I Comuni come ultimo baluardo per chi sceglie la montagna: “Non ci diamo per vinti”

La realtà sociale di paesi a rischio spopolamento. La carta del turismo da giocare sulle peculiarità del territorio. Le sfide di servizi da assicurare alla gente

I Comuni che possono e devono essere considerati turistici come Roburent, forte soprattutto delle sue frazioni San Giacomo e Cardini, si trovano ad amministrare due tipi di utenze, residenti stanziali e villeggianti, con esigenze molto differenti tra loro. Non sempre è semplice conciliare le diverse necessità. I servizi, scontrandosi con le leggi del mercato, in montagna hanno sicuramente un costo maggiore e non vengono adeguatamente finanziati o per lo meno sostenuti dal Governo centrale. «Gli Enti locali cercano di venire incontro alle attività che resistono e rappresentano veri e propri presidi, tutelando posti di lavoro e facendo sì che i cittadini possano continuare a usufruirne – spiega il sindaco di Roburent, Giulia Negri –. Il trasporto scolastico, la mensa sono solo alcuni dei servizi che le nostre Amministrazioni si sforzano di offrire gratuitamente o a un prezzo inferiore alle famiglie che scelgono di vivere in valle: anche con questo, si tenta di frenare lo spopolamento e il definitivo abbandono». Gli eventi catastrofici come le alluvioni che, in seconda battuta, riguardano anche i centri ai piedi delle valli, sono spesso figli di una minor cura delle montagne rispetto ai periodi passati: i Comuni, gli Enti più vicini alla popolazione e che meglio conoscono le esigenze di un territorio, hanno la sensazione di essere lasciati soli in questa loro battaglia. I centri montani delle Valli monregalesi risentono, più di tutto, del drastico spopolamento vissuto negli ultimi decenni che ha inevitabilmente sottratto forza lavoro, idee ed energie al territorio. «Ogni tipo di attività oggi si scontra con questo fattore, che sembra ormai incontrovertibile – dichiara il sindaco Franco Borgna –. Con la perdita di “numeri”, lo Stato centellina i sussidi e, diciamolo, presta una minore attenzione alle problematiche che affronta quotidianamente chi rimane. Anche dal punto di vista economico, quindi, le risorse sono limitate e vengono in parte sopperite dalla volontà dei residenti che, a fatica e attraverso opere di volontariato, garantiscono a sé stessi e agli altri i servizi aggiuntivi di cui avrebbero bisogno». Uno spirito “missionario” che si ritrova negli stessi amministratori, che rinunciano alle loro indennità per rimpinguare le casse del Comune. «Come sindaco non ho ancora percepito alcuna retribuzione, nonostante le tante spese affrontate: trovo giusto farlo, ma un Ente non dovrebbe poter contare solamente su una base volontaristica – spiega Borgna –. La stessa cosa accade per i tanti volontari di Associazioni, Pro loco che mantengono vivaci e dinamiche le nostre comunità, ma si devono quotidianamente scontrare con l’enorme peso burocratico imposto su ogni tipo di attività». Nonostante le difficoltà, Pamparato cerca di garantire alla popolazione servizi importanti che, però, costituiscono un grosso peso per le casse comunali, su tutti la Casa di riposo salvata da una possibile chiusura.
Anche Montaldo, inevitabilmente, risente di un forte decremento nel numero di residenti ma, grazie soprattutto alla frazione di Sant’Anna Collarea, può contare su una discreta schiera di giovani e giovanissimi, molto legati al territorio, che fanno ben sperare per gli anni a venire. «Ragazzi che hanno avviato o mantengono attività locali, garantendo anche una continuità nei servizi e nei presidi per il territorio – ha commentato il sindaco Giovanni Balbo –. La sfida, negli ultimi due anni di mandato, sarà riuscire a garantire la stessa prospettiva anche al capoluogo dove, invece, ancora manca un vero e proprio punto di riferimento. Sicuramente, per non perdere queste preziose risorse, servirebbe un maggiore sforzo da parte di Regione e Stato per garantire sgravi, sussidi e servizi». Per il sindaco non ci sono dubbi: la risorsa da cui partire, il vero punto di forza, è il territorio. «Le nostre valli sono ancora vergini e quindi sfruttabili da un punto di vista agricolo, in linea con le nuove tendenze turistiche che seguono l’autenticità dei prodotti, la natura incontaminata e l’amore per l’ambiente – dice Balbo –. Siamo una delle zone meno inquinate d’Italia e da lì dobbiamo ripartire, preservando e avendo cura di questo tesoro che abbiamo ricevuto in dono. Intorno ai nostri prodotti dobbiamo creare una filiera capace di dare il giusto valore a ciò che produciamo».



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