Tutti al voto! (ma con calma e senza fretta)

Sarà il Covid. Che ha anestetizzato un po’ tutto, da due anni. O sarà lo “stile elettorale” moderno, calmo, amichevole, per favore non urlare che allarmi qualcuno. Persino i grandi partiti, al di là di qualche messaggio sul web, tengono la voce moderata. Mondovì è una città così tranquilla che non sembra nemmeno si stia per andare a votare. Non si è fatto nemmeno il confronto pubblico, il faccia-a-faccia coi giornalisti: i candidati hanno detto che no, non era mica il caso, troppi impegni. Sarà questo. O forse, più genericamente, è il distacco. Sia come sia, stiamo attraversando la campagna elettorale più “molle” che si sia vista da un bel po’ di tempo a questa parte. Sono quasi spariti i temi: le differenze sembrano stare nei profili, nei dettagli, nella forma della coalizione, nei simboli. Altrove i candidati “se le danno di santa ragione”, qui no: fair play e massimo rispetto, si fanno i complimenti o gli auguri a vicenda sui social, prendono persino “decisioni congiunte” (tipo quella di non fare il confronto pubblico). Non stupisce che fra gli stessi elettori, intendiamo la percentuale non candidata (ce ne saranno?), si percepisca un disinteresse marcato. La frase che ci è stata ripetuta più spesso dai candidati, in queste settimane, è: «Alla gente non glie ne frega niente». Un cantautore che punzecchia la politica da 50 anni, Edoardo Bennato, nel 1980 parlò degli “aizzapopolo” gridando: «Per scuotere la gente non bastano i discorsi, ci vogliono le bombe». Qui non solo non sono bombe – in senso elettorale, si intende –, ma nemmeno un petardino. E neppure i discorsi. Ci facciamo due chiacchiere, al bar. Va bene, poi si va a votare, ok, ma con calma e senza fretta, eh.
Perché scriviamo questo? Perché crediamo sia sintomatico.