Peste suina: vietati il trekking e le attività all’aperto nei Comuni della “zona infetta”

L'area "rossa" è costituita da 146 Comuni tra le Province di Alessandria, Genova e Savona. Confagricoltura Piemonte inoltra richieste precise alla Regione: «La nuova emergenza sancisce il fallimento di una gestione venatoria inefficace»

Dopo il ritrovamento in Piemonte del primo cinghiale morto per peste suina africana, due settimane fa, la possibile diffusione della malattia sul territorio continua a tenere banco su più tavoli, preoccupando non poco gli addetti ai lavori di settore. Venerdì 14 gennaio, negli uffici della Regione, a Torino, è stato convocato un tavolo di emergenza sulla Psa, al quale hanno partecipato il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia, il direttore Ercole Zuccaro, l’Assessore regionale all’agricoltura Marco Protopapa, i Prefetti del Piemonte, le autorità sanitarie, i presidenti delle Province e le organizzazioni agricole e venatorie del territorio. L’ordinanza congiunta del Ministro della Salute e del Ministro delle Politiche Agricole del 13 gennaio – chiarisce in una nota Confagricoltura Piemonte – stabilisce il divieto di attività venatoria nella zona infetta da Psa; il divieto era già stato esteso a tutta la Provincia di Alessandria. L’ordinanza vieta, tra l’altro, una serie di altre attività all’aperto, come la raccolta di funghi e tartufi, il trekking, la pesca, fatta eccezione per le attività connesse alla salute e cura degli animali, alla salute e cura delle piante, comprese le attività selvicolturali. L’ordinanza stabilisce infine che ulteriori misure per contrastare la diffusione della malattia dovranno essere adottate dal direttore generale della Sanità e del farmaco veterinario.

Necessario avviare immediatamente un vasto piano di contenimento dei selvatici
«Rappresentiamo alla Regione le preoccupazioni del mondo agricolo per l’insorgere della nuova emergenza – ha spiegato il presidente di Confagricoltura Piemonte e Cuneo, Enrico Allasia – che sancisce il fallimento di una gestione venatoria inefficace, che si protrae ormai da 20 anni. Considerando la gravità della situazione, soprattutto per le disastrose conseguenze a carico degli allevamenti, Confagricoltura chiede l’avvio immediato di un vasto piano di contenimento della fauna selvatica all’interno e all’esterno della zona infetta, con chiara indicazioni dei soggetti coinvolti e dei compiti loro affidati, valutando anche l’opportunità di nominare un Commissario con poteri specifici straordinari in grado di gestire l’emergenza e ricondurre la popolazione di selvatici a livelli accettabili». Confagricoltura chiede inoltre alla Regione di rendere noto il numero di cinghiali che è stato finora abbattuto per il contenimento dei selvatici, prendendo a riferimento quanto indicato a suo tempo da Ispra (11 mila capi da abbattere tra aprile 2021 e marzo 2022), ricordando che il Consiglio regionale, nel giugno scorso, con un apposito ordine del giorno, aveva impegnato la Giunta regionale a dare seguito a queste operazioni con una maggiore incisività di azione. In merito all’Ordinanza ministeriale, Confagricoltura chiede che venga chiarito a quali condizioni è consentito l’esercizio dell’agricoltura nelle zone infette, anche in riferimento alle attività a essa connesse (per esempio agriturismo, fattorie didattiche, enoturismo). «Chiediamo inoltre alla Regione – precisa il direttore Zuccaro – di farsi parte attiva nei confronti del Governo affinché vengano previsti opportuni sostegni, supportati da un adeguato stanziamento, per le imprese agricole danneggiate, da inserire con la massima tempestività nell’emanando decreto sostegni e ristori che dovrebbe essere posto all’esame del Consiglio dei ministri la prossima settimana».

146 Comuni in “zona infetta”
Sono 146 i Comuni individuati dal Ministero della Salute come "zona infetta" da Psa. Interessata una vasta area tra Piemonte e Liguria, che interessa le Province di Alessandria e Genova e, in parte, quella di Savona.