Sulle colline di Bastia nasce il primo vino passito di Dolcetto

Intuizione della giovane produttrice Irene Sciolla, che ha lasciato i grappoli ad appassire nei filari fino ad oggi per poi proseguire il processo in cantina. «Una sfida difficile, le incognite sono tantissime, ma vogliamo provarci»

La raccolta dei grappoli ormai "appassiti", nello storico vigneto "Venturin"

In un mondo complesso e in continuo cambiamento, come quello del vino della nostra Langa, in cui la diversificazione delle produzioni sta ormai assumendo un ruolo sempre più cruciale, anche sui mercati internazionali, sulle colline di Bastia nasce un progetto tutto nuovo e davvero “futuristico”. Ai piedi del Sacrario di San Bernardo, immersa in un paesaggio spettacolare, tra vigneti, noccioleti, pascoli e boschetti, l’azienda agricola “Bricco del Cucù” guarda al futuro e alle nuove generazioni. La gestione è passata da qualche anno nelle mani della giovane Irene Sciolla, figlia di Dario, che a soli 28 anni sta già dimostrando di avere “numeri” e capacità davvero di alto livello. L’ultima intuizione di Irene sta prendendo forma proprio in questi giorni e porterà alla produzione in bottiglia di un vino quasi esclusivo, nel senso che finora è praticamente introvabile in zona, escluse forse rarissime eccezioni: il passito da uve Dolcetto. «Conclusa la vendemmia “classica”, abbiamo lasciato alcuni grappoli di Dolcetto ad appassire in vigna, raccogliendoli solo qualche giorno fa e continuando poi con l’appassimento “in cantina”, in un locale apposito dove abbiamo creato una corrente d’aria per scongiurare il rischio che si creino muffe – spiega Irene –. Vogliamo provare a creare un vino nuovo, il passito di Dolcetto. Sarà una sfida particolarmente difficile, con diverse insidie, ma siamo determinati ad arrivare fino in fondo».

Irene Sciolla

Il processo di vinificazione inizierà a breve e le incognite, visto che per ora si tratta davvero di un “unicum” in zona, sono molte: «Le uve vengono vinificate come un rosso classico, con fermentazione sulle bucce – aggiunge Irene –. Proprio la parte della fermentazione sarà particolarmente delicata, perché durerà circa 40 giorni e bisognerà cercare di mantenere sempre la giusta temperatura costante». Anche il tempo di affinamento si scoprirà soltanto strada facendo: «Via via dovremo capire tante cose – prosegue –. Ci aspettiamo circa un 30% di resa, quindi la prima produzione sarà davvero di nicchia, intorno ai 200, massimo 300 litri. Esiste un disciplinare per il “Piemonte rosso passito”, una Doc che però definisce solo disposizioni “generali”, mentre il resto viene lasciato appunto alla nostra sperimentazione in cantina. Assaggiandolo dovremo capire, passo dopo passo, come proseguire e quando sarà pronto. Sicuramente sarà un vino inizialmente tannico, molto alcolico e con elevata zuccherina, quindi saranno necessari almeno due anni in bottiglia, prima della vendita. Alcuni grandi passiti, tipo Pantelleria, prevedono poi un affinamento molto più lungo, che parte dai 4 o 5 anni e arriva fino quasi ai 10 anni, vedremo». Se tutto andrà secondo i piani potremmo dire che sarà possibile assaggiare il primo bicchiere, da accompagnare con un fine pasto, a partire almeno dal 2024. Se invece qualcosa dovesse andare storto: «Vorrà dire che uscirà un Dolcetto particolarmente alcolico!» chiude Irene, con un sorriso.

Si raccolgono i frutti della storica vigna “Venturin”, alla Cà Bianca
Il primo passito di Dolcetto di Bastia nasce dai grappoli raccolti nella vigna “Venturin”, in località Cà Bianca. Un vigneto storico, a fianco della strada che risale verso il Sacrario, che in questi giorni autunnali regala ai passanti un’esplosione di colori