, non ha risparmiato neanche loro. Sono i commercianti del settore “Horeca”, i fornitori di bar, ristoranti ed alimentari, l’anello di congiunzione tra la grande distribuzione internazionale e la vendita al dettaglio. Realtà che fanno da “tramite” per la vendita di bibite, vino, birra, succhi, ma anche mozzarelle, latte, caffè, frutta e generi alimentari e la loro situazione non è migliore di quella di bar e ristoranti. «Ad essere penalizzata è ovviamente tutta la catena di distribuzione. Bar, ristoranti e locali stanno pagando un prezzo salatissimo, ma a noi non va molto meglio – spiegano Andrea Calleri, Alessio Raviola e Alessandro Deambrogio di “Mondovì Bibite” –. Il nostro codice Ateco infatti ci consente di rimanere aperti anche in lockdown, ma se la maggior parte dei nostri clienti è chiusa, quindi come facciamo a lavorare? Il 90% del nostro giro d’affari è legato proprio ai locali che ormai sono chiusi da quasi un anno e solo una piccola parte riguarda la fornitura di negozi alimentari e la vendita al dettaglio». I già precari equilibri legati all’autunno 2020 sono poi stati stravolti dalla prolungata chiusura degli impianti sciistici in inverno: «La “non partenza” della stagione dello sci ha penalizzato fortemente l’intero settore, in un periodo nel quale tradizionalmente abbiamo sempre avuto moltissimo lavoro – aggiungono da “Mondovì Bibite” –. L’avvio della stagione invernale ad inizio 2021 sembrava certa, così abbiamo riempito il magazzino di bibite, in modo da essere preparati a rifornire locali, bar e baite sulle piste poi, la sera prima dell’apertura, è arrivato lo stop del ministero della salute e il nostro magazzino è rimasto zeppo di materiale invenduto. Ora, con il passare del tempo e con il nuovo ingresso in zona rossa, abbiamo moltissime bibite in scadenza, che rischiano seriamente di andare buttate. Sulla stagione invernale abbiamo fatturato il 90% in meno, ma in realtà questa situazione di incertezza è andata avanti per tutto il 2020, visto che non si sapeva mai di settimana in settimana se i locali potessero essere aperti nei giorni successivi. È stato difficile anche gestire il lavoro dei nostri dipendenti, i quali ogni week-end non sapevano se la settimana successiva avrebbero lavorato o se invece fossero stati in cassa integrazione». Quali sono le possibili soluzioni da attuare per uscire dall’impasse? «Ci auguriamo che arrivino ristori ponderati – concludono –. Nessuno “ci vuole guadagnare”, anzi preferiremmo sicuramente lavorare normalmente come abbiamo sempre fatto, ma dobbiamo poter continuare a rimanere in piedi. Le tasse si pagano ugualmente, così come gli affitti. Finora il nostro settore non era neanche stato inserito tra quelli che potevano ricevere ristori, ora per fortuna sembra che ci sia una possibilità. Altro aiuto concreto potrebbe essere l’istituzione di un “credito di imposta”, per alleggerire il settore dal pagamento di qualche rata delle tasse, per ora però niente di tutto ciò è stato neanche ipotizzato».

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