Quanto Dante faceva discutere, anche da noi

A fine 800 il “Risveglio Cattolico”, antenato de L’Unione, parlava di Dante, polemizzando con la Società Dante Alighieri

Giustamente, in questi giorni si celebrano i 700 anni della morte di Dante con un piccolo sussulto di orgoglio patrio: e non sono mancate nemmeno alcune effimere polemiche contro chi, all’estero, punta a ridimensionare, sia pure cautamente, il Sommo, come il – discusso, anche in patria – saggista tedesco Arno Widmann, che lo vuole scalzare in favore di Shakespeare (in una contrapposizione piuttosto sterile, in verità) come vero fondamento del canone occidentale. Ma Dante faceva discutere anche in passato, anche a Mondovì.  Ci siamo chiesti infatti quando il nostro giornale abbia parlato per la prima volta di Dante: e la risposta ci spinge molto indietro, all’anno di fondazione. Il 2 ottobre 1898, infatti, il “Risveglio Cattolico”, antenato dell’Unione, parlava di Dante, polemizzando. Oggetto degli strali dell’anonimo giornalista era nientepopodimeno che la Società Dante Alighieri, rea di un comunicato stampa scritto in un italiano involuto e poco elegante, secondo l’articolista (con qualche fondamento, in verità). Probabilmente, la polemica non è scevra di qualche ragione politica: la Dante Alighieri era sorta a Torino nel 1889, su impulso di Giosué Carducci (che a Mondovì era stato e aveva poetato, e che era autore di un giovanile “Inno a Satana” del 1863 ancora molto amato da un certo massonismo anticlericale di allora).

Del resto, l’interesse per la Commedia ha altre attestazioni precedenti: nel 1859 e nel 1865 gli storici tipografi Rossi la stampano in città (la seconda partecipa all’Esposizione Dantesca a Firenze, dov’è giudicata capolavoro tipografico), nel 1873 si tiene una lettura in città di Sebastiano Canavesio (1808-1889), intellettuale cittadino di allora, in cui si spiega il primo canto “con l’Y di Pitagora”, poi stampata dal tipografo Bianco. L’esposizione si trova su Google Books, e dimostra una notevole erudizione e un certo aggiornamento sulle teorie della critica dantesca europea. La dedica al ministro dell’istruzione Coppino, “di Alba Pompeia”. Insomma, il nostro Marco Somà, oggi, è erede di una lunga tradizione di omaggi danteschi monregalesi. E chissà che nel loro remoto ‘400 ancora gotico non cogliessero qualche lacerto d’ispirazione dantesca anche i frescanti di inferni meravigliosi e terribili come quelli di San Fiorenzo...