Genova per noi, vent’anni dopo – La memoria del fumetto

Il G8 di Genova nel 2001 costituisce indubbiamente uno spartiacque storico in Italia, in parallelo all’11 settembre di quello stesso anno che avrebbe avuto una rilevanza geopolitica mondiale. Sotto il profilo di storia culturale, potremmo dire che è uno dei tre grandi aggregatori generazionali: la Resistenza (1943-1945, ma anche la fase precedente, sotto il regime) come mito fondativo, il ’68 e gli anni ’70 per la generazione successiva, e il movimento No Global dei ’90 e Genova per quella dopo ancora (e in questi anni, forse, nascerà una nuova identità ancora legata ai movimenti ecologisti). Se la Resistenza ha il grande cinema e letteratura, il ’68 ha la musica, la repressione del movimento No Global è stata particolarmente ricordata dal fumetto: innanzitutto perché il fumetto è congeniale al memoir per il suo essere crasi di immagini e testi a cui il lettore deve dare un senso con il suo intervento, come sosteneva Art Spiegelman, l’autore di “Maus” (1986), l’opera vincitrice del Pulitzer, che col suo racconto della Shoah tramite le parole del padre ha cambiato la storia del medium. Ma anche perché, come ricordava Claudio Callia su “Quasi”, nei media mainstream il ricordo di quell’evento è ancora oggi poco frequentato (e anche negli altri media non si è forse trovata un’opera identitaria così forte). Appare per questo significativo che il principale autore di fumetti italiano odierno (almeno per vendite in libreria), Michele Rech, classe 1983, in arte “Zerocalcare”, parta con la sua attività fumettistica proprio dal racconto di Genova, cui l’autore aveva partecipato. Nel 2004, appena ventenne, il suo esordio è con “La nostra storia alla sbarra”, in cui rievoca le vicende del G8 con appassionato tono militante (questa, come altre storie, sono facilmente reperibili in tutto o in parte online, con una minima ricerca). Segue, nel 2006, “Non è finita”, in cui notiamo l’evoluzione personale del segno dell’autore, che si avvicina a quello odierno, anche nel suo espediente più noto, quello di usare le figurazioni zoomorfe tipiche del fumetto con valore allegorico (un espediente che qui usa gli animali antropomorfi classici, secondo la lezione di Maus). Nel 2010 intanto l’autore crea il blog che lo renderà celebre, in cui adotta in pieno i temi della cultura pop che lo faranno divenire un’icona generazionale, pur senza rinunciare ai temi della sua radicalità politica (mix che inevitabilmente spesso esplode nel pubblico generalista di Zero autore popolarissimo e radicale). Nel 2011 ne nasce il primo graphic novel, “La profezia dell’Armadillo” (che sarà anche un film poco fortunato nel 2013 e una serie di animazione tv per Netflix in arrivo), ma anche la storia “A.F.A.B.”, in cui Zerocalcare racconta la “sua” Genova per il decennale. Nel 2012, la vittoria al Gran Guinigi, al Micheluzzi, al Macchianera Award e altri premi importanti del fumetto italiano, cui segue addirittura la candidatura allo Strega (2015) e quindi una nuova opera di impegno, “Kobane Calling” (2016), sulla questione curda che l’autore si reca a vedere in prima persona. Zerocalcare comunque continuerà caparbiamente a cercare di coniugare radicalità e popolarità, anche nella nuova tribuna che gli è stata concessa come nuovo “intellettuale del fumetto italiano” secondo la definizione di Damilano sull’Espresso (dove l’autore è di casa, come su Repubblica e Propaganda Live). Anche sui temi del G8, di cui in questi giorni è in uscita “Nessun rimorso”, antologia fumettistica dove la presenza di Zero è elemento qualificante, assieme ad altri nomi rilevanti del fumetto italiano. Coscienza critica della sinistra italiana, Zero fonda la sua storia sul G8 e su quella costruzione di identità, importante per ampia parte di quel mondo, non solo quello più radicale.

Genova per noi, 20 anni dopo – INTERVISTA

Genova per noi, vent’anni dopo – Il sangue della Diaz

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