Il monregalese Giuffrè al lavoro con Nuova Consonanza

Negli scorsi giorni, il musicista e compositore monregalese Igor Giuffrè è stato invitato a tenere un workshop a Roma, presso l’ensemble “Nuova Consonanza”. Si tratta di una delle realtà più significative nella musica contemporanea italiana, il gruppo fondato da un gruppo di compositori alla fine degli anni Cinquanta (di cui fu parte attiva anche Ennio Morricone per un periodo) ha fatto dell’improvvisazione l’oggetto delle sue ricerche, con concerti e incisioni pionieristiche sul tema in Italia. Giuffrè, attivo nel cuneese con il Collettivo Sinestetica, si è specializzato in questo tipo di approccio musicale, sviluppando il proprio personale approccio alla metodologia del “Conducting” ovvero di una direzione orchestrale sviluppata “live” senza spartito. Pioniere in questo campo fu l’afroamericano Butch Morris, dal cui lavoro hanno tratto ispirazione diversi altri musicisti, ciascuno però con una cifra piuttosto personale. Più applicata nel jazz, questo tipo di composizione è ancora poco conosciuta e, per molti versi, poco codificata, come ci ha spiegato lo stesso Giuffrè, che ha tratto una sintesi dell’esperienza romana in una breve chiacchierata con noi. Alla conclusione del seminario e del concerto tenuto a Roma, Giuffrè e il suo maestro Alessandro Sbordoni sono stati intervistati da Radio 3 e protagonisti di un segmento nella puntata di Radio 3 suite di domenica sera.

«Quando si parla di musica contemporanea, per citare Battiato, “Ci si butta giù” – scherza Giuffré –. Il mio percorso al Conservatorio di Cuneo è stato caratterizzato dallo studio della musica contemporanea e delle nuove tecnologie a essa applicate. Nel corso dei miei studi ho approfondito tecniche di improvvisazione non convenzionale e oggetto della mia tesi è stata la “conduction” (una tecnica che sfrutta un codice gestuale per condurre improvvisazioni guidate). È stato il punto di partenza per affinare una mia personale rilettura di questa tecnica, che poi ho approfondito ulteriormente fondando un collettivo di improvvisazione (“Sinestetica”). Grazie agli esiti di questo percorso sono stato invitato a Roma dall’associazione “Nuova Consonanza” a tenere, per il 59° festival dell’associazione, il workshop “Comporre dialogante” a fianco del M° Alessandro Sbordoni (compositore e membro storico dell’associazione). Nuova consonanza è una pietra miliare nell’ambito della musica contemporanea, d’avanguardia e di ricerca (nel gruppo di improvvisazione omonimo, fondato negli anni sessanta da Franco Evangelisti, hanno militato molti importanti compositori tra cui anche un giovane Ennio Morricone). Per il workshop (che si è tenuto a dicembre presso l’ex mattatoio di Testaccio e si è concluso con un concerto pubblico la sera del 9 dicembre 2022) ho avuto il piacere di lavorare per cinque giorni con una selezione di quindici musicisti provenienti da tutta Italia. È stata una bellissima esperienza e in generale sono entusiasta di quello che è emerso durante il laboratorio».

Come hai costruito il tuo modo di dirigere l’improvvisazione?
«Butch Morris, scomparso nel 2013, ha formalizzato un suo codice (battezzando anche con il termine “conduction” questa tecnica). Nel corso della mia esperienza ho partecipato a masterclass con diversi “conductor” (alcuni dei quali avevano lavorato con lo stesso Morris) e ho attinto anche ad altre esperienze simili, come ad esempio la soundpainting di Walter Thompson. Tutto è servito a formare il mio codice e il mio stile. Diciamo che in questo ambito non c’è un canone vero e proprio, ognuno crea un proprio codice personale a seconda di quel che gli serve o vuole ottenere. Personalmente ho cercato di lavorare sulla relazione diretta e intuitiva tra i gesti e i contributi sonori che questi richiamano e, allo stesso tempo, di ottimizzare e “snellire” il codice il più possibile (la soundpainting prevede circa 1500 gesti, io ne ho fissati una cinquantina). In generale comunque è una tecnica poco conosciuta e in tal senso il collettivo Sinestetica è sicuramente un’avanguardia in provincia di Cuneo».

In sostanza il direttore è un musicista che improvvisa con lo strumento “orchestra”.
«Esatto, l’orchestra è pensata come un macrostrumento e, nonostante il codice possa essere anche molto “preciso”, (si può richiedere per esempio una nota, o un accordo specifico) c’è una grande parte di aleatorietà. Da un punto di vista stilistico oltre ai suoni “intonati”confluiscono nel nostro linguaggio estetico anche testi “recitati” e suoni “concreti” (volgarmente detti “rumori”). Nella trasmissione Rai “Radio 3 Suite” (che domenica 15 gennaio 2023 ha dedicato un bellissimo focus al workshop, con estratti dalle registrazioni fatte in quei giorni e interviste al M° Sbordoni e al sottoscritto), si spiega e si ascolta l’esito di questo approccio che mescola i materiali più diversi (in uno degli estratti a un certo punto si sente persino il suono di una motosega, contributo di uno dei musicisti elettronici) per ricostituirli in panorami e strutture sonore inediti. Il “rumore” ha una valenza sicuramente non trascurabile nel nostro approccio e nella musica contemporanea in generale; come dice lo stesso Sbordoni: è un ritorno al suono, un “(ri)emergere del suono dalla musica”».

Cosa può aggiungere l’improvvisazione alla composizione musicale?
«Tra gli addetti ai lavori c’è dibattito: si può parlare di composizione se si improvvisa? È un discorso complesso e sottile. Per quanto mi riguarda in riferimento alla conduction credo si possa parlare di “composizione istantanea” (termine che già si usava negli anni sessanta). Le scelte del compositore, che in contesti “normali” sono il frutto anche di anni di riflessione, qui vengono prese nel “qui e ora” ma è sempre un comporre… diciamo che cambiano i tempi di reazione agli stimoli… questi inoltre derivano in parte dal “momento presente” e in parte dalla propria esperienza… è un dialogo invisibile tra l’attimo presente e tutto ciò che lo precede».

Perché il nome “Sinestetica” per il collettivo da te fondato?
«Il progetto prende nome da ragioni simboliche: intanto il concetto di sinestesia, per la relazione “analogica” tra il gesto del conductor e il contributo sonoro dell’orchestra. E poi è un’improvvisazione in cui si agisce in tanti e in relazione e anche questo aspetto è richiamato nella parola Sinestetica, ovvero un’estetica d’insieme».

Come vi ponete nei confronti del pubblico, in questo tipo di lavoro musicale? 
In questo ambito la relazione con il pubblico non è facile, come si può immaginare: la nostra società si è sviluppata su “valori” che contrastano con certe esperienze estetiche meno “allineate”, l’avanguardia è sempre più vista come qualcosa di ostico, quando non è completamente ignorata. Quello che cerchiamo di fare, e che cercano di fare i musicisti e i compositori che lavorano in questo ambito, è dunque in parte anche di offrire un modo diverso di intendere la musica e l’arte in generale, stimolando implicitamente una riflessione filosofica sul concetto stesso di arte e di società. Da sempre l'arte è stata caratterizzata da una volontà intrinseca di spingersi “oltre” e di trovare nuove vie e nuovi orizzonti espressivi. Se guardiamo anche solo alla musica del novecento tantissimi compositori si sono svincolati dall’idea tradizionale di composizione (che per secoli è stata fortemente caratterizzata dalla questione dei rapporti fra le altezze) e hanno iniziato a occuparsi di altri aspetti, non ultimo quella riscoperta del “suono” a cui accennavamo prima. Giusto per dare qualche riferimento, possiamo citare Varèse, Ives, Schönberg, Scelsi, Cage, Feldman, Nono e le avanguardie europee della seconda metà del ‘900 da Darmstadt in poi. Dunque probabilmente la musica d’avanguardia non soddisfa direttamente le aspettative del pubblico (come del resto fa già ampiamente tutta la musica “commerciale”) ma, come dicevo, cerca di emanciparlo e stimolarlo a una riflessione più “matura” sul ruolo che dovrebbe avere l’arte in ogni tempo.

Quali sono gli esiti di questo tipo di lavoro?
«Oltre ai risultati puramente estetici che si possono ottenere (a mio avviso molto interessanti), tengo a sottolineare che questo approccio è importante anche per le riflessioni che suscita a livello filosofico ed etico-sociale: il suo carattere “inclusivo” (improntato sulla sinergia) che stimola il musicista all’ascolto, alla sospensione del “giudizio” e al rispetto dell’altro è dunque in contrasto con il dilagante atteggiamento votato alla mera competizione e al “solipsismo”. Per queste e altre ragioni di carattere cognitivo credo possa diventare anche un ottimo strumento in ambito didattico/pedagogico. Sto lavorando infatti anche in questa direzione, con corsi nelle scuole Secondarie di Primo e Secondo grado e nelle scuole di musica».

Un'esibizione del Collettivo di improvvisazione "Sinestetica" del 2021

 

Scopri anche

Clavesana, maestra aggredita in paese da una mamma di un ex alunno

È stata avvicinata e aggredita all'uscita di un negozio, a Clavesana. La vittima è una maestra, che insegna alle Elementari del paese. Sarebbe stata individuata e poi insultata da una signora, mamma di un...

Manomette il cronotachigrafo, autista fermato e multato dalla Polizia a Fossano

Nella mattina di giovedì 2 febbraio una pattuglia della Sezione Polizia Stradale di Cuneo, nell’ambito dei controlli del traffico commerciale, fermava a Fossano un autotreno immatricolato in Italia e condotto da un cittadino italiano...

A Farigliano, Posta ad orario ridotto da tre anni: «Si torni almeno ai 5...

Ormai dal 2020, con l’inizio della pandemia da Covid, l’Ufficio postale di Farigliano è aperto con “orario ridotto”. I lockdown e le ripetute chiusure avevano infatti portato Poste Italiane a decidere di dimezzare le...

Bastia: le pietre d’inciampo dei bimbi della Primaria, al “Giardino della Pace”

Venerdì 27 novembre l’aria era gelida e pungente al “Giardino della Pace” di Bastia, proprio come doveva esserlo quel lontano giorno del 1945 ad Auschwits. Insieme al fumo dei comignoli si è levato nel...

Da Bene Vagienna il “mappamondo volante” dei Montgolfier, al Carnevale di Venezia

Altra realizzazione assolutamente “ad effetto” per la “Fly In” di Bene Vagienna, l’azienda di Mauro Oggero specializzata nella creazioni di grandi opere gonfiabili, che in passato ha dato vita a progetti come il megastore...

Mondovì, ecco i cartelli elettronici che avviseranno dei blocchi del traffico

Da ieri, lunedì 30 gennaio, sono stati piazzati a Mondovì i primi cartelli elettronici che avviseranno dei blocchi del traffico. Il Comune spiega: «La città di Mondovì, insieme ad altri 76 Comuni del Piemonte, deve...