Il caso Mondo Acqua e quel “pasticcio” da 41 milioni di euro. Stasera se ne parla in Consiglio

Anche se si parla di acqua... potrebbero "volare fiammate" questa sera - giovedì 29 settembre - in Consiglio comunale a Mondovì. Perché il tema idrico è un tema spinoso, critico ma soprattutto di enorme peso. Che è successo col bando PNRR per le risorse idriche? Perché la Granda si è vista respingere la richiesta di finanziamento da 41 milioni di euro? E cosa c'entra Mondo Acqua in tutto questo? Se ne discuterà questa sera a Mondovì per via di un'interrogazione presentata dal Centrodestra.

Tuttavia, su questo "enorme pasticcio", non facile da districare, L'Unione Monregalese qualche settimana fa aveva realizzato un grosso approfondimento, che ora pubblichiamo qua in modo integrale.

IL DOCUMENTO

«La richiesta di finanziamento non è ammessa per mancanza di requisiti di uno dei soggetti: Mondo Acqua ha titolo». È questa la sentenza che costa ai Comuni della provincia di Cuneo 41 milioni di euro.

La frase sta nel documento ufficiale che il responsabile del procedimento per i fondi PNRR chiesti per gli interventi idrici ha spedito all’Ente di governo per le acque della Granda, Ato-4. Documenti alla mano, non è sbagliato dire che “il caso Mondo Acqua” è stato considerato il vero discriminante di un pasticcio costato alla Granda 41 milioni di euro. A torto o a ragione, questo lo si capirà: ma per ora le cose stanno così.

COS’È SUCCESSO? (UN RIEPILOGO)

Lo scorso marzo, dal PNRR arrivò l’occasione per ottenere un enorme finanziamento per interventi sulle reti idriche attraverso un bando. L’Ente provinciale che governa le tematiche idriche di tutta la provincia di Cuneo è l’Ato-4, la cui assemblea comprende tutti i Comuni della Granda più una quota spettante alla Provincia.

Così a maggio l’Ato-4 partecipò al bando chiedendo un finanziamento per 41 milioni di euro. Un malloppo enorme per interventi sulle reti idriche di tutta la provincia di Cuneo: reti che oggi sono gestite, in parte, dai gestori privati o semi-privati (come Mondo Acqua, appunto, società mista) e in parte dall’unica mega-azienda pubblica CoGeSi nata qualche anno fa per prendere in carico, una dopo l’altra, tutte le gestioni locali. In alcune zone della Granda, le aziende idriche precedenti sono già confluite sotto CoGeSi (per esempio a Cuneo, con Acda). Altre invece no: come Mondo Acqua, la cui concessione è scaduta nel 2021 ed è attualmente “in proroga”, in attesa di finire inglobata.

Poche settimane fa è arrivata la risposta dal PNRR per il finanziamento da 41 milioni: la domanda dell’Ato-4 non è stata ammessa. Attenzione: non «ammessa ma non finanziata», ma proprio respinta. Per mancanza di requisiti.

COGESI: «È DOVUTO AI “GESTORI USCENTI”»

Perché è stata respinta? In una comunicazione ufficiale, CoGeSi ha precisato: «La proposta non è stata ammessa in quanto il Ministero ha ritenuto che uno dei gestori uscenti (considerazione che per analogia può essere estesa a tutti i gestori uscenti: Alpi Acque, Tecnoedil, Alse e Mondo Acqua), che di fatto stanno ancora gestendo parte del territorio provinciale, non avesse i requisiti soggettivi richiesti dal bando stesso».

“Uno dei gestori uscenti”? In realtà – qua sta il punto – la lettera di respingimento non parla di “gestori uscenti” al plurale. E men che meno “estende per analogia” la questione agli altri.

Anzi: parla ben chiaramente di uno solo di questi gestori, ovvero Mondo Acqua, il  gestore monregalese: «La richiesta di finanziamento non è ammessa per mancanza di requisiti di uno dei soggetti: Mondo Acqua ha titolo a esercire il servizio idrico scaduto il 31 dicembre 2021». La cosa ovviamente ha spiazzato Ato-4.

Lo abbiamo chiesto direttamente al presidente dell'Ato-4, Mauro Calderoni (sindaco di Saluzzo): «Una motivazione non chiara, per noi – ci ha detto –. Mondo Acqua non è l’unico gestore uscente privato con le concessioni scadute e in fase transitoria. Non capiamo perché, se gli altri vanno bene, quello invece no».

Secondo CoGeSi, i gestori privati sono stati inseriti per non tagliare fuori nessuno: «La proposta di finanziamento è stata costruita mettendo insieme le esigenze di tutti i territori provinciali: sia quelli gestiti da CoGeSI insieme ai propri soci, che quelli ancora gestiti dalle società miste e/o private». Perché? «Perché sarebbe stato scorretto escludere a priori quasi metà degli utenti cuneesi e perché i sindaci delle aree ancora gestite dai gestori uscenti non avrebbero approvato una proposta che avesse previsto l’esclusione aprioristica di tali aree». Ed è qua che la questione diventa politica.

UNA QUESTIONE (ANCHE) POLITICA… COME SEMPRE

Onestà intellettuale impone di dire che il “pasticcio” non è esploso per caso. Ci sono, ovviamente, diramazioni politiche. Una settimana prima il coordinatore provinciale di Forza Italia Maurizio Paoletti aveva sparato un… missile contro il presidente Ato-4 (Calderoni, che è del PD) tuonando: «È necessario che il presidente Calderoni chiarisca pubblicamente, ed al più presto, le ragioni della non ammissione». Non dimentichiamoci che fino a una settimana fa eravamo in piena campagna elettorale. Per giunta, una campagna doppia: il 25 settembre si è votato anche per la Provincia, e uno dei candidati presidenti era proprio il sindaco di Mondovì, poi eletto, Luca Robaldo.

Ecco infatti che CoGeSi precisa subito che la proposta di partecipare al bando era stata «approvata all’unanimità dalla Conferenza dell’Ato- 4» e che la decisione «era stata assunta dopo che l’Ato-4 aveva formulato al Ministero due richieste di chiarimento in merito alla possibilità di agire in tal senso con altrettante risposte “vaghe ma possibiliste”». Come a dire: guardate che eravate tutti d’accordo, pur sapendo che non c’erano risposte certe. Si era cercata l’unanimità, la si era raggiunta. E allora adesso non ci si divida.

«CI RIPROVIAMO A OTTOBRE». O SI FA RICORSO

Tanti saluti a quei 41 milioni, dunque? CoGeSi spera di no: «Sarà possibile ripresentare la domanda di finanziamento in occasione della seconda “finestra temporale” già prevista nel bando PNRR, che scadrà il 31 ottobre». Ma cosa cambia, da qui a ottobre? Se “il pasticcio Mondo Acqua” esiste oggi… esisterà anche fra un mese. Oppure no? Calderoni: «Siamo in attesa che arrivi la quantificazione del valore residuo della quota privata di Mondo Acqua, che andrà poi versata ai soci privati al momento della liquidazione. Questa quantificazione dovrebbe arrivare a ottobre».

Pochi giorni prima, il presidente di Mondo Acqua, Piercarlo Pellegrino, ci aveva spiegato come funziona questa “fase transitoria”: «Abbiamo già affidato una consulenza specifica per la quantificazione del valore residuo della concessione da riconoscere al gestore uscente, che deve essere aggiornata sui dati del bilancio 2021 ed essere inoltrata nuovamente all’Ato-4». Significa, tradotto in poche parole, che quando Mondo Acqua confluirà in CoGeSi (o in una delle società che ne fanno parte), si dovranno "sistemare i conti" coi soci privati e col capitale privato. Una cifra che è in fase di quantificazione ma che, come è facile prevedere, ammonterà a svariati milioni di euro.

Dunque a ottobre che cosa si fa? «Abbiamo davanti tre strade – ci aveva spiegato Calderoni –: la prima è quella di cercare un’interlocuzione col Ministero, provando a capire se si è trattato di un errore, visto che per gli altri gestori privati non sono state sollevate osservazioni; la seconda è quella di ripresentare la domanda escludendo le zone gestite da privati». E questa “seconda strada”, per capirci, lascia Mondovì e il Monregalese fuori dal malloppo. E la terza? «Fare ricorso».

E ORA MONDOVÌ CHE FA?

La cosa ha "fatto rumore" a Mondovì. Anche perché, di fatto, Mondo Acqua sta diventando il “caso-discriminante” che potrebbe o stare fuori dai finanziamenti, se Ato-4 decidesse di escluderla (è l’opzione che Calderoni indicava come “seconda strada”), o farli perdere a tutti (come di fatto è già avvenuto e potrebbe riaccadere).

Il sindaco Luca Robaldo non era nascosto e aveva risposto alle nostre domande: «Stanno venendo al pettine nodi che, per anni, i miei predecessori hanno cercato di risolvere. Confido che la convenzione, che è datata 2016 e che prevedeva la proroga delle concessioni a Mondo Acqua, possa valere in sede della nuova domanda per il finanziamento».

Perché dovrebbe essere così, se la concessione è scaduta? A rassicurare il Comune, c’è una nota di Mondo Acqua in cui si afferma che la gestione va considerata valida a tutti gli effetti sino al subentro del gestore unico. Ce lo aveva anticipato anche Pellegrino: «La convenzione stipulata con l’Ato prevedeva sin dall’origine che Mondo Acqua proseguisse la sua attività sino alla piena operatività del nuovo gestore provinciale. Situazione, a oggi, non ancora verificatasi».

Non basteranno certo due mesi per fare tutto il passaggio. Potrebbe volerci un anno intero, in cui si continuerà “in proroga”. A Mondovì qualcuno sta pensando di rimettere tutto in discussione e prendere strade diverse dal gestore pubblico? «Al momento non mi pare ci sia la necessità di tornare sull’argomento – aveva risposto Robaldo –, dal momento che esistono ben due delibere, e di due Amministrazioni diverse (una con Viglione e una con Adriano), che dicono la stessa cosa sulla strada da seguire. Ma se fosse il Consiglio comunale a volerlo fare, non sarò certo io a impedirlo».



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