Zerocalcare. Vivere lungo i bordi

La serie tv di Zerocalcare parla con umorismo agrodolce delle periferie e della marginalità delle nuove generazioni

“Strappare lungo i bordi”, la serie animata di Netflix tratta dai fumetti di Zerocalcare, si sta rivelando un grande successo, anche a fronte di un notevole battage pubblicitario senza molti precedenti in ambito fumettistico (pubblicità sulla TV generalista, pervasivi cartelli sulla metro e in stazione, etc.). Al lancio, la serie è quindi stata prima in Italia nella programmazione di Netflix, e sta iniziando a ottenere anche buoni riscontri esteri. Ovviamente il mondo del fumetto e dell’animazione italiana guarda con grande aspettativa a quest’opera, che potrebbe rivelarsi importante per il settore: il passaggio all’animazione è un tassello fondante per il successo, anche internazionale. Basti guardare, in Italia, alla “invasione dei manga” dei ’90, preceduta dall’invasione televisiva degli “anime” negli ’80: oppure, in ambito video, al successo del marchio “sudcoreano” dopo la vittoria di Parasite e poi il successo di Squid Game, che oggi porta al lancio di “Hellbound” a livello globale. Zero si è già rivelato un “game changer” per il fumetto italiano quando è stato il forte successo delle sue graphic novel a guidare il grande approdo dei fumetti alle librerie di varia. La serie tv è quindi il punto temporaneo di arrivo di un lungo percorso ventennale del fumettista: Zero emerge nella scena underground dopo Genova 2001 e nel 2011, col lancio di Zerocalcare.it e poi la pubblicazione di “La profezia dell’Armadillo”, promosso inizialmente da Makkox, ottiene un successo vasto anche oltre la nicchia di partenza. Il film del 2018 non riesce a ottenere il successo auspicato, adattando nuovamente “La profezia dell’armadillo”, con molte modifiche che impediscono di riprodurre lo spirito originario del fumetto. Questo nuovo tentativo del 2021, invece, si rivela fedele a Zero e al suo percorso, e può costituire un buon punto di accesso alla sua opera. Se da un lato Zero parla della periferia romana, la sua Rebibbia può divenire la proiezione di tutte le periferie, diverse tra loro ma accomunate dalla marginalità: quella di generazioni e ceti sociali tenuti in vario grado ai margini del potere, del successo, del benessere. Il tutto con uno stile (auto)ironico che permette di alternare momenti seri a una comicità azzeccata sul nostro quotidiano, non escludendo un fitto rimando di citazioni alla cultura pop, che sono una delle chiavi del successo dell’autore e che porterebbero a dover rivedere l’intera serie con l’indice sul tasto pausa per apprezzare i rimandi insiti in dettagli di poster, schermi, volumi sulle librerie, dall’omaggio a Maicol&Mirko sul display del cellulare a quello di Gideon Falls, disegnato dall’italiano Andrea Sorrentino. E così Michele Rech (questo il vero nome di Zero) può parlare a tutte le periferie: anche a Biella – che appare nella serie come sintesi della grande provincia italiana. O a Cuneo, “provincia granda” per eccellenza.

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