Il ritorno dei “babi cru”: riscoperta un’antica varietà di pere, ormai dimenticata

Grazie al lavoro di ricerca del dr. Romanisio, sono tornati alla vita i “pruss” dai quali deriva il soprannome dei carrucesi. Erano diventate introvabili, ora ne esistono una trentina di piante

Il dott. Giuseppe Romanisio, con la moglie, il genero e il cugino frutticoltore piozzese

“Carù, pais di babi cru”. Perché, praticamente da sempre, i cittadini di Carrù sono chiamati “babi cru”? Contrariamente a quello che si potrebbe pensare, i rospi (“babi”, in dialetto), non c’entrano nulla. Con il termine “babi” si volevano invece indicare i “pruss babi”, una particolare varietà di pere autoctone, coltivate proprio sull’altipiano carrucese fin dall’antichità, della quale via via, negli ultimi anni, si è era persa anche la memoria. La storia e le origini del “pruss babi” sono state recentemente riscoperte da un carrucese doc, il dottor Giuseppe Romanisio, commercialista, che si è appassionato alla causa e ha letteralmente riportato in vita una pianta ed un frutto prima d’ora assolutamente introvabili. Il dottor Romanisio, la sera di giovedì 1º dicembre, ha presentato i primi frutti (concreti, raccolti dall’albero) del suo grande lavoro di ricerca. Alla presenza di numerosi amici, dei rappresentanti locali di Confragricoltura, Coldiretti e Cia, dei vertici del Consorzio di tutela del Bue grasso e della Confraternita del bollito, il ritrovato “pruss babi” ha fatto il suo ritorno ufficiale in società. Con una presentazione in grande stile, Romanisio ha ripercorso le varie tappe che hanno portato, oggi, a raccogliere le prime due ceste di antiche pere di Carrù, colte da una trentina di alberi, messi a dimora in un “campo sperimentale” nelle campagne di Piozzo.

«Ho cercato tracce del “babi” ovunque, poi la svolta, quando mi stavo per arrendere»
«Parlando un giorno con l’amico farmacista Gianfranco Occelli, sono venuto a conoscenza per la prima volta dell’esistenza dell’antico “pruss babi”, del quale qualche anziano del paese aveva ancora memoria. Mi sono incuriosito, ho iniziato a perlustrare le campagne, ma non ne ho trovata neanche una pianta. Ho parlato con coltivatori e persone della zona, ma nessuno sapeva più dove reperire quest’albero antichissimo o almeno un suo innesto. Con mia moglie Ivana, abbiamo vagato per l’intera Regione, sulle tracce del “pruss babi”, abbiamo passato anche una giornata al Museo dei frutti antichi di Torino, ma neanche lì abbiamo trovato traccia della nostra pera di Carrù. Quando mi ero ormai arreso, per una fortunata coincidenza, parlando con mia suocera, ho conosciuto un vivaista appassionato, che teneva ancora proprio questa varietà. Inutile dire che ho acquistato tutti gli esemplari disponibili: quattro alberi sono stati messi a dimora nel giardino di mio cognato, proprio in centro a Carrù, gli altri, circa una trentina, sono stati piantumati presso l’azienda agricola di mio cugino Franco Romanisio, frutticoltore esperto e precursore, 30 anni fa, della produzione dei nashi, a Piozzo. Proprio a Piozzo è quindi iniziata la sperimentazione che ha portato, quest’anno, al primo raccolto. D’ora in avanti il progetto verrà sviluppato. Via via saremo in grado di apprezzarne e scoprirne sempre più le caratteristiche, sperando anche che possa diventare un prodotto di nicchia interessante sul mercato».

I frutti appena raccolti

“Cui ‘d Carù en temp ed carestia, se sfamu cui babi cru”
Questa varietà di pere era talmente importante in passato da diventare proverbiale. Un vecchio detto popolare di zona recita infatti: “Cui ‘d Carù en temp ed carestia, se sfamu cui babi cru”, il riferimento è ovviamente ai “tempi grami”, in cui la maggior parte della popolazione non aveva nulla da mangiare. Ma perché, se si trattava di un frutto così importante, è stato poi dimenticato? Le ragioni precise non si conoscono, ma è facile ipotizzare che la varietà sia stata via via accantonata in favore di altre varietà di frutta più “commerciabili” e maggiormente apprezzate dai consumatori su larga scala.

Le caratteristiche: pasta dura e dolce, con punte di acidità
Il “pruss babi” ha forma quasi circolare e una tipica colorazione “arrugginita”. È una pera a pasta dura, dolce e omogenea, non granulosa, con uno spiccato grado di acidità man mano che ci si avvicina al torsolo. Dalle prime verifiche, la pianta sembra avere una buona resistenza alle muffe, e non dovrebbe avere quindi bisogno di particolari trattamenti, mantenendo la sua genuinità. Gli utilizzi in cucina potenzialmente sono molteplici ma vanno ovviamente riscoperti. Il dottor Romanio e la sua famiglia per ora hanno assaporato le pere crude, ma sembra possano essere consumate anche e soprattutto cotte, oppure utilizzate nella preparazione di pietanze (è stato proposto ad esempio l’accostamento con il bollito, magari sotto forma di salsa).

Un frutto che dovrebbe entrare di diritto tra le “De.Co.” carrucesi
Il dottor Romanisio ha consegnato una targa celebrativa ai sindaci di Carrù e Piozzo, paesi che ospitano le prime piante di “pruss babi”. Al sindaco Nicola Schellino è anche arrivata una specifica richiesta: «La pera di Carrù – ha detto il commercialista – andrebbe inserita di diritto tra le nostre De.Co.».

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