Monastero di San Biagio rivive come sede di “Casa do menor Italia”

L’inaugurazione con il fondatore delle Case di accoglienza per i ragazzi di strada in Brasile p. Renato Chiera. La messa col vescovo

Una due-giorni che, nonostante il tempo un po’ inclemente, ha visto il Monastero di San Biagio a Mondovì rivivere, nel momento dell’inaugurazione,  in questo sito di grande valore storico, religioso ed artistico, della nuova sede dell’Associazione “Casa do menor Italia” Onlus ONG, composta da  volontari che sostengono l’opera preziosa e coraggiosa di don Renato Chiera, missionario villanovese, fondatore delle “Case do menor” sia in terra brasiliana da 35 anni ed ora anche in Guinea Bissau (Africa) per l’accoglienza ed il riscatto dei ragazzi di strada, segnati da tanta precarietà e da  profondo disagio.

Oltre ad un momento rievocativo della storia antica e recente del Monastero di San Biagio, sabato mattina con il prof. Giancarlo Comino, l’arch. Gemma Fulcheri, la prof.sa Chiara Mongiardino e don Corrado Avagnina; si è avuto anche il pomeriggio di emozioni e auguri per la festa degli 80 anni di don Renato Chiera. E quindi il convegno teologico domenica mattina su “Una Chiesa missionaria e sinodale secondo il Vangelo” con i docenti di teologia Serena Noceti e don Gianluca Zurra a dialoga con don Renato Chiera… Ecco che nel pomeriggio di domenica si è chiuso l’evento inaugurale con la presenza del vescovo mons. Egidio Miragoli che ha presieduto l’Eucaristia.

Un segno di speranza

«Siamo qui per una inaugurazione, e quindi per un nuovo inizio – ha detto nell’omelia alla Messa nella nuova sede di “Casa do menor Italia” al Monastero di San Biagio, il vescovo Egidio, iniziando con tre suggestioni –: una realtà nasce, un’esperienza comincia, e questi sono sempre motivi di festa e di gioia, e di una gioia palpabile. Oggi, poi, in un’epoca in cui tante realtà e istituzioni (anche cattoliche), esaurita la loro forza propulsiva, sembrano declinare e tramontare senza rimedio, il sorgere di una nuova istituzione caritativa è davvero un segno grande di speranza».

Fedeltà all’ispirazione originaria

«Che la festa di inaugurazione inizi celebrando l'Eucarestia, non è un caso. "Casa do menor" non è infatti una istituzione benefica qualunque – ha proseguito il vescovo –; essa nasce dal ministero e dalla vita missionaria di un sacerdote diocesano, don Renato. Si tratta di un'opera pastorale ed ecclesiale che trova la sua ispirazione e la sua motivazione ultima nel Vangelo, nella fede in Gesù, sulle cui orme vuole camminare, e a cui vuole chiedere la forza dello Spirito. Sarà importante per la vita e la continuità di quest’opera che essa, pur nella sua autonomia, resti fedele alla sua ispirazione originaria e al suo collegamento ecclesiale: nasce da un membro della Chiesa monregalese e nell’alveo della Chiesa monregalese, ad essa darà e da essa speriamo possa ricevere, nel mutuo scambio che deve caratterizzare tutte le realtà che esistono perché esiste il Vangelo».

Dentro una storia di spiritualità

«"La Casa do menor Italia", infine, ha posto le sue radici su un terreno che fin dal suo inizio è stato luogo di storia e di spiritualità: il monastero san Biagio – ha aggiunto il vescovo –. La struttura e particolarmente la chiesa con i suoi antichi affreschi ce lo ricordano. Sarebbe bello che anche questo costituisse un richiamo costante a conservare l'ispirazione originaria. Le pietre e l’arte come monito affinché un’identità profonda sia riverberata non solo dalle parole ma anche dai fatti: nella sua concretezza materiale e nei suoi atti, questa Casa sia luogo caratterizzato dalla fede e dalla carità, e quindi dalla speranza. Con un’immagine, potremmo auspicare che anche la nuova realtà che oggi prende avvio ufficialmente, affondasse saldamente le sue radici in un “humus” di spiritualità nel quale l’azione è illuminata dal Vangelo ed è preceduta e sostenuta dalla preghiera. Il mondo è pieno di istituzioni filantropiche che diventano “vetrine”, ostentazione, ricerca di business, e fanno passare in secondo piano lo scopo per il quale esistono e i poveri che vogliono aiutare. Solo un radicamento nel Vangelo e in una spiritualità davvero evangelica può salvare da una simile deriva, ed è ciò che mi piace auspicare per la “Casa do menor”».

(ampio resoconto della due-giorni al Monastero di San Biagio e l’intero testo dell’omelia del vescovo su “L’Unione” in formato cartaceo, in edicola mercoledì)

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