La collezione di radio di Giorgio Brovida

Più di 300 esemplari storici, tra cui un modello di radio costruita dalla fabbrica di Guglielmo Marconi. La passione di una vita, coltivata dall’elettricista salicetese

Ci si chiede spesso, nel dibattito della comunicazione, che fine faranno i media tradizionali: i giornali alle prese con internet e la televisione alle prese con le piattaforme on demand. Forse, per rassicurarci, si potrebbe pensare a un media che resiste orgogliosamente ormai da più di un secolo e che nessuno è ancora riuscito a mandare in pensione. Il 13 febbraio ricorreva la Giornata mondiale della radio: da quando Guglielmo Marconi la mise a punto è diventata uno dei mezzi di comunicazione più importanti e amati di sempre. Ancora oggi, nell’epoca del digitale, in cui si ha ogni cosa a portata di mano, il fascino della manopola e dell’ascolto di musica, informazioni, intrattenimento di una voce lontana non è mai passato di moda, mantiene le sue nicchie e le sue modalità d’ascolto. Concettualmente, anzi, rivendica uno spazio sempre maggiore con l’avvento sempre più pervasivo dei podcast, che altro non sono che programmi radiofonici on demand. Quello è il linguaggio, quella è la veste. Per fare un viaggio a ritroso nella storia della radio abbiamo fatto una visita a casa di un collezionista, il salicetese Giorgio Brovida, un uomo che all’antenna radiofonica e al transistor ha dedicato tutta una vita. Una passione scaturita da ragazzo, una curiosità bruciante sfogata sui primi apparecchi da smontare, per scoprirne i transistor, e approfondita con decine di pubblicazioni. Oggi, più di 300 radio, di tutte le epoche, fanno parte della sua collezione, a cominciare da un modello prodotto dalla fabbrica di Guglielmo Marconi.

Com’è cominciata la sua passione per la radio?
Da ragazzino. In una soffitta avevo trovato una vecchia radio inutilizzata. La proprietaria me l’ha regalata e io per curiosità ho provato a guardarci dentro, l’ho smontata. Poi ho proseguito con questa mia passione di smontare e cercare di scoprire il funzionamento di questi oggetti. Mio padre mi ha sempre affiancato e in seguito mi ha anche aiutato nel restauro delle radio, soprattutto di quelle con parti lignee. La passione negli anni non si è mai spenta, anzi. Oggi ho messo insieme una collezione molto ampia.
Da dove è scattata la molla di questa particolare curiosità?
Volevo capire come fosse possibile che una persona, con pochi elementi, oggetti anche poveri, era riuscito a trasmettere un segnale che poteva varcare anche gli oceani. In questi anni ho collezionato pure tanti libri e pubblicazioni, più di 1.400. Ad oggi ho messo insieme più di 300 radio, e anche qualche oggetto curioso, come i manifesti che nel ventennio mettevano nelle scuole.
Di che si tratta?
Era una Dad ante litteram: all’epoca del fascismo si inventò un’iniziativa che si chiamava la “Radio Rurale”: praticamente lo Stato dotava le scuole, specialmente quelle piccole, di campagna, di apparecchi radio con cui era possibile ascoltare programmi divulgativi ed educativi. Era un’iniziativa di propaganda, ma anche un modo per portare la cultura, pure quella alta, in tutta l’Italia, anche nelle zone più povere e disagiate, e cercare di favorire un’alfabetizzazione il più possibile omogenea nel Paese. Anche i benestanti potevano contribuire, regalando una radio agli Istituti.
Quali sono i modelli più curiosi della collezione?
Dal telegrafo ai modelli più recenti: ho uno dei primi modelli della Marelli, del 1930, che pesa un centinaio di chili, dovevano inserirsi nell’arredamento delle case, ed erano mobili molto elaborati in stile liberty. Poi ho il “Paniere” della Ducati con la sua forma curiosissima. Poi altoparlanti curiosi, a forma, ad esempio di cappello di Napoleone, o un theremin. Ho una radio particolarissima, fatta interamente in cristallo, e una radio modello “Cucciolo”, ispirata al nano della Disney. Inoltre ho una radio della Fabbrica Marconi Phone, del 1927, una V82. C’è un’antenna su un telaio, fatta di diodi, costruita interamente a mano. Altra mia radio non è in casa ma è custodita al museo di Imperia “Voci dell’etere”. L’ho trovata in un mercatino di antichità, mi è stata segnalata. Non potevo davvero lasciarmela scappare
Una passione che non conosce confini!
Ho ancora tante radio da mettere a posto, e tante mi piacerebbe metterne in casa ma poi mia moglie mi caccia! Ho una stanza dedicata ai computer, ma è piena di radio anche quella. Funzionano quasi tutte, non riesco a riparare tutti i modelli perché oltre al tempo è anche un bel costo.


Associazione Italiana Radio d’Epoca
Associazione che riunisce gli appassionati e i collezionisti di questo mezzo straordinario, è l’Associazione Italiana Radio d’Epoca. Presieduta da Andrea Ferrero (il presidente onorario è Nerio Neri) ha sede ad Arezzo, al museo dei mezzi di comunicazione. L’Associazione è a disposizione degli appassionati, in grado di fornire schemi ed esperienze tecniche utili al restauro di antiche macchine e all’approfondimento del funzionamento della radio. Collegandosi al sito dell’Aere è possibile visitare il museo virtuale, con l’esposizione di un’ampia panoramica di apparecchi che fanno parte della collezione degli iscritti, con tanto di schede e informazioni tecniche d’approfondimento. Inoltre è disponibile una fornitissima enciclopedia della Radio, con tutte le informazioni su marche e modelli storici. Per gli interessati, sul sito Aireradio.org è possibile consultare le modalità per l’iscrizione all’Associazione.