Franco Fasano, da Sanremo allo Zecchino d’oro – INTERVISTA

L’autore e cantautore ligure, ripercorre la sua vicenda artistica e personale in un libro che presenterà alla civica di Mondovì il 13 luglio, alle 17.30

Foto di Gari Wyn Williams.jpg

«Un libro senza filtri, artigianale, senza condizionamenti editoriali. È un po’ come un agriturismo: non è un 5 stelle, è un libro “bio”, senza solfiti» Franco Fasano, cantautore ligure, presenta così il suo “Io amo” libro scritto a quattro mani con il giornalista Massimiliano Beneggi e l’editore Marco Sacco. Il volume racconta la storia di Fasano, la sua vita e la sua carriera artistica, la vicenda di un musicista che ha segnato in maniera profonda la vita musicale italiana degli ultimi quarant’anni, talvolta anche in ambiti inaspettati. Tutti conoscono almeno una canzone di Franco Fasano, anche senza sapere che l’ha scritta lui: da “Ti lascerò” successo di Fausto Leali e Anna Oxa a “Katalikammello”, hit dello Zecchino d’oro del 1997 (ma ha scritto anche per tanti altri interpreti, da Mina a Peppino di Capri e Cristina d’Avena). Una miniera di storie, personaggi, aneddoti che affascina, e che ha affascinato in primis i promotori del libro. Fasano e il coautore Beneggi saranno alla Biblioteca civica di Mondovì il 13 luglio, alle 17.30, per presentarne i contenuti al pubblico. Saranno presenti all’evento l’editore Marco Sacco, il musicista Maurizio Fornero della Scuola Comunale di Musica, e la bibliotecaria Monica Baudino. Al termine dell’incontro l’artista sarà a disposizione per firmare le copie del libro. Un’occasione per conoscere meglio un protagonista della nostra canzone. Un’avventura editoriale che Franco ci racconta in viaggio, mentre sta raggiungendo Maggiora per esibirsi insieme a Dario Baldan Bembo, altra leggenda della canzone italiana.

«Il libro mi è stato proposto da Massimiliano Beneggi, un critico teatrale, che poco prima del lockdown mi ha intervistato circa il mio lavoro sulle sigle dei cartoni animati. Da lì si è incuriosito, ha approfondito di più la mia figura, e ha scoperto che avevo scritto tante altre canzoni che sono nell’immaginario popolare. Così, con Mauro Caldera (che ha curato l’inizio del viaggio e la comunicazione), mi hanno proposto questo libro. Abbiamo incominciato a scriverlo da lontano, con telefonate fluviali di 4-5 ore. Appena il Covid lo ha consentito ci siamo trovati a Milano, e lì abbiamo incontrato anche Marco Sacco, che si occupava di pubblicazioni discografiche nelle edicole e che era un mio fan. Si è offerto di aprire una casa editrice per pubblicare il volume. La cosa divertente quindi è che siamo tutti al primo libro».

Come è nata la tua passione per la musica?

«La mia storia ricorda il testo di una canzone che ho scritto per lo Zecchino d’oro edizione 1994, la prima: “Goccia dopo Goccia”. Insegna che le cose vanno fatte poco alla volta, cercando di fare esperienza sul percorso. Da ragazzo ero affascinato dalla musica, che ascoltavo in radio e televisione. Ho cominciato a suonare a 13 anni, a 15 ho fondato la mia prima band. Poi… La mia carriera è stata costruita su tante piccole svolte, tanti treni che ho preso che non sono stati, singolarmente, il colpo di fortuna che ti cambia la vita, ma a lungo andare sono le staffette che costruiscono il tuo percorso. Anche per questo, il libro sembra un romanzo, una favola. Se mi guardo indietro scopro che un po’ di cose le ho fatte».

Tu hai esordito a Sanremo nel 1981. Com’era l’ambiente musicale degli anni Ottanta?

Era accompagnato da un settore, la discografia, che poteva permettersi di scegliere, sperimentare, decidere su chi puntare con un lavoro fatto in studio. Non era importante essere diplomati, ma i grandi discografici con il fiuto, i produttori guidavano gli artisti, le case discografiche avevano una grande forza. Ora le case non cercano, non vendendo più dischi lavorano solo sul copyright, hanno contratti su format, sulla televisione. Non c’è la possibilità di un percorso artistico: si pensi che Dalla ha trovato il successo dopo il 7º disco. Oggi se dopo sei mesi non fai un tot di milioni di visualizzazioni puoi scordare di fare questo mestiere, se non in proprio. Poi va detto che una volta ogni canzone aveva il tempo di farsi ascoltare, e gli spazi per farsi scegliere. C’erano le radio libere, i juke box. Poi le radio hanno cominciato a vendere gli spazi alle case discografiche: si crede che una canzone sia di successo perché si sente 30 volte in radio, in realtà si sente tanto perché sono stati acquistati gli spazi.

Hai scritto anche tante canzoni per altri artisti: come si scrive pensando al fatto che la canterà un altro con una diversa sensibilità e una diversa vocalità?

Io ho sempre scritto in modo molto spontaneo. Il mio limite sono sempre stati i testi, ma ho avuto la fortuna di incontrare autori molto bravi che hanno saputo anche insegnarmi il mestiere, lavorando gomito a gomito. Non ho mai scritto nulla apposta per Mina, Leali, Oxa… Le uniche canzoni scritte per qualcuno sono state quelle per Cristina d’Avena. Io ho “piazzato” poche canzoni personalmente. Erano le persone “di fiducia”, collaboratori dei cantanti che lo facevano. Poi l’artista si innamora del provino, il produttore del disco lo “veste” con sonorità e tonalità adatte. Ascolta “Mi manchi” cantata da me o da Leali. È imparagonabile. Il successo poi fissa il risultato nella memoria collettiva e diventa quella di riferimento.

Come si scrive una canzone che non cada nel già sentito ma che sia in linea con il suono del momento?

Questa cosa a onor del vero l’ho un po’ trascurata negli ultimi 10-15 anni. Prima io ero “dipendente” dal Festival di Sanremo, non vedevo l’ora che qualcuno mi chiamasse per scrivere qualcosa. Poi da quando ho cominciato a creare per lo Zecchino d’oro, grazie a Paolo Zavallone, ho trovato un maggiore divertimento e soddisfazione. Buttavo giù una mia idea emotiva, musicavo dei testi, nel libro racconto nel dettaglio la genesi di tante canzoni, anche mai pubblicate.

Hai lavorato tanto con Alessandra Valeri Manera e le sigle dei cartoni Mediaset. Come funzionava dal punto di vista autoriale e cosa c’è dietro a sigle particolari come “Un incantesimo dischiuso tra i petali del tempo”?

Hai scelto la mia preferita in assoluto di quelle che ho scritto. Per loro dovevo consegnare una proposta entro una certa data. La Valeri Manera era un’allenatrice perfetta, sapeva in qualche modo spronarti in una certa direzione, tirare fuori il meglio. Loro mi contattavano perché si erano innamorati di “Quel giorno non mi perderai più” e avevano scoperto che quel Fasano era lo stesso che aveva scritto “Goccia dopo goccia” dello Zecchino. Avevano già l’obiettivo di creare qualcosa di più romantico e interessante commercialmente. Da qui sono nate “Un fiocco per sognare, un fiocco per cambiare” e “Piccoli problemi di cuore”. “Incantesimo dischiuso tra i petali del tempo” ha diverse peculiarità: è in tempi dispari e con i cori in latino. Inoltre, sono stato tra i primi, in quel mondo, a usare la sonorità di cori adulti. Poi con Pietro Ubaldi e “Chi la fa l’aspetti” avevamo fatto una specie di Caparezza ante litteram.

Che rapporti avevi con i tuoi interpreti?

L’ho costruito più nel tempo che ai tempi della scrittura delle canzoni che poi hanno scelto. Con Fausto Leali sono diventato amico negli ultimi 15 anni, la Oxa l’ho frequentata per un periodo perché avevamo lo stesso manager. Ho avuto la fortuna di incontrare Mina, grazie a Bigazzi, ma non posso dire che sia un’amica. Sono molto amico del figlio Massimiliano Pani, persona che sento molto vicino artisticamente e umanamente. Con Cristina d’Avena siamo anche andati in vacanza insieme nella sua Gallipoli, la vedevo due volte a settimana. Ho scritto più di 90 sigle per lei.

RI-FONDAZIONI: Raviola in SP, Gola in CRC e Robaldo punta al “tris”

Le ruote hanno girato in meno di 24 ore. «Mi lascio alle spalle otto anni di impegno in CRC e si apre una nuova sfida in Compagnia San Paolo». Lunedì 15 aprile Ezio Raviola...

Perdita in via Bicocca a San Michele. Mondoacqua: «In corso misurazioni per eventuali nuove...

È un problema che si trascina da ormai tre mesi, con numerosi disagi e, comprensibilmente, anche con un notevole spreco di risorse. Eppure sembra non si riesca a venire a capo del problema. In...
Igor Bonelli

Lutto a Mondovì Carassone per la scomparsa di Igor Bonelli

Si terranno venerdì 19 aprile, alle 15,30, nella parrocchiale dei Santi Giovanni ed Evasio a Mondovì Carassone i funerali di Igor Bonelli, stroncato da una malattia a 51 anni all'Ospedale “Regina Montis Regalis” nella...

Elezioni a Ceva: non solo Bezzone e Mottinelli. In campo altre due liste?

Le liste per le prossime elezioni comunali a Ceva potrebbero essere addirittura quattro. Se per quanto riguarda le candidature dell’attuale sindaco, Vincenzo Bezzone, e del capogruppo di minoranza, Fabio Mottinelli, l’ufficialità è arrivata da...

Salute mentale: sabato ad Alba debutta il nuovo spettacolo di “Cascina Solaro”

Debutta sabato 20 aprile, al Teatro Sociale di Alba, lo spettacolo del laboratorio teatrale della comunità psichiatria “Cascina Solaro” dell’Asl Cn1 “La Camera Oscura: vite di fotogrammi”, per la regia della monregalese Sara Dho....
Nord Sud Castello Cigliè

Nord vs Sud: la disfida dei vini “Al Castello” di Cigliè

Venerdì scorso si è svolto il secondo appuntamento delle “4 sere Al Castello” di Ciglié, con l’intero ristorante dedicato all’evento “Bolle al buio - Sicuri di essere grandi intenditori di bollicine?”, in cui vini...