Piozzo: addio all’ex sindaco Felice Boffa, salvò un ragazzo nell’alluvione del ’94

Da qualche giorno era ricoverato all'Ospedale di Cuneo, si è spento all'età di 78 anni

Addio a Felice Boffa, storico sindaco di Piozzo anche durante il periodo terribile dell'alluvione del 1994; aveva 78 anni. Da qualche giorno si trovava ricoverato all'Ospedale di Cuneo. In moltissimi, in riferimento alla grande alluvione, ricordano ancora oggi il gesto eroico con cui l'Alpino Boffa salvò dalla furia delle acque un clavesanese. Legatosi con una fune al trattore, affrontò la piena per soccorrere il giovane Giampiero Ballauri. Lo stesso Boffa gestì poi anche il periodo difficile della ricostruzione post-alluvione. La notizia della sua morte ha destato cordoglio in tutto il paese. Lascia la moglie Marilena e la figlia Silvia.

Pubblichiamo di seguito un nostro articolo del 2014, sul sindaco Boffa e sulla sua impresa
La tragedia del ponte Maccagno è certamente l’evento più drammatico dell’alluvione. Una voragine di una quarantina di metri che squarcia la Fondovalle, tra Farigliano e Piozzo, e l’acqua che inghiotte tutto. Auto e persone. Alla fine si contano sette vittime: i clavesanesi Giuseppe Peisino, 73 anni, e Lorenzo Monti, 25 anni; gli operai albanesi Gjata Dorian, 20 anni, e Leknikay Haky, 27 anni; Gian Stefano Garelli, 48 anni, di Carrù; Gianfranco Milano, 40 anni, e la mamma Maria Mancardi, 70 anni, di Farigliano. Ma la storia tragica del ponte Maccagno non è solo storia di morte. Ma anche di speranza, che vive nelle gesta di Felice Boffa, l’allora sindaco di Piozzo, diventato l’eroe di quei terribili momenti per aver salvato la vita a Giampiero Ballauri. «Tante volte ho raccontato di quella vicenda – spiega Boffa – e, a distanza di vent’anni, nella mia mente rimangono impressi gli istanti di quella terribile nottata. Ma più di tutto ricordo la riconoscenza di quel ragazzo strappato alla furia del fiume: oggi so che si è sposato ed ha potuto metter su famiglia. Questo è ciò che dà valore al mio gesto». Felice Boffa, quella sera del 5 novembre 1994, scese a valle per verificare la situazione. Avvertito che il ponte era crollato, lasciata la sua vettura nei pressi del capannone Conterno, si avviò a piedi verso la zona del disastro, dove s’imbatte nel custode di casa Maccagno, che, a bordo del suo trattore, sperava di riuscire a salvare dall’abitazione allagata ancora qualcosa. Sul posto la situazione era terrificante: alcune macchine erano state inghiottite dalla voragine. Tra queste anche il “Pajero” su cui viaggiavano il 73enne Giuseppe Peisino, il 25enne Lorenzo Monti e il 27enne Giampiero Ballauri. Dei primi due si persero subito le tracce (furono poi ritrovati senza vita), Giampiero, invece, riuscì ad issarsi su un tavolo nel portico di un’abitazione, sfuggendo all’impeto delle acque. Le grida d’aiuto giungono fino al sindaco che, senza perdere un attimo, legatosi ad una corda fissata al trattore, si immerge nel fiume. Una sessantina di metri lo separano da Giampiero, che, visto il suo soccorritore giungere a nuoto, trovò la forza, nonostante le ferite, di buttarsi in acqua per andare incontro al sindaco e coricarsi sulle sue spalle. Il recupero fu la parte più pericolosa, la corda sembrava reggere, ma alberi e detriti avrebbero potuto tranciarla. Per fortuna tutto andò bene e i due riuscirono a raggiungere, stremati, la terraferma, dove un’ambulanza era pronta a trasportare il giovane all’Ospedale.