I segreti delle piste di Prato Nevoso, svelati dagli addetti ai lavori

Intervista a Enrico Martina e al Gattista Mumin Salija, che spiegano nel dettaglio cosa comporta la preparazione delle piste e l'innevamento in una stazione sciistica

A Prato Nevoso sono disponibili complessivamente 18 piste, per una lunghezza totale di oltre 130 chilometri: una superficie completamente innevata, pronta ogni giorno per essere attraversata da migliaia di appassionati di sci. Alcuni di questi sono atleti professionisti, impegnati in gare ufficiali e per loro serve una pista ancora più performante. Come si garantisce la qualità della neve in una stazione sciistica come Prato Nevoso? Lo abbiamo chiesto a Enrico Martina, direttore delle piste, che, con il suo team, assicura ogni giorno la qualità del fondo. Dopo essere stato allenatore di sci, Martina è passato ad occuparsi del fondo nivale della stazione, mettendo in gioco la propria esperienza e la propria professionalità sulle lamine anche nel monitoraggio e nella preparazione della superficie sciabile. L’obiettivo è mettere a disposizione il miglior manto possibile, per la gioia di sciatori e atleti.

Enrico Martina:«L'innevamento è fondamentale, lo potenzieremo ancora»
«La prima cosa che dobbiamo fare è la neve. Il mio team è composto da tre persone, ci diamo il cambio nei vari turni, fino al completamento del lavoro. Dalla centrale operativa, che si trova nella stazione sciistica, possiamo far partire e governare l’intero impianto con i nostri computer. Le pompe dell’acqua, che sono ai nostri due invasi, spingono l’acqua nei tubi verso la macchina, dove viene inviata anche l’aria dei compressori. L’acqua nebulizzata viene poi sparata sulle piste, da lance e cannoni. I due laghi a nostra disposizione tengono 43.000 metri cubi d’acqua che sono indispensabili per fare la base per l’intera stazione. In tutto la rete di attrezzature in grado di sparare la neve conta 162 unità».

L’innevamento si fa una volta a inizio stagione o si lavora per mantenerlo?
«Bisogna monitorare e lavorare costantemente. Nelle vacanze di Natale abbiamo avuto una settimana in cui le temperature sono schizzate a + 19 gradi. Quello che ci ha salvato è il fatto che abbiamo fatto una bella base solida, con cui siamo riusciti a mantenere l’innevamento con costanza. Senza neve artificiale non ce l’avremmo fatta. Quest’anno sono scesi 30 centimetri a novembre e 30 all’otto di dicembre. La nevicata dell’8 dicembre peraltro era molto fredda, schiacciata e pressata ha raggiunto lo spessore di 10 centimetri. Una bazzecola per quello che serve a noi».

Una volta innevate, le piste come si preparano?
«Entrano in gioco i gatti delle nevi. Abbiamo tre gatti a nostra disposizione: con questi strumenti di ultima generazione siamo in grado di mantenere le perfette condizioni di tutta la stazione. È fondamentale essere aggiornati nel parco macchine, perché si può lavorare sempre meglio e con più velocità e questo si riflette anche sulle condizioni della neve. I gatti che abbiamo noi in questo momento sono dotati del sistema Leica, di ultima generazione, che è in grado di comunicare al conducente la quantità di neve che si ha sotto la lama. È uno strumento importante per stimare e valutare i necessari passaggi. In passato si doveva fare a occhio: era naturalmente possibile sbagliarsi e sparare su punti in cui forse c’era neve a sufficienza, magari senza riconoscere un punto in cui il manto è più sottile. È fondamentale però anche la bravura di chi guida: ci va esperienza. Con i ragazzi c’è una perfetta intesa, soprattutto di notte dove molte cose non si possono vedere, è fondamentale seguire le indicazioni degli strumenti e le comunicazione che arrivano dalla centrale. Io indico i punti da lavorare anche tramite traccianti biodegradabili direttamente sulle piste».

Quali sono i segreti di una buona pista?
«Quando spariamo, si formano dei mucchi: vanno sparsi. Si lavora inizialmente con la fresa per tagliare e spostare. Una volta che la neve è al suo posto, la si batte, si fanno diverse passate perché la pista diventi omogenea. La neve deve essere compressa ma non troppo, serve il giusto equilibrio tra la compattezza e la morbidezza del manto. Con i gatti nuovi, le frese girano molto bene e la neve risulta lavorata con grande finezza».

Quanto tempo si impiega per tutte le operazioni?
«Se non ci sono mucchi da spargere ma c’è solo da battere si inizia alle 17 e si va avanti fino a mezzanotte - l’una. Se ci sono mucchi da smaltire si può andare anche oltre, fino alle 2. Se tutto è perfetto e la neve è ottima si finisce anche prima, ma in linea di massima le ore sono quelle, dalle 17 a mezzanotte».

Da quanti anni fa questo mestiere e quanto è cambiato da allora?
«Ho iniziato nel 2002, prima facevo l’allenatore. Passare a questo nuovo ruolo è stata una rivoluzione per me, è necessario cercare di gestire il personale nel miglior modo possibile tenendo conto delle individualità e delle competenze di ciascuno. Negli anni questo mestiere è cambiato in un modo incredibile. Quando ho cominciato, avevamo due piste innevate a volte ed era già tanto. Adesso con questi nuovi sistemi, tutti gli anni andiamo a fare corsi d’aggiornamento per gestire i cambiamenti».

Mumin Salija:«Con i mezzi moderni tutto è più facile»

È originario della Macedonia, ed è approdato a Prato Nevoso nel 2006: se i frequentatori della stazione sciistica possono contare su un manto solido e sicuro, in perfette condizioni, è grazie all’esperienza e alla dedizione che da quindici anni dedica alla preparazione concreta delle piste, alla guida del gatto delle nevi. Mumin Salija è uno dei ragazzi di Enrico Martina, e ci spiega, concretamente, come funziona il suo lavoro.
«Inizio tutti i giorni alle 17, poi ci sono i vari turni sulle piste fino a tarda notte. Stamattina ad esempio ho cominciato alle 4. Stanotte sparavano, allora siamo partiti presto per poter finire in vista dell’apertura alle 8. Gli orari dipendono dalle circostanze».

Quali sono i trucchi del mestiere per realizzare la pista perfetta?
«In certi punti, se non c’è tanta neve andiamo a prenderla e la spostiamo dove serve per riuscire a lavorarla al meglio. Serve creare una neve il più possibile farinosa. La neve va girata almeno tre o quattro volte, un lavoro un po’ lungo che serve a migliorare la materia prima che viene sparata dai cannoni, che è un po’ grezza».

Quali sono gli strumenti che avete a disposizione sui gatti?
«Il sistema “Leica” è sicuramente un aiuto. Io ero abituato a fare a occhio senza problemi, ma così si fa prima. I nostri gatti sono inoltre connessi a internet per ricevere informazioni in tempo reale e a un sistema satellitare di geoposizionamento».

Da quanto tempo fai questo lavoro?
«Sono quindici anni, mi divido tra il lavoro di meccanico per questo tipo di macchine e di conducente. Facevo questo mestiere già in Macedonia, avevo esperienza e poi mi sono trasferito a Prato Nevoso nel 2006 e non me ne sono più andato. Qui mi trovo bene, lavoro con persone splendide. L’esperienza è tutto nel mio lavoro: all’inizio ci mettevo molte ore a fare una pista, adesso so come prendere e gestire la neve e impiego molto meno».

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