Il tango, la musica dell’equilibrio. INTERVISTA con Gianpiero Gregorio

In occasione dei 100 anni dalla nascita di Piazzolla, abbiamo chiesto a Gianpiero Gregorio, musicista e tanguero, cosa sia questa danza e quale sia stato l'impatto di Piazzolla

Una pubblicità di anni fa associava i migliori rum ai peggiori bar di Caracas. Non sappiamo quanto l'affermazione risponda a verità, ma fu comunicazione estremamente efficace. Del tango si ricordano spesso aneddoti simili, ma le parole di Gianpiero Gregorio, attento conoscitore della materia, ci raccontano una musica che va ben al di là di questo stereotipo.

Qual è la tua esperienza nel tango, Gianpiero?

Ho studiato Conservatorio, poi ho cominciato a ballare il tango. Ho messo insieme queste due anime, ma non posso ritenermi un vero conoscitore del tango per due ragioni: non ho vissuto in Argentina, né tanto meno ne ho sofferto. Come dice lo scrittore Francesco Scarrone “un tanguero deve avere un cerotto sul cuore, una smorfia sul viso e una pallina sempre in tasca”. La sofferenza nel tango è un leit-motiv, non se ne può fare a meno; e quando non c'è sofferenza, c'è comunque, o per lo meno, una smorfia. L'elemento passionario di questo genere, da sostanza, ne è diventato un marchio.

E la pallina invece cosa c'entra?

Senza dimenticare giustamente la pallina: perché non stiamo a scimmiottare; la forma, lo stereotipo vanno bene, ma poi ci deve essere anche un elemento “ludico”.

Ludico, o intrattenimento?

No, proprio ludico. Perchè sia chi balla, sia chi suona si diverte, o per lo meno dovrebbe provare a farlo, a lasciarsi andare alle proprie emozioni. Anche il tango che i ballerini definisco “imballabile” è comunque concepito per essere un movimento, che di epoca in epoca si è evoluto. Passato dall'essere molto regolare, un ballo più folklorico, più radicato nella tradizione dalla ritmica afro-cubana e del candómbe, che poco alla volta si è andato sempre più assimilando e con le melodie e le armonie portate all'interno dell'Argentina dalle tradizioni musicali e culturali europee (Italia e Germania soprattutto). Da qui deriva anche il fatto che nelle milongas non si balli un solo genere, ma svariati; i principali restano tango, ritmo di milonga e il vals, ma ci sono anche la zamba e la chacarera, che sono danze folkloriche.

Cosa cambia invece con Piazzolla?

Facciamo un salto indietro: la prima fase è quella di De Caro, Fresedo, Firpo, Corsini,Gardel e altri, ognuno con il proprio gruppo musicale (che venivano chiamate “orquestas”): questi costituirono la “vecchia guardia”. Venne poi un'età dell'oro, definita la “guardia nueva”, in cui veniva data grande importanza alla musica: il ballo non passa in secondo piano, ma ci si concentrava meno sulla regolarità ritmica; si prende un po' più di respiro. I “grandi” di questo periodo diventano i Canaro, Troilo, D'Arienzo, Di Sarli e altri; sopra tutti Osvaldo Pugliese che sarà poi il trait d'union, tra la Guardia Nueva e Piazzolla (per altro bandoneonista di Pugliese stesso). La sua originalità è quella di non voler essere vincolato al mondo del tango; c'è l'idea (senza supponenza) di sentire che la musica dovesse affrancarsi rispetto al ballo, non essendone più vincolata. Se il tango era nato dalle anime afro-cubano e classico-europea, lui ha fatto altrettanto: è nato con un bandoneón in mano, ma avendo poi avuto una formazione classica importantissima, la fuse col proprio background, riproponendo il risultato nelle proprie composizioni. Nelle costruzioni armoniche dei brani di Piazzolla si trovano Bach e altri grandi del passato e se in una milonga già con Pugliese si storce il naso a ballare, con Piazzolla ancora di più, soprattutto perché è musica più “difficile”; spesso è musica per la testa e per il cuore, più che per la coppia! In ogni epoca e in ogni ambito ci sono i tradizionalisti e quelli che vogliono contaminare o lasciarsi contaminare, Piazzolla è appartenuto a questo secondo gruppo.

Com'è nato il recupero di questa tradizione negli ultimi 20/30 anni?

Non saprei dirti perchè. A me è successo perchè questa musica ed il suo ballo avevano qualcosa in più rispetto agli altri: interesse e fascino; non era solo un intrattenimento, ma qualcosa in più. Ci sono elementi che nel tango emergono del tutto inaspettati, e non sono solo la seduzione e la gelosia (altro grande tema), ma soprattutto l'equilibrio e l'ascolto. C'è un appetito e una fame di essere ascoltati; e nel tango questo ascolto, nasce innanzitutto dal punto di vista fisico: ogni ballerino ha il proprio equilibrio, il proprio asse, un filo a piombo che parte dal baricentro e scende a terra. Nella coppia però questi due assi diventano uno solo, e si diventa una sola cosa: un solo baricentro con 4 gambe, per cui c'è bisogno di ascoltare ed essere sensibili all'asse dell'altro, indipendentemente dai ruoli, anche se i ruoli hanno una loro importanza. Nel tango ci si deve calare ancora in un ruolo, ed in un ruolo ben definito, in cui l'uomo ha dei compiti, ed alla donna ne sono riservati altri. Ed anche oggi, nonostante le differenze rispetto a quando il tango è nato, ci si deve ancora calare in quegli stessi ruoli. I tempi così diversi rispetto a quando è nato il tango hanno portato gli interpreti a fare più fatica nell'entrare in questi due ruoli, e l'unico modo però con cui ancora oggi può funzionare, diventa attraverso l'ascolto e la disponibilità: mettersi in ascolto è ancora l'elemento principale. Nel tango dev'essere fondamentale l'equilibrio tra i due interpreti, e così come dovrebbe ritrovarsi lo stesso bilanciamento tra la musica e il ballo.

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