San Michele: Intorno al Maestro del Buon Gesù: la tesi di Michelangelo Giaccone

Ricerche sulla pittura monregalese del primo Cinquecento: la tesi di Michelangelo Giaccone è dedicata all’autore degli affreschi della Cappella del Buon Gesù a San Michele

Sopra un bricco a ridosso della via che da San Michele M.vì conduce verso Torre M.vì si trova un gioiello architettonico e artistico di cui sino ad oggi si conosceva davvero poco. A riscoprire questo straordinario ciclo di affreschi Michelangelo Giaccone con la sua tesi di diploma sulla “Comunicazione e Valorizzazione del patrimonio artistico contemporaneo” presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. In un’ampia campata voltata a crociera, un sofisticato programma cristologico che comprende profeti e santi racchiusi da clipei laureati. Nella parete absidale si presenta invece una grande scena tripartita con al centro la Vergine circondata dagli apostoli, sovrastata da un Cristo Giudice e affiancata da un gruppo di fedeli e dall’Angelo del Giudizio. Sulla parete sinistra, in fitte righe, alcuni passi del Corano tradotti in latino a significare che perfino i musulmani confermarono le testimonianze dei vangeli. La cappella del Buon Gesù come punto di partenza per la riscoperta di un periodo, il primo ‘500 monregalese, poco studiato, problematico e contradditorio. Un modo per ridare dignità anche al pittore rimasto anonimo e chiamato “Maestro del Buon Gesù” proprio in onore alla sua maggiore opera. Michelangelo, partito dallo studio della pittura, già a conclusione del triennio aveva dedicato la propria tesi alla storia dell’arte e in particolare all’artista Giovanni Borgna che, tra le sue opere, annovera l’affresco della chiesa patronale di San Biagio in Pamparato, paese di cui Giaccone è originario e in cui spesso fa ritorno per apprendere dal papà Andrea l’arte del legno. Anche in quel caso, coadiuvato dall’importante storico dell’arte Alberto Cottino, era andato alla riscoperta di un’opera e un artista tanto importanti quanto accantonati dalla critica di riferimento, guidando poi visitatori e turisti all’analisi del ciclo pittorico.
La sua tesi magistrale affianca ricerca storica e campagna fotografica, offrendo al lettore una documentazione utile a tracciare una memoria ridotta a pochissime testimonianze. Un periodo di transizione tra il Gotico e il Barocco che solo Lorenzo Mamino, in un saggio del 1985, aveva analizzato ma da un punto di vista architettonico. Date le differenti vicissitudini storiche, il “Rinascimento” non ha avuto tempo di affermarsi nel nostro territorio, presto soppiantato dal gusto della corte sabauda. «Partendo da un quadro generale, dal contesto, mi sono poi addentrato nel dettaglio, nel particolare di opere e artisti, parlando anche di Giovanni Perosino e del Maestro delle Madonne dagli occhi bassi – ha approfondito Michelangelo Giaccone –. In questo modo ho cercato di definire un’identità rinascimentale nella cultura figurativa monregalese scoprendo una direzione decorativa lombarda e in particolare pavese. Sono arrivato ad analizzare l’opera di quella che, a mio avviso, è la figura più importante del primo ‘500 non solo monregalese ma della nostra provincia. Una corrente che, purtroppo, presto soppiantata, ha lasciato un’eredità labile e generato isolate sacche di resistenza come nel caso di Oddino Barotto». Un lavoro prezioso perché, oltre a consolidare il catalogo attraverso lo studio dell’identità di mano, cerca di colmare, o meglio mettere le basi e creare gli strumenti per future disamine e approfondimenti su opere ingiustamente definite minori. Indagini che si muovono da Boves, attraversano le catene defendentesche e giungono, con qualche sorpresa, ad alcuni problemi ancora insoluti.