Enrico Mattei, l’era del Corsaro

Il 27 ottobre scorso si sono ricordati i sessant’anni dalla tragica morte di una figura di primo piano della politica nazionale: dalla fondazione dell'Eni, passando per gli accordi commerciali con l’URSS, fino alla morte con il dubbio del coinvolgimento da parte delle “Sette sorelle” del petrolio.

Nella stagione estiva monregalese, Museo Pasolini di Celestini ha posto uno sguardo sulla figura di Enrico Mattei, personaggio fondamentale per l’Italia del secondo dopoguerra nello scacchiere geopolitico mondiale.

Per quanto ancora alla ricerca di una verità sulla sua morte, che riesca ad andare al di là di quelle processuali, è innegabile che una figura come la sua, proprio perchè intrecciata alla nascita ed allo sviluppo della democrazia in Italia e della sua economia, abbia coinvolto il mondo della cultura. E quale migliore autore per avvicinarsi alla figura di Mattei può essere Pasolini che (citando Cerami) racconta, dalla prima poesia scritta a sette anni fino ai suoi ultimi lavori – “Salò” e l’incompiuto “Petrolio” –, la storia dell’Italia dalla seconda guerra mondiale agli anni ‘70.

Mattei è stato un uomo di potere e del potere: ha pesantemente influito e condotto la politica italiana sottotraccia se non nella sua fase costituente – esponente della DC uscita dal CLN e deputato tra il ‘48 e il ‘53 – reggendo le fila del Paese in uno scontro di poteri.

Convinto che l’Italia avesse necessità di un’indipendenza energetica, ha accompagnato il Paese in una visione assai multilateralista, poco amato da quella politica che guardava alla conservazione del potere e dagli industriali di casa nostra, così come dai francesi, che vedevano lesi i propri interessi in Algeria, e da inglesi ed americani che trovavano in ENI un robusto antagonista, in modo particolare in Sud America.

Mattei sarà un precursore in ambito energetico, ma saprà cogliere anche la sfida della carta stampata: la nascita de “Il Giorno” rappresentò oltre a un nuovo quotidiano contrapposto al “Corriere della Sera”, anche una posizione editoriale alternativa e dalla cui redazione a metà anni ‘70 Eugenio Scalfari attingerà a piene mani per andare a costituire lo zoccolo duro de “la Repubblica”.

Nella sua visione marxista, Pasolini inquadra l’importanza delle materie prime e dei combustibili nel predominio dell’imperialismo capitalista, in cui le masse sottoproletarie subiscono i destini del mondo.

Non sappiamo quale la posizione di Pasolini verso Mattei, ma sicuramente ne riconosce il ruolo, e proprio per questo ne seguirà fifi no all’ultimo il percorso, ritenendolo ingranaggio fondamentale nei rapporti di forza, interni ed internazionali, della politica nazionale. Mauro De Mauro invece fu giornalista scomparso in circostanze ancora ignote, proprio durante le ricerche – di supporto anche al lavoro del film di Francesco Rosi – sulla presenza dell’industriale nei giorni antecedenti la morte. La facilità con cui venne aperta, e chiusa, l’indagine sulla morte di Mattei destava troppi sospetti perchè non si dovesse approfondirne la dinamica. De Mauro scomparve, e con lui i segreti che si diceva avesse scoperto.

La figura di Enrico Mattei segna indissolubilmente la storia del nostro Paese, così come la sua morte rappresenta uno degli episodi chiave, insieme al ‘68, al “golpe” Borghese e alle Stragi di Stato, di quella strategia della tensione che negli anni ‘70 porterà il Paese vicino ad una guerra civile e che solo la voglia di democrazia e di libertà di parte della sua classe dirigente permetterà all’Italia di rimanere in equilibrio.

Leggi gli altri articoli dello speciale:

Lorenzo Barberis - Mattei a Mondovì?

Paolo Roggero - 27 ottobre 1962, una giornata particolare

Giovanni Rizzi - "il caso Mattei": l’inchiesta di Francesco Rosi



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