Vaccinazioni in azienda, si parte: in “Granda” pronte oltre 130 imprese

Firmato l’accordo con il Governo: si partirà quando verranno messe a disposizioni le dosi. Adesioni su base volontaria dei lavoratori e suddivisione delle spese: lo Stato fornisce i vaccini, l’azienda si sobbarcherà i costi della somministrazione

Vaccinazioni in azienda, si parte

Vaccinazioni in azienda, si parte: in “Granda” pronte oltre 130 imprese. La lotta al Covid-19 si potrà combattere anche nelle aziende. L’intesa raggiunta tra Governo, imprese e sindacati sull’aggiornamento del Protocollo per la sicurezza ed il contrasto al Covid 19, ha di fatto dato il via libera alla vaccinazione dei lavoratori in azienda, con cui si potrà potenziare la campagna nazionale una volta che sarà entrata finalmente a regime, nello specifico nel momento in cui arriveranno nuove dosi. E le aziende cuneesi hanno risposto “presente”: sono infatti circa 130 le imprese che hanno accolto l’appello lanciato da Confindustria. Un canale, quello aziendale, parallelo alla rete ordinaria e non già una procedura alternativa: costituirà infatti, si legge nel protocollo, un’attività di sanità pubblica nell’ambito del Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-Covid-19 predisposto dal Commissario straordinario.

«Con l’accordo siglato alla presenza del ministro del Lavoro e del ministro della Salute, vengono definite le linee di indirizzo nazionali: un passo avanti importante che permetterà alle imprese di contribuire in modo concreto alla campagna di immunizzazione. All’appello lanciato dalla nostra territoriale, hanno risposto oltre 130 imprese che sono già pronte a allestire hub vaccinali, accollandosi i relativi costi logistici. Non appena vi sarà la disponibilità dei vaccini, potremo dare un forte impulso alla campagna di immunizzazione – commenta Mauro Gola, presidente di Confindustria Cuneo –. Nel rispetto delle procedure, le imprese potranno attuare piani vaccinali per i dipendenti. Inoltre, le aziende che non potessero assumere l’onere organizzativo della procedura vaccinale, potranno fare ricorso a convenzioni con strutture sanitarie private».

Vaccinazioni in azienda: adesione su base volontaria

Uno dei capisaldi del nuovo protocollo è l’adesione volontaria dei datori di lavoro e dei lavoratori all’eventuale campagna vaccinale in azienda. Tutte le imprese potranno candidarsi liberamente; non è previsto nessun requisito minimo di carattere dimensionale, così come la vaccinazione sarà offerta a tutti i lavoratori, “a prescindere dalla tipologia contrattuale”.

Il medico competente fornisce ai lavoratori adeguate informazioni sui vantaggi e sui rischi connessi alla vaccinazione e sulla specifica tipologia di vaccino, assicurando l'acquisizione del consenso informato del soggetto interessato, il triage preventivo sullo stato di salute, la tutela della riservatezza dei dati e la registrazione. La somministrazione del vaccino è affidata a operatori sanitari in grado di garantire il pieno rispetto delle prescrizioni sanitarie adottate e in possesso di adeguata formazione.

I vaccini arrivano dallo Stato, ma i costi della somministrazione spettano all’azienda

Se la vaccinazione verrà eseguita in orario di lavoro, prosegue il Protocollo, il tempo necessario “sarà equiparato a tutti gli effetti all’orario di lavoro”. Esclusa inoltre espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, “sono interamente a carico del datore di lavoro”. Restano, invece, ovviamente a carico dello Stato la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite. Il protocollo assicura la vaccinazione anche a quei lavoratori le cui aziende non sono tenute alla nomina del medico competente oppure non possano fare ricorso a strutture sanitarie private: possono infatti avvalersi comunque “delle strutture sanitarie dell’Inail” e, in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell’ente.

Protocollo anti-contagio

Governo, imprese e sindacati hanno, poi, firmato anche l’aggiornamento del Protocollo delle regole anti contagio, per il contrasto e il contenimento del Covid, cui devono uniformarsi datori di lavoro e lavoratori: il testo è stato adeguato ai cambiamenti intervenuti nel corso della pandemia. Sciolti anche gli ultimi nodi che sembravano aver riportato in discussione il documento. È stata reintrodotta la regola per cui “la mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza”. Risolti anche i capitoli relativi all’aggiornamento del documento di valutazione del rischio che non è più incluso nel testo, mentre è stata semplificata la parte relativa a mascherine, trasferte e al reingresso al lavoro dopo la positività. In particolare, si legge nel testo, “i lavoratori positivi oltre il 21 esimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario” mentre per le trasferte il datore di lavoro deve tenere in conto “il contesto associato alle diverse tipologie di trasferta/viaggio previste, anche in riferimento all’andamento epidemiologico delle sedi di destinazione”. Anche l’utilizzo del lavoro agile da parte dei datori di lavoro privati entra di diritto nell’aggiornamento del Protocollo che sollecita le imprese a garantire il massimo utilizzo di questa nuova forma di lavoro per quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, nonché per quelle non sospese.

Le riunioni

Non sono consentite le riunioni in presenza, a meno che non vi sia un motivo di necessità e urgenza; se è impossibile il collegamento a distanza, dovrà essere ridotta al minimo la partecipazione, garantiti il distanziamento interpersonale, l’uso della mascherina chirurgica (o dispositivi di protezione individuale di livello superiore) e un’adeguata areazione del locale.

 

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