Mondovì, ancora scontro sullo Statuto: approvata la variazione senza l’emendamento del centrosinistra. Si va al “terzo giro”

Poteva essere un momento di condivisione. E invece, col cavolo: si tira dritto. In un Consiglio comunale riunitosi venerdì 14 ottobre con diverse presenze "da remoto", collegate in video conferenza (tra cui lo stesso sindaco Luca Robaldo, oltre ai consiglieri Bessone e Ippoliti, più l'assessore Terreno), l'Amministrazione comunale ha riportato in votazione la variazione dello Statuto comunale bocciata due settimane fa.

Era il "secondo tentativo", dopo che il 29 settembre il punto era stato cassato: a votare contro erano stati tutti e sei i consiglieri di minoranza, i tre di centrodestra e i tre di Centrosinistra. Peraltro, con critiche molto aspre. 

Critiche su cui, oggi,  è tornato il presidente Elio Tomatis: «Sono state espresse parole fuorvianti. Non stiamo proponendo modifiche stravolgenti - ha detto -, ma modernizzazioni. Tirare in ballo "questioni di metodo", come è stato fatto, è una di quelle espressioni da Prima Repubblica: discorsi da 30 anni fa, una scatola vuota per dire che la sostanza delle cose è intimamente condivisa ma per altre ragioni non lo è».

Come spiegavamo in questo articolo - CLICCA QUI -, la legge prevede che per modificare lo Statuto, carta fondante del Comune, sia necessaria in prima battuta la “maggioranza qualificata” ovvero il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri. Lo specifica il Testo unico per gli enti locali (267/1000): «Gli statuti sono deliberati dai rispettivi consigli con il voto favorevole dei due terzi dei consiglieri assegnati». Il Consiglio è costituito da 17 componenti (16 consiglieri più il sindaco), di cui 11 di maggioranza e 6 di minoranza. Il quorum di due terzi è a 12: dunque, per far approvare la modifica, sarebbe servito almeno un voto dalla minoranza per portare il totale dei favorevoli a 12. Invece la volta scorsa era finita 11 a 6. Tutti e sei i consiglieri di opposizione avevano votato contro: Gasco, Pulitanò, Rosso, Morandini, Oreglia e anche la nuova entrata, la consigliera Laura Gasco che ha sostituito il dimissionario Ferreri.

La medesima normativa, Testo unico 267, consente un "piano-B": «Qualora la maggioranza di due terzi non venga raggiunta - scrive -, la votazione è ripetuta in successive sedute da tenersi entro trenta giorni e lo Statuto è approvato se ottiene per due volte il voto favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche alle modifiche statutarie». Dunque l'Amministrazione ha riportato il punto in votazione.

Nel frattempo, però, è successo qualcosa: nell'ultima riunione della Commissione consiliare amministrativa, i consiglieri del Centrosinistra Cesare Morandini e Davide Oreglia hanno proposto un emendamento "di garanzia", chiedendo di allargare una delle maglie. Laddove l'Amministrazione prevedeva di inserire all'art. 23 la frase: «Le Commissioni comunali consultive (...) sono composte da rappresentanti designati dai gruppi dal Consiglio comunale», il Centrosinistra ha chiesto di aggiungere «I gruppi ne indicheranno i nomi: due terzi da parte della maggioranza e un terzo da parte della minoranza».

Cesare Morandini interviene in Consiglio: «Con questo emendamento vogliamo evitare il rischio, diciamo ipotetico, che una Commissione venga costituita solo da membri scelti dalla maggioranza. Magari non oggi, ma da una maggioranza in futuro. Verrebbe fuori una Commissione "appiattita" sull'Amministrazione: scelta che dequalificherebbe la Commissione stessa, la priverebbe di autorevolezza. Rendendola "di parte" e senza regole». Il presidente Tomatis: «Non ne vedo la necessità. Una richiesta ultronea e un poco sorprendente: non vogliamo una Commissione "di maggioranza" o "di minoranza". Si andrebbe indietro di decenni. Se la Giunta avesse voluto fare un "tavolo di esperti", l'avrebbe fatto. Noi vogliamo coinvolgere il Consiglio». Si accoda il consigliere di maggioranza Marco Bellocchio: «È nel vostro emendamento che si cade nella logica politica e di parte. Dove starebbe la "distorsione", se una Commissione viene votata dal Consiglio comunale, ovvero dall'organo più democratico di tutti?».

Una clausola di garanzia o una distorsione? Sia come sia, forse sarebbe valsa il voto favorevole almeno di una parte dell'opposizione. Un'offerta di tregua? La maggioranza non l'ha vista così. Che sia per ripicca (come a dire: se voi avete votato contro a noi, noi votiamo contro di voi) o per semplice applicazione della norma (vi dimostriamo che possiamo approvarla senza di voi), si va avanti. La politica è questa, le larghe intese non sono sempre la norma.

L'emendamento è stato bocciato (a favore tutta la minoranza, contro tutta la maggioranza). La variazione invece è stata approvata a maggioranza. Contrari, nuovamente, tutti e sei i consiglieri di minoranza. Dovrà passare nuovamente in Consiglio, per l'avvallo definitivo.



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