Wanderlust – Orizzonti sconosciuti alla ricerca di sé

Quarto ed ultimo percorso nel Wanderlust. Un atteggiamento dello spirito, una visione romantica, una tensione verso un infinito e indefinito muoversi. Wandern, diventa sinonimo di libertà, avventura e il Wanderer è il viandante che cerca sé stesso

di Marika Mangini

La parola tedesca Wanderlust deriva da Wandern (vagare, girovagare) e Lust (desiderio, voglia). Il termine ha antica origine germanica, tanto che si ritrova anche nell’inglese Wander, con analogo significato.

La parola non si riferisce tanto a una semplice “voglia di viaggiare" intesa in senso generale, tanto meno se pensiamo al viaggio come vacanza, come meta fissata, o soggiorno in un luogo preciso con una serie di cose da vedere.

Wanderlust rimanda piuttosto a un atteggiamento dello spirito, per cui l’uomo avverte una tensione verso un infinito e indefinito muoversi; La Wanderung è viaggio verso orizzonti sconosciuti, senza destinazione, alla ricerca, anche essa indefifi nita, di sé stessi. La parola, squisitamente romantica, ci immerge in uno scenario di natura, spesso selvaggia, in cui il viandante si muove a piedi, solitario, in comunione con quello spirito divino che pervade il mondo che lo circonda. Wandern, diventa quindi sinonimo di libertà, spazi aperti, avventura e il Wanderer è il viandante che cerca sé stesso e la propria pace interiore contemplando il mondo nel silenzio della natura. Non è un caso che sia in pieno pre-romanticismo tedesco che si ritrovi la Wanderlust nelle rime di Goethe.

Il suo celebre “Canto notturno del viandante” recita infatti:
su tutte le vette
è pace
sulle cime degli alberi
si percepisce un respiro appena
gli uccellini tacciono nel bosco. Aspetta, presto
avrai pace anche tu

Il viaggio del Wanderer è in totale solitudine: solo così è possibile congiungersi con la natura e ascoltarne la voce che ci parla, consiglia, conforta. La natura che accompagna il viandante romantico ha spesso i colori dell’autunno, si manifesta nella sua forma più potente e misteriosa, attraverso la tempesta, la nebbia, le cime dei monti, il vento.

Nei primi anni dell’ ‘800 il poeta inglese W. Wordsworth scriveva “I wandered lonely as a cloud”, paragonando sé stesso a una nuvola che vaga solitaria in cielo. L’occasione per questi versi è una passeggiata che lo porterà a contemplare i famosi narcisi protagonisti della lirica. Il sentirsi tutt’uno con la natura rende il poeta capace di vedere e sentire oltre la realtà terrena. Ed è proprio allora che, con il potere dell’immaginazione, prende avvio la creazione poetica.

Scopri gli altri articoli della serie "WANDERLUST – Sull’orlo della catastrofe":

Paolo Roggero - Invito al viaggio

Giovanni Rizzi - Viaggiare nei luoghi del cinema

Viter LUNA - La Mongolia: l’ultimo Wandelust dei CSI



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