OBBLIGO DI GREEN PASS AL LAVORO – Le aziende sono pronte a fare i controlli?

Venerdì scatta il semaforo. E 23 milioni di lavoratori in Italia, pubblici o privati che siano, dovranno esibire il green pass per poter guadagnarsi da vivere. Una misura che, come si sa, sta suscitando polemiche in tutta Italia.

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La norma, genericamente, stabilisce che chi è sprovvisto di green pass sia considerato assente ingiustificato con sospensione dello stipendio (ma non del posto di lavoro). Il controllo spetta al datore di lavoro, le sanzioni invece scattano sia per i lavoratori senza pass che per i titolari. E anche se la privacy è formalmente tutelata (perché chi esibisce il green pass non è tenuto a dire se ha un certificato da vaccinazione, tampone o guarigione), è ovvio che la questione ha suscitato, sta suscitando e susciterà un vespaio. Come viene recepita la questione a Mondovì e nel Monregalese? Lo abbiamo chiesto ai rappresentanti di tre categorie, ovvero Ascom-Confcommercio, Confartigianato e Confindustria.

COSA NE PENSANO LE AZIENDE
Per quanto riguarda esercenti e commercianti, Confcommercio teme che il problema più grosso non riguardi tanto i titolari quanto i dipendenti: «Si potranno verificare situazioni problematiche – ammette Carlo Comino, presidente Ascom –, per esempio nelle piccole attività laddove rinunciare anche a un solo dipendente per un giorno può mandare in crisi il negozio o l’esercizio. Francamente mi auguro che queste situazioni siano il meno possibile, perché a farne le spese sarebbero i titolari». Qual è il “sentore”? «Diciamo che… chi voleva capire, ha capito. Lo “zoccolo duro” di chi non vuole stare alle regole, purtroppo, c’è sempre. Non fatico a credere che ci saranno sorprese».

Davide Sciandra, responsabile Confartigianato di zona di Mondovì, la vede molto semplice: «La regola è chiara: chi decide di violarla sta violando una legge. Le aziende rispetteranno la privacy, perché non sono tenute a chiedere se il pass è per vaccinazione, tampone o guarigione. E non si dica che controllare i green pass è difficile: oggi tutti siamo abituati a usare app di qualsiasi tipo, è solo questione di organizzazione. Qualsiasi azienda lo può fare, abbiamo inviato a tutti gli associati un riassunto delle norme e dei controlli da fare. Ci potrà essere qualche difficoltà per le aziende più grandi, dopo il responsabile della sicurezza dovrà individuare dei delegati per i controlli». Qual è la categoria in cui si potrebbero avere più difficoltà? «Forse quella degli autotrasportatori».

Confindustria Cuneo ha addirittura organizzato una due-giorni di confronto e formazione sul tema: «Le aziende sono tutte “allineate” – conferma Andrea Corniolo –, Confindustria è stata tra le prime a ribadire che l’obbligo di certificazione era un passo necessario. Le aziende si sono adeguate da tempo, e chi non lo ha ancora fatto sta adempiendo in questi ultimi giorni: tutti saranno pronti e in regola coi controlli entro il 15 ottobre». Come verranno effettuati i controlli? «Ogni azienda dovrà “regolarsi” da sé, perché il controllo deve adeguarsi alle singole realtà: non avrebbe avuto senso stilare un protocollo unico per tutti, dal momento che le differenze sono troppe. Perplessità? Non ne abbiamo».
Le difficoltà non mancheranno. Pensiamo, per esempio, ai cantieri edili in cui lavorano imprese diverse, alle industrie in cui vengono impiegati lavoratori interinali o agli appalti di servizi negli spazi pubblici: a chi compete il controllo? Ogni quanto? Le incognite sono molte. E in tanti, dopo le proteste di piazza, hanno ipotizzato scenari da caos lavorativo.