Ospedali: finanziati 20 nuovi posti “da cure intermedie” a Ceva e tre nuove “Case di Comunità” nel Monregalese

Nove “Case di Comunità” nell’Asl CN1, di cui tre nel Monregalese-Cebano. E un intervento a Ceva, verosimilmente nell'Ospedale di San Bernardino, per 20 nuovi posti di cure intermedie. È un pacchetto da 22 milioni di euro nelle mani dell'Asl CN1, ottenuto grazie ai  fondi del PNRR. Lo ha annunciato il direttore generale Giuseppe Guerra

Le 9 Case di Comunità saranno distribuite sui 4 Distretti e 4 ospedali di Comunità, compreso Demonte che già c’è e rimarrà aperto. Nel dettaglio, il Distretto Nord-Ovest ne disporrà di due, Saluzzo e Verzuolo; il Sud-Ovest Dronero e Borgo S. Dalmazzo, per il Nord-Est Savigliano e Fossano, mentre nel Distretto Sud-Est Mondovì, Ceva e Dogliani.

Per quanto riguarda gli ospedali di Comunità: a Demonte, che sarà ampliato, si aggiungeranno Cuneo, Saluzzo e Ceva. Strutture con 20 posti letto da sviluppare su almeno mille metri quadrati. Un progetto che per Ceva prevede un intervento da 4-5 milioni di euro e che non comporterebbe nuovi edifici per strutture sanitarie bensì, verosimilmente, un intervento all'ospedale esistente.

Che cos'è un "Ospedale di Comunità? Si tratta di una struttura (o un comparto) per cure intermedie, "di raccordo" fra l'ospedale e la medicina di base. Ovvero per persone che non necessiterebbero più di ricovero ospedaliero ma che è opportuno non dimettere ancora (per presenza di patologie croniche o impossibilità di avere assistenza domiciliare).

Il progetto, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è stato presentato lunedi 20 dicembre alla Rappresentanza dei sindaci dal direttore generale dell’Asl CN1 Giuseppe Guerra: “E’ un work in progress, perché potrebbero ancora intervenire alcuni cambiamenti in relazione ad ulteriori eventuali tagli nel finanziamento regionale da parte dello Stato. Si riprende a grandi linee il progetto degli ambulatori e delle case della salute, in rete con la Casa di Comunità che rappresenta l’Hub, e sarà realizzata su siti o strutture di proprietà dell’Asl o del Comune che le dà in concessione”.

L’avvio del progetto (finanziato con circa 22 milioni di euro) è fissato il 28 febbraio, la dead line nel 2026.

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