Concerto per orchestra e… macchina da scrivere

La “Melos Orchestra” diretta da Gyorgy Rath saluta il nuovo anno con un concerto ricco di brio e humor: tra i classici, anche “The Typewriter” di Leroy Anderson


Ritmo, buonumore, divertimento e tanta musica: l’Orchestra Melos, condotta dal suo direttore Gyorgy Rath, ha saputo offrire un pomeriggio musicale perfettamente in linea con la tradizione del “Concerto di Capodanno”, senza rinunciare al tipico sapore mitteleuropeo che da sempre caratterizza questo tipo di appuntamenti. Il fascino nostalgico esercitato dalla belle époque viennese, di cui da sempre gronda l’evento al Musikverein, si è riverberato anche nel concerto monregalese, organizzato dall’Academia Montis Regalis nell’ambito della stagione musicale cittadina. L’Orchestra ha aperto con le “Voci di primavera” di Johann Strauss Jr. (motivo familiare a tutti, addirittura pervasivo dopo essere stato scelto come colonna sonora degli spot di un noto marchio di formaggi “pev vevi intenditovi”) e chiudendo il programma con il classico “Sul bel Danubio blu”. Sorpresa finale con l’intermezzo della “Cavalleria Rusticana”, il più tipico dei “bis” da concerto sinfonico. Le altre pagine proposte al pubblico sono tutte molto note: dai temi di Ennio Morricone, tutti tratti dai suoi lavori per il cinema western (parzialmente riorchestrati, mancando molti degli strumenti previsti nella partitura originale) ai valzer de “Il Gattopardo” scritti da Nino Rota (almeno uno, l’altro è un inedito pianistico di Giuseppe Verdi, che il compositore romano orchestrò per l’occasione). Infine, tre danze ungheresi di Johannes Brahms, partiture in cui senza dubbio il direttore Rath gioca in casa, e il curioso “The Typewriter” di Leroy Anderson. Il brano è un gioiellino noto a tutti i frequentatori degli auditorium, anche se non al grande pubblico, almeno non come brano di musica colta. I più lo associano al cinema e alla performance di Jerry Lewis nel film “Dove vai sono guai”, eppure il pezzo aveva vita propria da almeno una decina d’anni prima che il film lo consacrasse in tutto il mondo, favorendone però la percezione come uno sketch comico. Spiritoso e notevolmente intricato dal punto di vista ritmico, il pezzo mette a dura prova l’esecutore alla macchina da scrivere, a dispetto dell’apparente semplicità del tutto. Pur differito di qualche minuto, appunto a causa di qualche bizza dell’insolito strumento («Nel paese della Olivetti…» l’ironico commento del direttore) l’Orchestra “Melos” e il solista hanno superato brillantemente la prova, svelando solo alla fine il contenuto del foglio dattiloscritto dal solista Francesco Merlo: “Buon anno a tutti dall’Orchestra Melos”. Una divertente boutade riservata dai musicisti agli spettatori, come la “levata” finale, che ha chiuso il secondo bis: la trascinante quinta danza ungherese di Brahms, rieseguita per salutare in crescendo il folto pubblico intervenuto.