La Provincia di Cuneo è poco competitiva: i risultati di uno studio universitario

I risultati di uno studio dell’Università Liuc - Cattaneo, presentati nel corso di un convegno promosso dalla Ascensori Rossini a Vicoforte. I dati di un territorio che non guarda al futuro

Vicoforte ascensori rossini

Quanto è competitiva la Granda? Nell’immaginario collettivo l’operosa provincia, con il suo tessuto industriale ricchissimo di piccole-medie imprese e con alcune aziende di livello nazionale e internazionale, non sarà forse ai vertici delle classifiche, ma di sicuro non nella parte bassa. Eppure non è così. Lo svela uno studio realizzato dagli esperti della Liuc - Università Cattaneo, Istituto specializzato proprio nella cultura d’impresa. Cuneo è poco competitiva e quello che è peggio è che perde terreno ogni anno, in diversi settori. Le cose vanno così male? Oggi no, ma in futuro probabilmente sì: per capire cosa sta accadendo è necessario prima comprendere quale sia con precisione il concetto di competitività. Si tratta di un fattore complesso da valutare e da calcolare, ma in sostanza è un indicatore che tiene conto dell’innovazione che produce un territorio, dell’andamento dei suoi settori strategici, della loro evoluzione. Inoltre, del tasso di scolarizzazione e di impiego dei suoi abitanti, oltre che del gender gap e dell’occupazione giovanile e femminile. Quello che svela lo studio, realizzato da Fernando Alberti e Federica Belfanti, è il ritratto di un territorio seduto sugli allori, che ha goduto di una forte ascesa in passato e che sta ancora in parte brillando di quella luce riflessa. Il destino però è il declino, se quel tessuto imprenditoriale non guarda al futuro. Gli investimenti fatti nel settore delle start-up sono pari a zero, sul territorio non esistono incubatori o acceleratori di idee, ovvero spazi appositi dove finanziare e sviluppare progetti innovativi. Ci sono solo due fab-lab ovvero officine di fabbricazione digitale, utili per le sperimentazioni. È in crescita il numero dei Neet e dei disoccupati giovanili e il gender gap è ancora significativo, al di sopra della media di quello del resto dell’Italia e del Piemonte. Inoltre, c’è un significativo divario tra i laureati e i diplomati, segno di una sfiducia nel sistema universitario in relazione all’inserimento in azienda di risorse con istruzione accademica. Così queste vanno altrove in cerca di opportunità, impoverendo il territorio. «La consapevolezza è importante – la conclusione dei relatori – la fotografia è disperante ma non irrimediabile. Per sapere quale direzione prendere e interrogarsi sul futuro è importante sapere dove si è, qual è la propria situazione. Sta agli attori sul territorio prenderne coscienza e mettere in atto strategie guardando al futuro». Questo è il senso dell’intero incontro, promosso dalla ditta Ascensori Rossini proprio per presentare e divulgare il report: 250 pagine di analisi e dati aggregati per essere messi a disposizione di tutti. «La nostra è un’azienda benefit – spiega il patron Luciano Rossini, affiancato al tavolo dai figli Alice, Valentina, Danilo e Mattia, la terza generazione della famiglia impegnata in azienda –, questo significa che ogni anno, nel bilancio, ci impegniamo formalmente a destinare delle risorse all’innovazione e allo sviluppo del territorio. Questo studio che abbiamo commissionato è funzionale proprio a questo scopo. Noi siamo in un percorso che ci vedrà consegnare il territorio ad altri che vengono dopo di noi, è nostra responsabilità costruire il futuro».

I dati

La Provincia di Cuneo è attualmente 41ª nella classifica delle Province più competitive, tra Siena e Cremona: dal 2021 ha perso cinque posizioni. Il dato va imputato principalmente all’immobilismo generale e a una perdita di posizioni nello sviluppo delle competenze.

Cuneo è 29ª nel tessuto industriale (guadagna una posizione)
71ª nel campo delle performance imprenditoriali (guadagna due posizioni)
28ª in sviluppo finanziario (guadagna 30 posizioni)
34ª in innovazione
73ª nel campo dello sviluppo delle competenze (perde 43 posizioni)
In Provincia sono attive 45.869 imprese, di cui 4.594 sono manifatturiere. Il 99% del totale è costituito da Piccole Medie Imprese. Cuneo è 3ª nell’industria delle bevande, 5ª nelle industrie alimentari, 8ª nella fabbricazione autoveicoli, 6ª nella produzione ferrotranviaria, 10ª nel campo del legno.

Dal 2009 al 2020 si sono rivelate in netta crescita il tasso di disoccupazione giovanile (+47%), il numero di giovani che non studiano né cercano lavoro (+30%) ed il tasso di disoccupazione femminile (cresce del 61%).

A livello di innovazione, Cuneo partiva da una posizione di vantaggio rispetto al resto delle province, ma ha vissuto un lento declino nel tempo. Migliora solo la propensione a registrare marchi. Soffrono i brevetti, inoltre il 54% dei brevetti registrati in Provincia proviene da quattro Comuni: Barge, Casalgrasso, Alba, Cuneo. Solo il 33,7% delle imprese dichiara di essere alfabetizzata digitalmente.



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