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Addio a un’altra vetrina di Mondovì, chiude “Graziella Outlet”

Mondovì chiude “Graziella Outlet
La sua non è una “storia di famiglia”, non c’è nessuna dinastia alle spalle. «Ho cominciato io, quando avevo vent’anni – racconta Graziella Zucco, titolare di “Graziella Outlet” in via Beccaria –. Chiuderò a gennaio». Un ramo della sua famiglia ha aperto da tanti anni un’altra attività a Mondovì, il bar-pasticceria al Ferrone, che è già passato di generazione. E in via Beccaria, qualcuno rileverà l’attività? «No, nessuno». Abbassa la serranda un’altra vetrina del centro di Mondovì Breo: mezzo secolo di attività basta a definirla storica. «Aprii il 1° aprile del 1976 – racconta la titolare –, dopo che avevo già avuto per nove anni un negozio in via Sant’Agostino di abbigliamento uomo. Poi passai qui, in via Beccaria 18, esattamente nello stesso posto dove sono ora». Stessa tipologia di merce? «All’inizio aprii come merceria. Poi passai ad abbigliamento, anche abbigliamento bambino, e intimo. Poco a poco, il negozio si allargò: ampliai i locali, la tipologia di merce, le marche. Arrivai fino ad avere 11 dipendenti». In quasi 50 anni, Graziella ha visto il tessuto commerciale della città cambiare radicalmente: attraversare le fasi dell’esplosione e poi, purtroppo, declinare nelle condizioni attuali, che nessuno può negare. «Ricordo benissimo le azioni che fece Confcommercio in passato, sia con la presidenza Dardanello che con quella Ballauri. Nel 2004, assieme ad altri colleghi, fondammo la prima Associazione di promozione del “Centro commerciale naturale” di Breo, da cui nacque l’Associazione “La Funicolare”. Io credo che Mattia Germone sia un presidente che ha lavorato davvero bene». Cosa è accaduto, però, che ha portato allo scenario di oggi? «Sono fermamente convinta che la pedonalizzazione attuata in via Sant’Agostino sia stata un errore. Lo pensavo allora e lo penso oggi: non funziona. Ho sentito negozianti che, prima di decidere se aprire a Mondovì, si informano proprio su questo, e quando sentono dire che c’è l’area pedonale o la ZTL dicono: “Allora no”». E il mestiere del commerciante, quanto è cambiato in questi anni dal punto di vista di chi lo fa? «Sono cambiate tante cose – risponde –, ma io sento soprattutto la mancanza di un “atteggiamento” adatto. Il commercio è un mestiere che richiede quasi una dedizione: devi accettare di non avere orari, di lavorare la domenica, di andare incontro alle necessità dell’acquirente. Bisogna avere le nozioni: chi vende abbigliamento non può non saper aiutare il cliente quando chiede di aggiustare un orlo, di allungare o accorciare un pantalone. Io ho imparato a cucire, e ho sempre avuto due sarte che mi aiutavano quando c’era bisogno. Sento che oggi è questo, a mancare: la cura con cui ci si dedica a questo mestiere». È per questo che non c’è più nessuno che raccoglie l’eredità di questi negozi? «Non lo so… certamente è diventato un mestiere difficile, che comporta accollarsi tanti oneri. Io l’ho amato per tutta la mia carriera. Sono in pensione da anni, ma ho tenuto aperto fino a oggi. Chiudo a gennaio». Storia finita. ______________________ VUOI ESSERE SEMPRE INFORMATO? Sì, voglio le news gratis in tempo reale - ISCRIVITI AL CANALE TELEGRAM - CLICCA QUI Sì, voglio le news gratis in tempo reale - ISCRIVITI AL CANALE WHATSAPP CLICCA QUI
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