Gente de borgata: i volti della Roma cinematografica

Con la nascita di Cinecittà negli anni 30, il baricentro cinematografico nazionale si spostò da Torino alla capitale. Il cinema romano esplode però nel dopoguerra, quando gli studi si liberano dalle catene del regime e cominciano a raccontare le storie di un’Italia ferita, ma assetata di vita. Il neorealismo e il boom economico, la vetrina internazionale e le vicende della gente comune. La Roma patinata spedisce cartoline al mondo, che subito se ne innamora e giunge in massa a frequentare i suoi luoghi da sogno, mentre quella devastata e sofferente viene mostrata a giurie e Festival. C’è poi quella popolana e un po’ spaccona, che si fa strada al canto di “Fatece largo che passamo noi”. Quel Noi orgoglioso di mettere insieme sullo stesso piano, le maschere dei caratteristi e il mattatore di turno: l’istrionico ariete capace di calamitare su di sè tutte le attenzioni, divertendoci e commuovendoci. Ogni generazione ne ha sfornati una moltitudine, ma un posto d’onore lo si deve tenere da parte per Mastroianni, Sordi, Proietti e Nino Manfredi, quest’ultimo ricordato in questi giorni per il suo anniversario. Un cinema in viaggio per le borgate, dove incontrare la parlata amichevole di Ninetto Davoli, o la sonora strigliata di Sora Lella, mentre l’ironia del fratello Aldo Fabrizi ci ammonisce col sorriso. Sulle terrazze con proverbiale vista sul cupolone, si stendono i panni in quelle giornate particolari, mentre le tavole trasbordano di pastasciutta, sia se si voglia fare l’americano sia se si è Brutti Sporchi e Cattivi. Il cinema romanesco non conosce confini: di genere, i polizieschi di Tomas Milian lo dimostrano, e nemmeno territoriali. Mamma Roma infatti adotta sempre chi viene da altrove: dalla Napoli di Loren e De Sica fino al Friuli di Pasolini, raccogliendo qua e là Fellini, Gassman e Tognazzi, tutti avvolti nel tricolore Bianco Rosso e Verdone. E’ sterminata la lista di autori che hanno saputo dipingere scorci cinematografici di borgata, come anche le miriadi di volti divenuti familiari che la hanno animata, tutti espressione degli infiniti aggettivi di Roma.

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