TOdays 2021 – Spettacolo “Laszlo” e lo stridore del post punk

Il cantautore "di casa" chiude la prima serata del festival e si commiata dal proprio pubblico con un concerto che incanta anche gli ascoltatori più scettici

La vita dell'edizione 2021 del ToDays comincia raccontandoci passato, presente e futuro, ma uno curioso sicuramente verso il passato.

Come si dice nella moda, nel momento in cui non riusciamo a trovare nulla di nuovo e straordinario da dire, proviamo a reinterpretare il passato: non scopriamo certo l'acqua calda, ma è una abitudine che capita oramai da un po', e che sta portando i suoi frutti: tiene ancorati alle proprie tradizioni ed alle esperienze vissute in prima persona i nostalgici, porta nelle giovani leve la curiosità di guardare alla tradizione.

Nella giornata di apertura del Festival sul palco mainstream il presente e futuro è proposto in apertura dall'islandese Asgeir, con sonorità ben più fresche rispetto a quanto ascoltato in disco, anche per la distrazione di chi scrive forse, impegnato tra green pass da presentare, accrediti da ritirare, a trovare gli spazi giusti dove ascoltare ed entrare in pieno mood festivaliero.

Premio: Jònsi è un'altra cosa, ma non ne sono così sicuro

Ai Dry Cleaning, in una delle esclusive (su territorio italiano) che propone il ToDays, il compito invece di raccontare le evoluzioni di un genere come il Post Punk che negli ultimi anni ha ritrovato nuova linfa vitale, forza, e soprattutto interpreti nuovi. Il loro live è un tuffo in sonorità claustrofobiche e acide, ricche di base ritmica, digrignare e stridore di denti, e di chitarre lisergiche sulle quali si appoggia la voce della cantante Florence Shaw, calda e profondamente distonante: vaghi echi di Kim Gordon e Sonic Youth, ma anche tanto altro.

Premio: Kim Gordon de noantri 2021 a Florence Shaw

L’attenzione nella prima sera era tutta però per l’headliner e idolo al maschile (se Levante può esserne considerata il contraltare femminile) di una nuova ondata artistica torinese degli ultimi anni: Andrea Laszlo De Simone è un artista capace di riportare alla attenzione del pubblico un genere pop ricco di artifici e tanto gusto. Come si diceva in apertura è un attimo che le operazioni di modernariato puzzino di vecchio: quella di Laszlo invece convince il pubblico, funziona e affascina. Nel suo live è come se accendessimo un enorme schermo e guardassimo alla TV quelle trasmissioni della RAI tra la seconda metà degli anni '60 e gli anni '70: echi di un piccolo mondo antico dal conosciuto Morricone ad uno straordinario musicista come Piero Umiliani, da Mina a Battisti, in una rievocazione quasi teatrale di quella che i francesi chiamano l’età dell’oro della musica italiana (e sarà un caso che Laszlo sia molto apprezzato Oltralpe). Un unico tappeto in cui la ricchezza sonora rasenta il limite dell’eccesso, ma che offre un intrattenimento pieno di gusto, ricercato e raffinato, in cui a fatica si distingue cosa è nuovo e cosa invece richiama, ma che, proprio per questo, affascina e tiene lo spettatore incollato: in live poi si perde almeno in parte la dimensione cantautorale propria di De Simone a vantaggio di una dimensione sonora assai più ampia, per certi versi sinfonica e cinematografica, una opera pop come erano certi musical tipici proprio degli anni ‘70. Il modo migliore insomma per regalare un commiato degno di nota dal proprio pubblico (il cantautore infatti ha dichiarato che si prenderà una pausa dalle scene al termine del live tour estivo che si concluderà, oltre a Torino, con le date di Milano e Bari, dopo i tre lunghi anni che lo hanno visto impegnato dalla promozione di UomoDonna in poi).

Premio: Piero Umiliani che fa la cover di Morricone