“Tayo”, il primo cortometraggio di Matteo Rolfi

Giovedì 13 maggio alle ore 18.30 la premiere su Youtube e Vimeo del lavoro del giovane, in Svizzera per lavoro

Giovedì 13 maggio alle ore 18.30 uscirà sulle piattaforme Youtube e Vimeo il primo cortometraggio del monregalese Matteo Rolfi, classe 1990, figlio e nipote d’arte, da anni emigrato in Svizzera per lavoro, dove ha iniziato anche a dedicarsi al mondo della fotografia, paesaggistica prima e pubblicitaria poi. “Tayo (the one who brings happiness)”, disponibile in tre lingue differenti (italiano, inglese e tedesco), racconta la vera storia di Manuel e del suo cane, con l’intento di sottolineare il profondo legame che unisce l’uomo agli animali e fare una riflessione sulle sofferenze e difficoltà della vita, rappresentate metaforicamente da una montagna. Riprese mozzafiato, di ambienti paesaggistici unici, che meritano di essere apprezzate con dispositivi audio e video di buona qualità. Abbiamo videochiamato l’autore per farci raccontare qualcosa in più su di lui e la sua opera.

Sono nato e cresciuto a Mondovì. Dopo la laurea ho deciso di cercare lavoro all’estero per crescere e fare nuove esperienze e alla fine sono rimasto qui. Ero e sono tutt’oggi impiegato nell’ufficio crediti di un’azienda che si occupa di trading. Nel frattempo ho iniziato a guardarmi intorno, a esplorare posti nuovi, sviluppando il desiderio di immortalare attraverso la fotografia tutto lo splendore che incontravano i miei occhi. Dapprima un semplice smartphone, una reflex e poi macchine sempre più sofisticate, fino a fare della fotografia un lavoro, una vera e propria professione. Oggi dedico a questa almeno due giorni a settimana, in particolare quella pubblicitaria, anche video, lavorando nell’ufficio crediti solo più part time.
Parlaci del film...
Si tratta di un cortometraggio di circa 14 minuti. Il protagonista è il mio ex coinquilino con cui ho condiviso l’appartamento nei miei primi anni in Svizzera, a Lugano. Una malattia ha stravolto completamente la sua vita, ma la passione per la natura e soprattutto l’incontro con il suo fedele compagno di vita, Tayo, un magnifico mini australian shepherd, lo hanno saputo risollevare da angosce e paure. Durante una settimana libera da impegni lavorativi ho deciso di condividere parte della sua vita e soprattutto delle sue passioni. Da tempo sognavo di realizzare un film ma ancora mancava una storia degna di essere raccontata: Manuel e Tayo hanno innescato la giusta ispirazione. Spero di essere riuscito a trasmettere le sensazioni che io stesso ho provato nell’ascoltare la loro storia, dalle difficoltà portate dalla malattia alla contrapposizione gioiosa dell’aver trovato una ragione di vita.
È stato difficile far recitare un cane?
Tayo è il motivo portante intorno al quale si fonda non solo la pellicola ma la rinascita stessa del mio amico Manuel. Ha saputo dargli motivazioni, una nuova energia. Un cane dolcissimo, obbediente ma attivo e agile che si è prestato al “gioco”, facilitato dal fatto di aver raccontato quello che lui e il suo padrone fanno ogni giorno nella vita quotidiana, comprese arrampicate sulle cime più alte delle montagne. In un mondo in cui le persone abbandonano i cani, sarebbe bello che le mie riprese aiutassero a sviluppare un maggiore rispetto per gli animali e in generale per la natura. L’importanza e il legame con “madre Terra” sono il filo conduttore del cortometraggio e vengono ben rappresentati dalla soave voce di donna che canta parte della colonna sonora.
A chi rivolgi il tuo grazie?
Ringrazio innanzitutto mio padre Claudio per aver realizzato sceneggiatura e testi. Sono sicuro, mio nonno sarebbe stato orgoglioso di me: lui è stato regista e realizzò pubblicità per grandi marchi quali Ferrero e Mira Lanza, girando Caroselli per la Rai. Grazie naturalmente a Manuel Schuerch per aver condiviso con me un aspetto così intimo della sua esistenza, e grazie a Tayo. Hanno inoltre dato il loro contributo gli amici Giordano Ferrari e Goran Vranes.
Progetti per il futuro?
Vedo questo come il primo di una lunga serie di passi. Amo le sfide e voglio realmente capire dove possono portarmi le mie capacità, uscendo costantemente fuori dalla “comfort zone”. Seguendo le orme del mio “mentore” Chris Burkard mi piacerebbe avere altre occasioni e continuare a cimentarmi in questo ambito. La speranza è quella di riuscire a proporre delle riprese del Monregalese magari collaborando con aziende locali.
• È possibile seguire i lavori di Matteo Rolfi sui siti www.mrfotostudio.art, www.matteorolfi.com e sulle pagine Instagram @mrolfiphotography e @mrfotostudio.art.