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La famiglia monregalese che salvò l’imprenditore ebreo dai nazisti: un albero li ricorderà per sempre

Marco Levi
Una coraggiosa famiglia di montagna, originaria di Mondovì. Una “famiglia di giusti”. Era questo, la famiglia di Giovanni Castagnino, che dall’ottobre 1943 all’aprile 1945 nascose nella casa nei boschi in Val Corsaglia l’imprenditore Marco Levi. Il direttore della fabbrica di ceramica “Vedova Besio e Figlio”, una delle più grandi realtà industriali della zona. Lo fecero a rischio della propria incolumità e della propria vita. Dal 31 ottobre, un angolo di Mondovì li ricorderà per sempre: un albero, piantato nel giardino della Scuola media “Anna Frank” vicino al Monumento alla Shoah. All’inizio del 2023 il Consiglio comunale di Mondovì, sotto proposta dei tre consiglieri del Centrosinistra di Mondovì (Laura Gasco, Cesare Morandini e Davide Oreglia), aveva approvato all’unanimità la volontà di vederli riconoscere come “Giusti fra le nazioni”. Nei giorni scorsi la Comunità ebraica di Torino ha confermato che parteciperà alla cerimonia di piantumazione dell’albero che li ricorderà da ora in poi: «Si terrà il 31 ottobre – ha comunicato il sindaco Robaldo –, in modo sobrio, per ricordare chi mise a repentaglio la propria vita per salvare quella altrui». LA STORIA La famiglia Levi acquistò la ceramica “Vedova Besio” nel 1929. Fu il padre Moise Gabriele Levi, banchiere, a comprarla. La gestione della fabbrica passò presto nelle mani del figlio Marco, che continuò a dirigerla anche dopo l’arrivo delle leggi razziali del 1938. Nel settembre del ‘43 però fu costretto a nascondersi, per fuggire alla cattura e alla deportazione. Trovò così Giovanni Castagnino, carbonaio e agricoltore, noto per la sua generosità nell’accogliere i viandanti. Giovanni, assieme alla moglie Maria, alle quattro figlie bambine, alla sorella Marietta e al fratello Luigi, nascose Levi per diciannove mesi in una casa isolata, nei boschi sopra Fontane, a Campi Manera. «Durante il rastrellamento dell’inverno del 1944 – si leggeva nel documento presentato un anno fa in Consiglio –, Marco Levi fu nascosto in un anfratto poco distante, e sfamato da Maria con rocamboleschi stratagemmi per non destare sospetti. La famiglia subì diverse perquisizioni delle truppe tedesche, che misero più volte sottosopra la casa tenendo il mitra spianato su Giovanni e Maria e sulle bambine, che nonostante questo mai tradirono la presenza di quel giovane uomo che condivideva con loro la frugale vita quotidiana. Evidente è il rischio che la famiglia corse in quell’anno e mezzo, così come sono encomiabili le premure per il giovane ebreo, a cui fu permesso, nonostante la povertà della famiglia, di rispettare le norme alimentari ebraiche (usando ad esempio il tarassaco come “erbe amare” per il pranzo rituale della Pasqua)».
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