Oltre 3 mila persone abbracciano l’ospedale San Giuseppe

La Valbormida urla la propria rabbia contro il piano sanitario regionale che non garantisce in loco nemmeno le emergenze

Oltre 3 mila persone, 18 sindaci in rappresentanza dei Comuni di tutta la
Valle, militi delle Pubbliche assistenze, volontari delle diverse associazioni, studenti
del liceo “Calasanzio” e dell’istituto “Patetta” sabato pomeriggio hanno gremito
piazza della Vittoria e simbolicamente abbracciato l’ospedale San Giuseppe. Un coro
unanime che ha gridato a gran voce la propria contrarietà al piano sanitario regionale
e richiesto la riattivazione del Pronto soccorso H24, per poter gestire le emergenze.
«La morfologia della Valbormida è tale da richiedere, e ottenere, un ospedale di area
disagiata. La Valbormida, uno dei territori più complicati della Liguria, è situata
geograficamente e meteorologicamente in un’area complessa, per il rigido clima
invernale, che spesso provoca difficoltà nella viabilità e collegamenti verso la costa»,
spiegano dal Comitato sanitario locale, organizzatore della manifestazione. Per
questo motivo i 19 Comuni del Distretto Socio Sanitario 6 Bormide, che contano
40mila abitanti, hanno approvato un documento unitario, poi ratificato da tutti i
Comuni, inviato in Regione Liguria nel mese di ottobre 2020 e, in seguito ribadito, il
3 febbraio 2021 in videoconferenza con il presidente di Regione Liguria e Assessore
alla Sanità Giovanni Toti. «Nel breve termine richiediamo il ripristino di quanto era
presente nell’ospedale San Giuseppe nel periodo ante-covid, con alcune integrazioni
– sottolineano dal Comitato sanitario -. Alcuni esempi: presenza costante in loco (no
part-time) di una direzione medica ed infermieristica che supporti adeguatamente il
personale; riqualificazione del Punto di Primo Intervento (Ppi) h24; dotazione di una
seconda automedica 118 fino a data di ripristino dei servizi indicati in medio e lungo
termine; riattivazione del reparto di Medicina con medici ospedalieri, con un numero
di posti letto adeguati affinché le patologie geriatriche vengano trattate in loco.
Ripristino del reparto di Riabilitazione in rispetto degli standard propri del livello
riabilitativo della struttura cairese; riorganizzazione del Day Surgery e delle attività
ospedaliere affinché tutte le visite e gli esami pre e post operatori e successive
medicazioni per i residenti in Valbormida vengano eseguite presso l’ospedale San
Giuseppe di Cairo; Radiologia ed ambulatori analisi ripristinati come prima del
Covid; ripristino e potenziamento dei servizi territoriali, in particolare l’assistenza
domiciliare, e grande attenzione alle zone più disagiate (Giusvalla, Piana, Calizzano,
Bormida, Osiglia, Massimino etc)».
Ma non basta a medio e lungo termine il Comitato richiede che: «Il diritto alla salute,
unanimemente definito come un diritto fondamentale dell’individuo venga rispettato.
I cittadini della Valle vogliono che le risorse vengano impiegate per garantire a tutti i
cittadini i servizi sanitari salvavita essenziali, in egual modo, come in ogni parte del
territorio nazionale. E chiedono parità di diritti nel trattamento sanitario e in egual
misura per tutti gli individui nell’interesse dell’intera collettività. Infine, chiedono
anche l’applicazione di tutte le richieste generate dal documento unitario: ospedale
sede di pronto soccorso h24 (ospedale di area disagiata), rete territoriale socio
sanitaria e case delle salute».