Giada Grasso: estro, espressività, carica emotiva

A tu per tu con la giovane artista cebana. «Ogni pennellata rivela un’emozione diversa»

Su una parete della pasticceria Bono di Ceva, c’è in mostra, un quadro di notevoli dimensioni che cattura subito l’attenzione. Ma non è certo quella la particolarità, quanto invece la carica emotiva che si sprigiona dalla tela. L’artista che ha dipinto quest’opera è Giada Grasso, 24 anni, salese di nascita, abitante a Ceva, dove ha casa e dove lavora presso la farmacia Centrale. Ma, nonostante gli impegni e gli orari, Giada riesce a coltivare la sua passione per l’arte ed a migliorare giorno dopo giorno tecniche di espressione e di colore, grazie alla sua volontà ed al suo prorompente desiderio di esprimere e far scaturire emozioni attraverso l’arte. Tutto è nato durante il lockdown.
Cosa provi quando crei?
La realtà è che non vedo altro che la tela e la mia tavolozza sempre colma. Dimentico, perdo il controllo del tempo e vengo assorbita totalmente dall’idea astratta che attimo dopo attimo pende forma e colore. Provo gioia, rabbia e serenità, ogni pennellata rivela una emozione diversa che rimane sulla tela paragonabile ad una discussione grafica.
Qual è il messaggio implicito delle tue opere? Cosa vuoi trasmettere?
Durante l’adolescenza mi sono appassionata dei percorsi della comunicazione, in particolare del linguaggio non verbale. Mi rendo conto che la maggior parte di noi racchiude in sé emozioni represse, per la paura della visione di sé stesso nella società. La paura, il senso di solitudine, l’inadeguatezza, tante sensazioni così comuni rese un tabù da una collettività definibile “d’orgoglio e pregiudizio”. La mia idea enfatizza un corpo finalmente libero di riempire i propri spazi, di raccontare le proprie linee, di essere sè stesso, con il bagaglio di esperienze e di sensazioni che ha in sè, che vive e che a volte non riesce ad esprimere, ad esternare. Ho sempre avuto passione per l’arte, tanta voglia di sperimentare. Facevo disegni a grafite, matita, ritratti.
Il dipingere su tela è una idea nata durante il lockdown. Come?
Ho visitato un negozio ed ho trovato una confezione di tubetti di colori ad olio, due pennelli e due tele. Così ho provato e sperimentato e così sono nate le mie prime tele. Tele scaturite dalla passione di trasportare delle emozioni, ho trovato il modo di esprimermi come non riuscivo invece di fare a parole. Infatti non riesco a comunicare cosa desidero o perché non vedo uno scambio di opinioni o perchè le mie parole erano sbagliate e non suscitavano emozioni. Invece sulla tela posso dare con il colore qualsiasi forma, trasmetto le mie emozioni. Il quadro è una opera che ricorderà sempre qualcosa di te e la speranza che chi guarda percepisca delle emozioni. È questo l’obiettivo dell’arte, fare scaturire emozioni, far provare emozioni guardando un quadro o leggendo una poesia. Non posso fare una opera a scatola chiusa, senza emozioni, non è arte, l’arte è comunicazione. Non posso dipingere a comando, è il dipinto che mi cerca, non ci sono orari, non ci sono tempi, ci sono sempre molti progetti, molte idee. Non cerco mai le emozioni o le idee, sono esse che vengono, se tu in quel momento non hai emozioni siano esse positive o negative non c’è nulla da trasmettere. Bello fare cose spinte dal tuo io. Dietro ad un lavoro ci son molte cose, non sempre sulla tela è facile riportare le proprie emozioni. Devi fare un progetto e creare le basi per il quadro. Devi costruirlo minuto per minuto, prima di ottenere colori gusti o luminosità che cerchi. Io ho fatto e rifatto tele su tele, dipinto su altri miei dipinti, finchè trovo quello che rappresenta ciò che ho in testa, cosa voglio trasmettere.
Come fai per far conoscere i tuoi lavori?
I social sono un ottimo veicolo pubblicitario, infatti mentre stavo dipingendo il mio primo lavoro grande, ad ogni passaggio facevo foto o video non tanto per cercare un riscontro, ma per documentare. Un giorno mi ha scritto una Galleria d’arte di Roma e mi ha chiesto se avevo piacere di partecipare ad un concorso internazionale Accademy. Ho inviato foto dell’opera, mi hanno invitato al vernissage, ho terminato il quadro ed il 22 gennaio 2021 ero a Roma per il concorso non aspettandomi nulla. Ero tra artisti tutti già molto più esperti. Ho vinto il concorso, è stata grande emozione, talmente inaspettata da togliere il fiato. Il mio quadro è stato giudicato dalla critica il quadro più significativo della Collettiva. Dopo questo ho partecipato ad altre rassegne del Premio Internazionale Dante Alighieri. Il Premio era diviso in opere su Inferno, Purgatorio e Paradiso. Ho partecipato all’Inferno con un’opera sul Limbo che ha vinto la rassegna. Ho partecipato anche al Purgatorio e poi al Paradiso con il quadro che è esposto nella pasticceria Bono di Ceva. Quadro frutto di uno studio molto impegnativo ma con soddisfazione immensa: non ho vinto la Rassegna, ma ho avuto molti contatti e molti riscontri. È stato il mio debutto in quel mondo. Coltivo la mia passione nel tempo che ho a disposizione, non come lavoro ma come passione e creazione. Il mio desiderio è quello di avere in futuro un lavoro nell’ambiente dell’arte, ma un lavoro che mi permetta sempre di esprimere la mia creatività e le mie emozioni, un lavoro che mi permetta di esprimermi. Sono contenta di vivere a Ceva, una comunità molto vivibile, a misura di essere umano che può ancora provare sentimenti, espressioni e condivisioni.
Progetti futuri?
Una collettiva a Ceva, mostre nel tessuto urbano, in ambienti che si prestino all’arte ed alla valorizzazione sia dei lavori che della città che li ospita. Ho sempre progetti e idee e voglia di sperimentare e questo per me è una delle sensazioni più belle e più appaganti, ancora più grandi se vengono viste da chi si avvicina alle mie opere.