Il 2021-2022 per la Chiesa monregalese: anno della famiglia, il cammino sinodale, la visita pastorale

L’itinerario tracciato dal vescovo per la ripresa nelle comunità su tre frontiere di impegno comune. Nella serata di domenica in Santuario il mandato a catechisti ed animatori

All’interno della preghiera dei Vespri, la sera di domenica 19 settembre, in Basilica, al Santuario, quel momento prezioso in una giornata importante di avvio dell’anno pastorale 2021-2022, con i giovani e i giovanissimi impegnati per tutto il pomeriggio nell’incontro “Animati per animare” sotto la guida di don Gianluca Zurra, teologo albese, assistente nazionale dei giovani di Azione Cattolica, e prima del coinvolgente concerto del “Gen Verde” nel segno della speranza, al gremito chiostro di Casa “Regina”, il vescovo mons. Egidio Miragoli ha proposto i passi da compiere in questo tempo di ripartenza come Chiesa monregalese. Rinnovato il mandato a catechisti ed animatori.

1. I SEGNI DELLA RIPRESA
«Il primo sentimento che mi piace sottolineare è la gioia di ritrovarsi e di ricominciare ancora una volta – ha esordito il vescovo –. Per me è la quarta volta con voi. Oggi, ritroviamo la bellezza dello stare insieme tra le diverse componenti del popolo di Dio (laici, diaconi, consacrati, presbiteri, vescovo; e poi catechisti e animatori, ministri straordinari della comunione, membri dei Consigli parrocchiali e diocesani) e tra persone di diverse età. Tutti insieme a pregare, perché il punto di partenza per il credente non può che essere la preghiera, la ricerca di Dio, il colloquio con Dio, unica risorsa, secondo la nota immagine del Salmo, capace di evitare che “i costruttori fatichino invano e invano vegli il custode” (Salmo 126). Ricordiamolo questa sera e ricordiamolo sempre: tutte le “case” che costruiamo insieme devono nascere sulle fondamenta della preghiera e in essa trovare il loro progetto. Sono davvero tanti i segni della ripresa, nella società e nella Chiesa. I nostri ragazzi e i nostri giovani hanno ricominciato finalmente la scuola e ricominceranno l’università in presenza, del che siamo contenti, nella certezza che anche questo tipo di attività non possa che trarre giovamento dalla ritrovata normalità, dal ritrovato ordine. Vado con la mente, poi, alle tante iniziative di questa estate. E le voglio ricordare perché ognuna di esse dice qualcosa di positivo, di incoraggiante. Quanto alla pastorale giovanile, la ripresa dei campi scuola (meno frequentati che in passato, ma proprio per questo vissuti più intensamente da chi vi ha aderito). Grazie di cuore a chi ha avuto il coraggio di proporli e a chi ha partecipato. Quanto alla liturgia, penso in particolare alle tante celebrazioni nelle cappelle che hanno visto un'ampia partecipazione. Sono appuntamenti importanti e da valorizzare, facendone momenti di evangelizzazione che la gente senta, che ridiano vita a luoghi di culto e a borgate. Anche qui, come a scuola, l’elemento umano torna a brillare nel recupero della dimensione comunitaria. Il che vale pure per le numerose celebrazioni della Cresima, che hanno riattivato la catechesi di preparazione. Anche la carità, attraverso la Caritas diocesana e le Caritas parrocchiali non ha mai smesso il suo servizio, discreto, ma provvidenziale. Infine, non posso dimenticare la novena della Madonna in questo Santuario, molto partecipata, con la processione e la celebrazione dell'8 settembre, nonché il pellegrinaggio regionale delle famiglie dell’11 e l'ordinazione di padre Andrea, dell'Oratorio di San Filippo, il 12 settembre, evento che ci ha ricordato il tema della chiamata e della risposta alla vocazione: sarebbe bello che, nel mondo che si ritrova e prova a ripartire, anche l’aspetto vocazionale (vocazione al matrimonio, al sacerdozio, alla vita consacrata) recuperasse nitidezza e attraversasse una nuova primavera. Preghiamo anche per questo».
«I segni di ripresa, incoraggianti, dunque non mancano. Resta però ancora molto da fare, soprattutto nell'ottica di una rinnovata evangelizzazione che tenda a purificare e rendere più autentica la fede, per contrastare il crescente clima di scristianizzazione, che appare evidente nell’indifferenza degli adulti e nell’ignoranza religiosa delle nuove generazioni, che non conoscono più non solo le verità della fede, ma neppure il lessico minimale per capire i riferimenti più semplici – ha proseguito il vescovo –. Quanto ai primi, basti considerare che in questi giorni si parla già del grande successo per la raccolta firme circa proposte di leggi per l'eutanasia e la legalizzazione della cannabis. Ebbene, è facile immaginare che parecchi che si dicono "credenti" abbiano aderito, senza porsi troppi interrogativi, a dimostrazione di quanto siano confusi i confini della morale cristiana in molti cuori e quanto miopi siano gli sguardi nel valutarne le conseguenze. Quanto all'ignoranza religiosa delle nuove generazioni, mi limito a un aneddoto: in una classe di prima liceo, nessuno sapeva che cosa fosse un’omelia, circa metà sapeva che cosa sia una “predica” e uno di quelli che non lo sapevano credeva però che nel Vangelo si racconti la storia della Chiesa. Tutto ciò, naturalmente, evidenzia luci e ombre del nostro vissuto, e al contempo ci richiama a un lavoro serio di annuncio: non c'è tempo da perdere rincorrendo problemi inutili, e soprattutto c'è bisogno di concordia per lavorare insieme. Il rischio è davvero una desertificazione religiosa, la perdita di un’identità e di intere generazioni, la fine del cristianesimo o la sua sopravvivenza in moderne catacombe».
Quindi il vescovo si è soffermato sulle tre “linee di priorità per il nuovo anno”, ed in particolare l’attenzione alla famiglia (perché è anche “l’Anno Amoris Laetitia”, mettendosi nell’attitudine di “dare una mano all’amore” all’interno della famiglia stessa). Quindi il tema della sinodalità, in avvicinamento al Sinodo dei vescovi nel 2023, con il coinvolgimento delle comunità in un “dinamismo di ascolto reciproco” a tutti i livelli del popolo di Dio, “per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. Ed infine la prospettiva della visita pastorale che la pandemia ha frenato e fatto rinviare: “Ora vi sono le condizioni per cominciare a pensare seriamente a una programmazione. Anzi: alle finalità classiche della visita pastorale, il tema della ‘sinodalità dal basso’ indicato da Papa Francesco aggiunge un’ulteriore opportunità”.
Il testo integrale delle indicazioni del vescovo sull’edizione cartacea de “L’Unione Monregalese” in uscita mercoledì 22 settembre.