Marco Paolini e il suo vademecum contro la crisi

Esperienze personali e storie vere compongono il teatro “Tra Parentesi”: il denominatore comune è saper affrontare il cambiamento, anche quando sembra non lasciare via d’uscita

flesso sinistro delle fiamme al cinema di Piazza Statuto, a suo modo un incipit spiazzante, dedicato a una delle grandi tragedie che colpirono l’Italia negli anni Ottanta. Il collegamento è diretto con quanto avvenne immediatamente dopo: un giro di vite sulle regole legate alla sicurezza, che mise in difficoltà tante piccole sale e realtà, ma non può non evocare nella mente degli spettatori quanto avvenuto pochi mesi fa al Mottarone. In entrambi i casi c’è la responsabilità di un gestore che sottovaluta il rischio, che non sa come affrontare quanto accade e prende una scelta sbagliata. Tutto questo “Teatro tra parentesi” viaggia sui binari della suggestione, di analogie appena suggerite, di legami tra passato e presente, è un congegno teatrale semplice, ma fatto apposta per innescare cortocircuiti e riflessioni. Marco Paolini, accompagnato sul palco da due straordinari musicisti, la cantante Saba Anglana e il chitarrista Lorenzo Momblano, attraversa le linee del tempo sotto il fuoco amico dei ricordi, per condurre gli spettatori in un itinerario di storie, autobiografiche e non. Da quando, giovane attore di ricerca a capo di una squattrinata Associazione culturale, si imbarcò nell’impresa di organizzare una Lectura Dantis di Carmelo Bene a Treviso, fallendo miseramente e caricandosi di debiti, all’esperienza di volontario tra le macerie del terremoto del Friuli nel 1976. Tra i calcinacci del paese devastato di Gemona appare la figura di una donna «grande come un soldo di cacio», ma in grado di dare loro quel poco che è rimasto, condividere le poche cose perché «dopo un terremoto non esistono stranieri». Ancora: il coraggio dell’analista Petrof, che con spirito critico riconobbe un falso allarme nell’infallibile sistema di sicurezza dell’Unione Sovietica, evitando un’escalation nucleare o gli anarchici UnterGunther, che in un anno, completarono il restauro dell’orologio del Pantheon di Parigi, in modo completamente clandestino. Una storia talmente assurda da sembrare inventata. Infine, Paolini spiega la naturale diffidenza umana verso i possibili pericoli, con il funzionamento dell’Amigdala e della corteccia prefrontale, discorso concluso con il brano “Sogno in due tempi” di Giorgio Gaber. È un itinerario esilarante a tratti, che si muove su di un unico filo conduttore: il momento critico, la difficoltà. La capacità di affrontare il pericolo, la vita che cambia e sembra schiacciarti, il mondo che cambia e la consapevolezza che nulla sarà più come prima. A dispetto delle apparenze, è una serata di grande teatro civile: in un momento delicato, il teatro, pur “Tra parentesi” può offrire alla gente, smarrita, uno spunto per ricominciare; indicare la strada per ripartire, insieme, senza cedere ai nostri più bassi istinti.