Agricoltura: marzo tra i più secchi degli ultimi 70 anni, ora timore per il gelo

Coldiretti: «Siamo di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici questa tendenza alla tropicalizzazione e al moltiplicarsi di eventi estremi»

Neve sui fiori nel Monregalese

SOS nei campi per il colpo di coda dell’inverno dopo le giornate di caldo anomalo e il mese di marzo fra più secchi degli ultimi 70 anni. Per ora, sottolinea Coldiretti, in “Granda” è andata meno peggio di quello che si temeva, anche se la maggior parte delle colture appena entrate in una delle fasi più sensibili dell’anno.

Mercoledì 7 aprile temperature sono scese fino a -3° con cospicue brinate e piccole nevicate sono state segnalate nel Monregalese. E anche la mattinata di giovedì è stata piuttosto rigida. È quanto hanno segnalato i tecnici dell’agenzia 4A di Coldiretti impegnati, in queste ore, nel monitoraggio della situazione a fianco degli agricoltori per consigliare possibili soluzioni per proteggersi dalle brinate. Le piante durante il riposo invernale sono in grado di sopportare temperature inferiori allo zero, anche di decine di gradi, ma diventano particolarmente sensibili, una volta risvegliate, in fase di fioritura o dopo aver emesso le nuove foglioline.

«Per una stima dei danni attendibile dobbiamo aspettare qualche giorno – precisa Roberto Moncalvo, delegato Confederale di Coldiretti Cuneo –. Con il caldo dei giorni scorsi le piante hanno anticipato la fioritura ed il freddo improvviso è dannoso, oltre che per le orticole e le piante da frutto, anche per il comparto apistico. L’abbassamento della colonnina di mercurio per lungo tempo sotto lo zero provoca danni gravissimi ma lo sbalzo termico ha inevitabilmente un impatto anche sull’aumento dei costi di riscaldamento delle produzioni in serra di ortaggi e di fiori, soprattutto se si considera che i prezzi del gasolio sono in continua crescita da novembre».

Il grano, invece, sta patendo maggiormente la siccità dopo un mese come marzo che è stato tra i quattro più secchi degli ultimi 70 anni.

«Siamo di fronte alle conseguenze dei cambiamenti climatici – chiosa Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – questa tendenza alla tropicalizzazione e al moltiplicarsi di eventi estremi ha fatto registrare in Italia negli ultimi dieci anni oltre 14 miliardi di euro, tra cali della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti».