Tutta la musica dentro un baule

Dalle città alla provincia, non si scorge più eco di note nell’aria ed il mondo dello spettacolo alza la voce

In un mondo in perenne cambiamento in cui si ha però la tragica sensazione di stare fermi, oramai da un anno e un po’ a questa parte, nello stesso punto, c’è un mondo che vive questa situazione in maniera ancora più assoluta, ed è quello della musica. La sensazione è a dir poco claustrofobica, e ben poco hanno potuto le pur apprezzabili idee di Amadeus di allargare la base di partecipanti al Festival di Sanremo o piccole chicche che si sono andate aggiungendo e ripetendo sul web oppure a cui la televisione ha dato voce nel corso dei mesi. Troppo poco. La musica è in un momento di sofferenza, ed il problema viene vissuto da chi più o da chi meno in tutto il panorama. Lo hanno testimoniato la coralità e l’alta rappresentanza con cui gli artisti si sono chiamati a raccolta ed hanno partecipato alla manifestazione dei “Bauli in Piazza” dello scorso 17 aprile. Dopo l’esperienza così di Milano, qualche sabato fa in Piazza del Popolo di Roma gli artisti si sono presentati ciascuno con il proprio baule: nel mettere in mostra il luogo fisico in cui spesso e volentieri viene contenuta la loro arte, tra un momento e l’altro in cui l’arte effettivamente va in scena, artisti e lavoratori dello spettacolo, uniti, hanno voluto far sentire la propria voce, per raccontare un mondo che rispetto ad altri, dopo aver atteso in silenzio il proprio turno, ancora non è riuscito a far sentire la propria voce.
Non è certo questo lo spazio in cui si possono approfondire certe scelte, né tanto meno lo si vuole fare, certo è, come si è più volte ribadito su queste colonne, che il mondo della musica non è fatto solo da quei pochi soggetti che vanno in classifica e che riescono ancora a vendere – là dove venga venduto un prodotto commerciale – dei dischi, ma da innumerevoli ed inimmaginabili realtà che tuttavia in modo più o meno continuativo di arte vivono e si sostentano e per i quali, ancora oggi, non sussistono sufficienti strumenti in grado di permettere, non solo ai singoli di potersi tenere, ma all’intero settore di restare in vita. Troppo spesso l’arte è un oggetto talmente impalpabile per cui, a stento, si può pensare che ci si riesca a vivere, ed in un Paese come l’Italia – anche per nostro difetto, perchè elemento che permea il sentire comune – la cultura non viene vista come una forma di sostentamento ma troppo spesso come vezzo, a cui animi inquieti o pieni di velleità, provano a dare una voce.
Senza andare tanto lontano basta riflettere su quello che offre oggi il panorama locale e su quanti oggi ancora riescano a far sentire la propria voce, al di fuori della piccola stanza di casa propria. É quasi paradossale pensare a come la nostra taciturna provincia in passato sia stato un luogo vivo e per lungo tempo capace di aggregare idee ed energie di grandissimo interesse su base nazionale. Oggi ci provano ancora i Magasin du Cafè di cui abbiamo raccontato online la bella iniziativa avvenuta il 22 aprile in occasione del Earth Day Event. Davide Arneodo, polistrumentista dei Marlene Kuntz, ha pubblicato nel corso delle ultime settimane alcuni estratti dal nuovo disco che sarà distribuito a partire da maggio: il nuovo lavoro a marchio Perdurabo, progetto solista con cui Arneodo nel corso degli anni ha lavorato con artisti di fama internazionale, si preannuncia un condensato di elettronica ricco di sfaccettature e molto coinvolgente. Ed infine gli Airportman hanno comunicato sui loro profili social un nuovo progetto che li vedrà affiancati a Francesco Pala: l’idea è quella di accompagnare in musica le immagini del fotografo fossanese.