Cebano e Valbormida: il dr. Nardini cessa l’attività

Carenza di medici: lettera dei sindaci della Valbormida cunesse all’Asl

Dal 1º ottobre il dr. Giorgio Nardini cessa l’attività di medico di assistenza primaria con ambulatori a Ceva, Monesiglio, Saliceto, Prunetto. Pertanto, al fine di non interrompere la continuità dell’assistenza, gli assistiti ancora in carico al dr. Nardini dovranno effettuare la nuova scelta del medico tra quelli disponibili nell’ex ambito territoriale di Ceva, secondo le seguenti modalità: online, se in possesso delle credenziali per l’accesso al Sistema Piemonte, attraverso il Fascicolo Sanitario Elettronico e con l’applicazione “Il mio medico” presente sul portale www.salutepiemonte.it accessibile con SPID, CIE o TS-CNS; recandosi, a decorrere da lunedì 3 ottobre, presso gli Sportelli della scelta/revoca presso l'Ospedale di Ceva, reg. San Bernardino (dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 17); presso l'Ospedale Vecchio Ceva, Distretto SUD-EST in via XX Settembre 1 (lunedì dalle 8,30 alle 12,30, mercoledì dalle 9,30 alle 12,30 e giovedì dalle 14 alle 16,30); presso lo sportello del Distretto SUD-EST a Monesiglio (martedì dalle 9 alle 12,30); presso lo sportello del Distretto SUD-EST a Saliceto (martedì dalle 13,30 alle 15,30).
È necessario essere muniti della seguente documentazione: tessera sanitaria, documento d’identità in corso di validità, delega nel caso in cui non possa presentarsi il diretto interessato corredata dalla fotocopia del documento d’identità e tessera sanitaria.

Gli assistiti potranno effettuare la nuova scelta del medico nell’ambito territoriale unico del Distretto di residenza/domicilio. Inoltre, qualora la distanza tra la residenza/domicilio dell’assistito e lo studio del medico di medicina generale (MMG) che si  intende scegliere superi i 20 chilometri, si dovrà acquisire l’accettazione da parte del MMG nei cui confronti si intenda effettuare la scelta e compatibilmente con la disponibilità di posti al momento della scelta.

Carenza di medici: lettera dei sindaci della Valbormida cunesse all’Asl
(ro.po.) – A farsi promotore dell’iniziativa è stato il sindaco di Camerana, Massimiliano Romano, che ha predisposto una lettera da firmare assieme ai sindaci di Gottasecca, Marco Malnati, di Monesiglio, Giuseppe Galliano, di Prunetto, Luigi Costa, e di Saliceto, Luciano Grignolo e da indirizzare al direttore generale dell’Asl CN1, dr. Giuseppe Guerra. A far perseguire questa iniziativa è stato il prossimo pensionamento del dottor Giorgio Nardini, previsto per il 30 settembre. Il collocamento in pensione del dottor Nardini ha lasciato nei “guai” un centinaio di mutuati nel territorio dei cinque Comuni succitati, avendo i tre medici rimasti in servizio, dottori Emilio Baldi, Edoardo Nardini e Ugo Valesano, già raggiunto il numero massimo di mutuati. Scrivono i cinque sindaci: «Con la presente si comunica che con il prossimo pensionamento del dottor Giorgio Nardini ed il nuovo collocamento dei suoi mutuati presso gli altri tre medici operanti sul territorio dei nostri Comuni, sono rimasti esclusi circa 100 utenti che sono costretti a ricercare professionisti operanti in altre zone distanti parecchi chilometri dal nostro territorio. Situazione inaccettabile per la popolazione di un territorio già in carenza di servizi essenziali, in primis il trasporto pubblico». Vi è da rimarcare, inoltre, che si tratta di cittadini il più delle volte avanti con gli anni e quindi con difficoltà sia negli spostamenti che nell’uso delle nuove tecnologie. I sindaci concludono la loro lettera suggerendo una soluzione al problema: «Si richiede pertanto di ovviare a questo inconveniente valutando una deroga al numero massimo di mutuati per ogni medico della zona (Baldi, Nardini E. e Valesano) per evitare spostamenti molto difficoltosi per una utenza in maggioranza anziana». Il problema sollevato dai sindaci valbormidesi pare sia condiviso da altre zone amministrate dal punto di vista della Sanità dall’Asl CN1 e anche in altre parti d’Italia. Ed è un problema destinato ad accentuarsi per la sempre minore disponibilità dei medici a trasferirsi in territori poco appetibili dal punto di vista professionale.



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