Riscoprire Baudelaire al di là del suo mito

Anche i classici della letteratura possono essere “pop”: è un tipo di fortuna artistica che è difficile ed insidioso misurare. L’importanza culturale di un autore può essere misurata in tanti modi, con la mole di studi prodotti, con il parere di critici e intellettuali, con il rilievo assegnato dai programmi. In epoca social, per capire quanto un artista abbia avuto un impatto sull’immaginario collettivo, si può guardare quante citazioni vengono condivise, quanto, di riffa o di raffa, influenzi il lavoro degli artisti contemporanei e, attraverso questo, il pubblico. Da questo punto di vista l’impressione è che Baudelaire piaccia e conquisti ancora oggi in quanto bandiera, in quanto icona, ma che pochi lo conoscano e lo abbiano letto davvero. Baudelaire piace in quanto vessillo di trasgressione, rockstar ante litteram, uomo privo di ipocrisie alla ricerca della verità dell’arte. Di Baudelaire è rimasta viva più che mai la potente aura di modernità. Il suo lavoro e i suoi scritti hanno fatto fare un vero e proprio balzo in avanti di secoli all’arte letteraria, anticipando il decadentismo, la corrente della scapigliatura e i cosiddetti “Poeti maledetti” francesi. Oggi Baudelaire è, per la maggior parte delle persone, più un personaggio che uno scrittore e poeta, una figura totemica che riassume in sé lo stereotipo che sarà poi ampiamente frequentato nel Novecento, dall’artista bohemien agli uomini del beat fino alle vite di artisti come Jim Morrison o Jimi Hendrix. Il modo migliore per “togliere la polvere” dal busto baudelairiano eretto in questi ultimi due secoli è davvero riprendere in mano “Le Fleurs du mal”, la produzione giornalistica, i poemetti in prosa e riscoprire davvero l’opera di questo eccellente artista, confrontandosi finalmente a tu per tu con i testi, senza retorica.