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Giovanni Mulassano in Cina alle Olimpiadi: «Stupito dalla grande organizzazione»

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Le Olimpiadi invernali le aveva sfiorate nel 2018 quando fece da riserva a casa perché l’Italia non era riuscita a qualificare il secondo equipaggio nel bob a Pyeongchang. Adesso ci è arrivato per davvero, tolte le vesti da giocatore e messi su i panni da allenatore. Giovanni Mulassano (classe’85), ex azzurro di skeleton e pilota di bob, ora cura la preparazione atletica della nazionale di bob impegnata alle olimpiadi di Pechino. Nel lungo viaggio di preparazione ha fatto tappa più volte proprio nella sua Mondovì e qui al “Beila”, nel maggio scorso, era stato presentato il raduno degli azzurri. Dello staff fa parte anche un altro monregalese, il fisioterapista Lorenz Leandro. Abbiamo contattato Mulassano nei giorni caldi delle gare di bob, che si sono svolte tra lunedì e martedì scorso (il più atteso è Patrick Baumgartner, rimasto fuori dalla top ten).
Mulassano e Baumgartner
Giovanni, partiamo dalla parte sportiva: quanti sono gli azzurri del bob impegnati a Pechino? Siamo riusciti a qualificare due equipaggi di bob a 4 e uno nel duo. In totale sono 9 atleti, riserve incluse. Il bob è uno sport in cui tra fine anni’90 e inizio 2000 eravamo completivi (ricordiamo l’ultimo oro a Nagano ’98), poi abbiamo patito la crescita di altre nazioni. Negli ultimi tempi però c’è stato un bel cambio di rotta da parte della Federazione, che non ci ha mai fatto mancare il proprio appoggio. Abbiamo creato tanto, sfruttando tutte le risorse disponibili. Quando siete approdati in Cina? Siamo partiti proprio all’ultimo, il 7-8 febbraio. Questo perché abbiamo preferito svolgere la preparazione a Roma sui nostri impianti. Qui in Cina è tutto più difficile con il Covid: serve prenotare e i tempi sono stretti e da spartire con tutte le altre squadre. Dove vi trovate di preciso? Io mi trovo in hotel con altri allenatori, nella contea di Yanqing (Pechino), a 30 minuti dall’omonima pista. Il villaggio olimpico è blindato, ma con l’accredito noi possiamo comunque girare liberamente. Com’è vissuta lì l’emergenza Covid? Ci sono molti controlli, com’è normale che sia in questo periodo. Devi fare un tampone ogni 24 ore. Il pubblico? Non esiste, o meglio le regole sono molto stringenti e prevedono una quarantena preventiva di circa 18 giorni. Sono anche Olimpiadi molto discusse. Hanno fatto il giro del mondo le immagini degli impianti costruiti dal nulla e senza neve… C’è chi le considera “esagerate”, Personalmente non la vedo così. Pechino ha una popolazione di oltre 20 milioni di persone, è grande come uno stato. I cinesi hanno investito e si sono preparati tanto per creare un movimento legato agli sport invernali… Come biasimarli? Mi ha stupito la grande organizzazione della Cina: non so quanti altri paesi sarebbero riusciti a reggere in questa situazione di emergenza epidemiologica. E nel bob e skeleton? Anche in questi settori hanno investito cifre davvero importanti. Sono arrivati a uno storico bronzo nello skeleton, mentre con il bob faticano per ora un po’ di più. Da ex atleta, raccontaci cosa significa per te essere adesso alle Olimpiadi…. È motivo di enorme soddisfazione, e per questo devo ringraziare i ragazzi in squadra. Alcuni erano miei compagni, altri li abbiamo “scovati” e di questo sono molto orgoglioso. Hanno creduto in me e nel progetto.
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