Un monregalese scrive la storia di “Cosa Nostra”

Autore è Nicola Zarbo, ispettore della Guardia di Finanza

«La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine» diceva Giovanni Falcone, in una delle sue frasi più note e citate. Sono parole che pongono l’attenzione sulla dimensione storica del fenomeno mafioso, l’ambito che ha scelto di indagare il monregalese Nicola Zarbo, in servizio in Sicilia come ispettore per la Guardia di Finanza. Zarbo ha provato a delineare, mettendo a frutto le sue competenze di storico (la sua formazione universitaria e postuniversitaria infatti si è svolta in tale ambito), le origini e lo sviluppo delle organizzazioni criminali, a partire dalle sue radici nel mondo agrario e pseudofeudale e seguendone gli sviluppi successivi. Un grande lavoro, che è stato distillato in un agile libretto “Storia di Cosa Nostra in Sicilia”, in uscita per la Panda Edizioni: uno strumento pensato per divulgare le nozioni utili a capire meglio un elemento che ha inciso così tanto sulla storia e sul tessuto sociale del nostro Paese. «Il mio lavoro mi ha portato ad approfondire dal punto di vista storico Cosa Nostra e così ho deciso di dedicare un progetto. La ricerca delle fonti, il confronto, la stesura… mi hanno preso in tutto più di un anno» racconta Zarbo. «Intanto mi sono confrontato con testi coevi, dedicati a episodi come Portella della Ginestra o altri, e poi nell’ultima parte, parlando del periodo stragista, lì ho attinti anche a fonti processuali e testimonianze di pentiti». Il libro arriva fino a trattare il processo Dell’Utri. L’autore non si spinge oltre: «Dal punto di vista dello storico, i fatti non si sono ancora sedimentati. Dopo siamo ancora nel campo della cronaca e del giornalismo». Lavorare su un tema come Cosa Nostra non è semplice anche perché in molti casi non ci si muove su nozioni certe o accertate. «In questi casi è necessario citare le tesi più accreditate – spiega ancora l’autore -, supportate da documenti ufficiali o testimonianze attendibili. Poi per completezza di informazione si dà conto anche di altre ipotesi». Mantenere completezza e sintesi è stata forse la sfida più difficile affrontata da Zarbo nel corso della redazione del libro: «Ho dovuto sfoltire parecchio, rinunciare ad alcune cose. E ho cercato di mettere le parti più interessanti e accattivanti, ma allo stesso tempo dare spazio agli episodi più significativi che hanno segnato la storia: l’uccisione di Dalla Chiesa, le stragi di Capaci e via d’Amelio, Portella della Ginestra, la prima e la seconda guerra di mafia… Mi è piaciuto citare e approfondire senza poi essere prolisso pure la collaborazione con la mafia americana per lo sbarco in Sicilia. Ci sono aneddoti molto curiosi. Nel corso della seconda guerra mondiale gli Americani, ad esempio, hanno paracadutato un fazzoletto a Don Calò Vizzini, boss di Partinico, in vista dello sbarco. Questi infatti aveva il compito di guidarli sulla strada giusta. Anche il fascismo aveva rapporti “sotterranei” con la mafia. La propaganda diceva che il fascismo era riuscito a debellare la Mafia: in realtà Mori, il prefetto di ferro, aveva neutralizzato i lavoranti, ma i “Pesci grossi” erano ancora indisturbati in circolazione».