Rocca Cigliè omaggia le “calabrotte”: contribuirono alla ripresa dei nostri paesi

Negli anni ’60 molte ragazze calabresi emigrarono nel basso Piemonte, per matrimonio. L’Associazione “Amici della Calabria” propone la dedica di un monumento

Le donne calabresi, emigrate giovanissime in Langa e nel basso Piemonte, per matrimonio, a partire dagli anni ’60, hanno contribuito in maniera importante allo sviluppo della nostra terra. Per questo motivo, a gennaio di quest’anno, le Associazioni culturali “Università delle Generazioni” e “Amici della Calabria” avevano inviato una lettera aperta ai sindaci di Langa, proponendo di realizzare alcune iniziative ed anche un monumento dedicato alle “calabrotte”. Donne forti, determinate, caparbie e grandi lavoratrici che, con la loro opera, hanno sostento il territorio sia demograficamente, sia economicamente, come affermato di recente anche dal patron di Slow Food, Carlin Petrini. Primo fra tutti gli amministratori di zona ad accogliere l’invito delle Associazioni calabresi è stato il sindaco di Rocca Cigliè, Luigi Ferrua, che ha fin da subito sposato la causa, posizionando una pergamena dedicata proprio alle “calabrotte” sulle pareti della sala del Consiglio comunale, a fianco al gonfalone, in segno di grande rispetto e considerazione istituzionale. Ferrua ha inoltre scritto all’Università delle Generazioni e degli Amici della Calabria a fine marzo, accogliendo le proposte delle Associazioni. «Le “calabrotte” anche a Rocca Cigliè hanno dato un contributo molto importante – racconta Ferrua –. Negli anni ’60, quatto giovanotti appena ventenni partirono da qui, a bordo di una Fiat 500, per raggiungere proprio la Calabria, in cerca di moglie. Tornati in paese, nelle cascine, questi ragazzi, molto giovani, formarono nuove famiglie, che diedero un forte impulso per la ripartenza, anche demografica. Crediamo sia giusto ed importante quindi raccontare e tramandare questo spaccato della storia d’Italia, nel rispetto delle vicende personali di ognuno – aggiunge Ferrua –. In futuro, si potrebbe anche pensare ad un incontro condiviso con i sindaci di zona, per capire quali siano i pensieri dagli altri amministratori al riguardo, anche magari nell’ottica della costruzione di un vero e proprio monumento alle “calabrotte”. Un progetto che ovviamente dovrebbe essere inteso su “larga scala”, visto che il fenomeno si è verificato sull’intero territorio che ci circonda».

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