C’è la pandemia, ma è record di interventi per il Soccorso Alpino

Più di 1.500 persone soccorse nel 2020 in Piemonte. Cause principali? Le cadute di chi pratica attività nel tempo libero

Foto di Luca Tondat - Soccorso Alpino e Speleologico Piemonte - CNSAS

L’anno è anomalo ma mai come nel 2020 il servizio piemontese del Corpo nazionale del Soccorso Alpino e Spelelogico ha ricevuto così tante chiamate in Centrale operativa, né effettuato così tanti interventi. Le misure di contenimento del contagio hanno di fatto proibito o fortemente limitato le escursioni però si registrano oltre duemila eventi gestiti (2.146), oltre mille missioni effettuate (1.399) e 1.512 persone soccorse.

In media sono 6 chiamate al giorno, tutto l’anno
Le chiamate d’emergenza provenienti dalle aree montane vengono trasferite dalla centrale del Nue 112 a quella del Soccorso Alpino operativa h24 a Grugliasco. Nell’anno appena passato ne sono arrivate quasi 6 al giorno (in media): nei mesi estivi questo vuol dire 10-15 interventi quotidiani fino al picco di 26 in un sabato di luglio. «L’incremento delle chiamate – spiegano dal Cnsas – rappresenta ormai un trend stabile e si può spiegare con un miglioramento delle infrastrutture telefoniche mobili che consentono di effettuare una chiamata di emergenza anche dalle aree più remote (grazie anche ad applicazioni come Georesq). Occorre però ricordare ai frequentatori della montagna che non bisogna mai fare esclusivamente affidamento al telefonino perché le porzioni di territorio ancora non coperte dalla rete sono ampie».

Le missioni di soccorso
Nel 2020, il 35% delle chiamate ricevute dalla Centrale Operativa sono state risolte senza avviare un’operazione vera e propria. Il restante 65% – 1.399, record storico (1.251 nel 2019) – ha richiesto invece l’attivazione di una missione di soccorso. Gli interventi vengono condotti in due modi: con il supporto dell’eliambulanza 118 oppure esclusivamente dalle squadre a terra. Nel 2020 l’elicottero è intervenuto nel 72% delle missioni segnando una diminuzione rispetto all’80% che si era registrato nel 2019. Le persone soccorse sono state 1.512 (1.420 nel 2019) di cui 656 (43%) recuperate esclusivamente dalle squadre a terra contro 856 (57%) recuperate con il supporto dell’eliambulanza 118. Quest’ultimo dato sottolinea l’importanza dei volontari a terra del soccorso alpino che hanno concretamente preso in carico quasi la metà degli infortunati. Rimane centrale il ruolo di presidio del territorio montano da parte delle 54 stazioni del SASP dislocate in tutte le principali valli alpine e appenniniche del Piemonte. Ricordiamo che la delegazione di Mondovì ha 101 operatori tecnici distribuiti nelle stazioni di Mondovì, Garessio e Valle Pesio.

77 decessi
Delle 1.512 persone soccorse nel 2020, 417 erano illese (28%), 1.018 ferite (67%) e 77 decedute (5%). I decessi erano stati 75 nel 2019 e 85 nel 2018. Le principali cause di infortunio in montagna sono le cadute (39%) seguite dai malori (16%), e riguardano gli uomini nel 71% dei casi e le donne nel 29%. Infine, il 92% delle persone soccorse praticava attività del tempo libero contro il 5% di residenti in montagna e il 3% di persone infortunatesi in terreno impervio per lavoro.

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Picchi assoluti negli interventi di soccorso si sono registrati nei mesi di gennaio e febbraio e, poi, maggio, luglio, agosto, settembre e ottobre. In conclusione, una nota positiva a proposito del numero di volontari. Tradizionalmente l’organico regionale si è caratterizzato per un basso tasso di avvicendamento, ma nel 2020 per la prima volta da molti anni, si è registrato un leggero aumento del numero di tecnici che garantiscono l’operatività del SASP, passando da 1.171 volontari rispetto ai 1.166 del 2019.

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