In tanti al Sacrario di Bastia, 70 anni dopo l’inaugurazione di De Gasperi

Giornata di storia e memorie, sui sentieri della Resistenza, tra le colline di Langa. I volontari hanno presentato una nuova lapide, nel ricordo dei sette partigiani sepolti sotto il sagrato della chiesa

Sabato 9 ottobre, a 70 anni di distanza dall’inaugurazione da parte dell’allora presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, in molti, oltre un centinaio tra i quali molti sindaci dei paesi vicini, sono tornati sulla collina più alta di Bastia, sul sagrato del Sacrario partigiano di San Bernardo. La mattinata, organizzata dall’Associazione culturale San Fiorenzo con il contributo di Gruppo Alpini e Pro loco, si è aperta con il ritrovo sulla piazza del paese, davanti al municipio. Da qui è partita la camminata, alla quale hanno partecipato i rappresentanti dell’Amministrazione comunale e delle Associazioni locali, numerosi cittadini, tanti bambini e ragazzi, le insegnanti delle scuole del paese e anche alcuni ospiti e operatori della Raf “L’Aquilone”. I camminatori si sono così lasciati alle spalle il paese, inerpicandosi tra le colline di Langa e facendo una sosta in località Montechiaro, dove l’ex sindaco alpino Francesco Rocca è intervenuto con il racconto di alcuni episodi legati alla Resistenza durante la seconda guerra mondiale, avvenuti proprio in quei luoghi, su quei sentieri sterrate. In tarda mattinata il gruppo ha raggiunto appunto il Sacrario, dove è stata inaugurata la nuovissima lapide appena realizzata, dedicata ai sette partigiani sepolti nella cripta che si trova proprio sotto il sagrato.

Nella cripta riposano sette giovani, trucidati in guerra
Moltissimi, quasi tutti, i Caduti ricordati dai nomi incisi sulle lapidi al Sacrario hanno sepoltura altrove, davanti alla chiesa riposano i corpi di sette resistenti, in rappresentanza di tutti i loro compagni. Si tratta di Luigi Saltetti e Angelo Scaglione, uccisi barbaramente il 14 gennaio 1944 al Pellone di Miroglio con altri dieci “ribelli” del gruppo di Folco Lulli; Vincenzo Ardù, Maggiore di Fanteria, sardo, classe 1883, ferito in val Casotto e morto il 17 luglio ‘44 in una casa di Mondovì Piazza dove aveva trovato rifugio e cure. Mario Ardù, tenente di Trieste, classe 1922, caduto coi compagni Gennari e Rizzo durante un’operazione a Osiglia il 15 marzo ‘44; Bartolomeo Orsi, di Villanova, classe 1925, caduto alla Stalla Rossa di Fontane in Val Corsaglia insieme a Giorgio Bonino il 18 marzo ‘44, durante un rastrellamento. Pasquale Ricciardi, 34 anni, di Benevento, classe 1909, e Giacobbe Rosas, di Nuoro, 26 anni: sbandati e rifugiati presso la cascina Balèt in frazione Cristo a Mondovì, sorpresi e uccisi da militi fascisti il 27 aprile 1944; Giovanni Colombo di Chioggia, 1920, fucilato ai Gosi di Frabosa insieme a Giorgio Basso e Attilio Ciocca dai repubblichini dl tenente nero Alberto Farina a metà aprile ‘45, quando ormai le sorti dei nazifascisti erano segnate.

“Il cammino nella Resistenza”: libro di Paolo Calvino
A seguire, l’autore Paolo Calvino ha presentato il suo libro “Il cammino nella Resistenza”. Trenta tappe, trenta giornate di cammino attraverso i luoghi che hanno segnato la storia della ribellione al nazifascismo nel Cuneese. Una guida, tra itinerari di pianura, collinari e di montagna, che è un’immersione totale nei luoghi della Resistenza della nostra Provincia, partendo dalla Valle Varaita e passando alla Valle Maria, alla Valle Grana, alla Valle Stura, fino a giungere qui, tra le Langhe di Fenoglio. Dopo pranzo, alcuni partecipanti hanno approfittato dell’occasione per visitare gratuitamente la chiesa di San Fiorenzo e il suo bellissimo ciclo pittorico del Quattrocento, grazie alle spiegazioni dei volontari dell’Associazione culturale.

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