Villanova, rincorse le galline nella proprietà del vicino: “Non è reato”

Protagonista un 63enne denunciato dal vicino per violazione di domicilio. Un video ha confermato lo sconfinamento, ma c’era una buona ragione…

(a.c.) «Sono entrato per un semplice motivo: un mattino ho trovato tutte le mie galline sotto il porticato del mio vicino. Ho provato a chiamare ma non c’era nessuno in casa». La ragione per sconfinare in una proprietà privata, L.M., classe 1958, l’ha illustrata davanti al giudice nel processo che lo vedeva imputato per violazione di domicilio. Indispensabile premettere che tra l’imputato, residente in una frazione di Villanova Mondovì, e l’autore della denuncia i rapporti sono pessimi a dir poco.

Solo nel gennaio scorso L.M. era stato condannato per aver inseguito con una mazza da fabbro il proprietario del fondo adiacente al suo, urlando ingiurie e minacce. Questa ulteriore querela presentata a suo carico riguardava altri fatti accaduti nella stessa estate del 2019. In aula ha riferito la parte offesa: «Non era la prima volta che L.M. violava la mia proprietà. In un’occasione una finestra e una porta nel mio ricovero auto erano state rotte. Negli stessi giorni avevo trovato dell’Attack nella toppa della porta».

L’imputato, dal canto suo, ha specificato di essere entrato quel giorno solo per riprendere una delle galline e di averle in seguito vendute tutte pur di non rischiare di avere ancora a che fare con il suo vicino. In sede di discussione il pubblico ministero Luigi Dentis ha riconosciuto che le immagini della telecamera esterna, visionate in aula, sembravano avvalorare questa versione. Tuttavia il rappresentante dell’accusa ha comunque chiesto una condanna a otto mesi a fronte dell’avvenuta violazione. L’avvocato Mario Vittorio Bruno, difensore del villanovese, ha ricordato che «secondo il codice civile gli animali mansuefatti, come le galline, possono essere inseguiti dal proprietario nel fondo altrui, fermo restando il risarcimento degli eventuali danni arrecati». Persuaso dalla versione prospettata dalla difesa, il giudice Lorenzo Labate ha assolto l’imputato perché il fatto non costituisce reato.