INTERVISTA – Francesca, la nuova Bela Monregaleisa: “Ho dovuto tenere il segreto fino all’ultimo””

Francesca Battaglia - foto Davide Gonella

Francesca Battaglia è la nuova Béla Monregaleisa del Carlevé 'd Mondvì. Tra qualche giorno, in pieno periodo carnevalesco, compirà 23 anni: classe 2001, monregalese, ha girato “il mondo” per studio e per lavoro, ma ha Mondovì nel cuore. E dopo esperienze in Italia e all'estero è tornata nella sua piccola città, in attesa di un trampolino di lancio che la proietti verso nuove, entusiasmanti avventure nel settore che è sempre stato la sua passione, e che è divenuto un lavoro.

Francesca, partiamo... dall'inizio. Qual è stato il tuo percorso di formazione?
Dopo il Liceo a Mondovì, è arrivato il momento di scegliere cosa fare nella vita.
Inizialmente ero orientata su Giurisprudenza, ma dopo un po' di incertezza non ho più avuto dubbi: mi sono iscritta alla facoltà di Economia della Moda, trasferendomi a Firenze, dove ho vissuto e studiato per quattro anni.

Perché proprio la moda?
È sempre stata la mia grandissima passione. Soprattutto con gli abiti. Figuriamoci che sin da piccola non permettevo a mia madre di scegliermi i vestiti! La mia grande fortuna è stata quella di trasformare questa mia passione in un lavoro

Dove, per l'esattezza?
Negli ultimi mesi ho lavorato in Svizzera come buyer presso il Reparto acquisti di un brand di moda. A livello lavorativo è stata un'esperienza pazzesca, anche se...

Anche se?
Beh, in Svizzera ho trovato una mentalità molto chiusa, orari diversi, un'atmosfera più
fredda. Perciò, conclusa quest'esperienza, ho deciso di ritornare in Italia, ed ora sono alla ricerca di un impiego sempre nello stesso settore, ma nel nostro paese. Magari dirottandomi verso Milano. Perché ritengo che nell'ambito della moda non ci siano altri paesi all'avanguardia come l'Italia.

Quindi per te, che sei tornata dall'estero... giusto in tempo per il Carlevé,
Mondovì rappresenta un rifugio sicuro, un trampolino di lancio verso nuovi orizzonti?
Sono estremamente consapevole che nel mio settore a Mondovì, così come nei territori di
provincia, non ci possa essere uno sbocco. So che dovrò andare “lontano”. Ma qui, ci tornerò sempre. Perché sono molto attaccata a Mondovì. Dove c'è la mia famiglia, le mie amiche. Il cuore.

E allora permettiamoci di divagare un attimo. Visto quello che hai detto magari
sei un po ' di parte ma - detto da te che hai visto e vissuto “il mondo” - : vero che
Mondovì ha grandi potenzialità?
Assolutamente sì. Soprattutto con Piazza, e poi con tutto il territorio che la circonda, se
pensiamo al Santuario e alle tante cose belle che abbiamo intorno. Viviamo in un vero e proprio gioiello.

Torniamo a te. Raccontaci dei tuoi pregi e dei tuoi difetti
Partiamo dai difetti: tendenzialmente sono un po' testarda. E, sì, sono sempre molto precisa: che può sembrare un pregio, ma in realtà a lungo andare rischia di “bloccarti” un po'. Un pregio? Essere estroversa. Lo metto al primo posto. In tal senso mi ha aiutato molto andare “fuori”, uscire dal guscio della provincia. Dove senza questa qualità è molto difficile sfondare.

Piccolo dettaglio: lo abbiamo già chiesto a suo tempo al Moro: ma come sei
messa con il piemontèis?
Oddio, non lo parlo molto bene... ma lo capisco perfettamente!

Veniamo al Carnevale e al tuo ruolo di Béla Monregaleisa.
All'inizio non ci volevo credere. Non me lo sarei mai aspettato. Ma quando sono stata
contattata e mi è stata fatta la proposta ho detto subito di sì, senza pensarci nemmeno un minuto.

Qual è il tuo rapporto con il Carlevé? Se sei qui, immaginiamo sia positivo...
Altro che. Da piccola ho sempre partecipato al Carnevale dei bambini. Ho dei nitidissimi
ricordi dei pomeriggi di festa passati al Christ. Da più “grande”, non ho mai partecipato come figurante nei gruppi mascherati, ma c'è un appuntamento che negli ultimi anni non ho mai mancato: il mitico veglione dei commercianti. Un evento imprescindibile. Con le mie amiche, da Natale in poi è caccia all'idea migliore per presentarsi all'appuntamento con un costume che non sia mai banale.

Ma se ti dico “Carlevé”, qual è la prima cosa che ti viene in mente?
Senz'altro la Corte. L'ho sempre adorata, è la parte “fresca” del carnevale, quella che entra
nei cuori di tutti. Non nego che mi sarebbe sempre piaciuto farne parte. Ma sinceramente non mi aspettavo che me lo chiedessero, e da subito nei panni della figura principale!

Cosa ti aspetti da questo carnevale vissuto per la prima volta da grande
protagonista?
Innanzitutto, tanto divertimento. Perché il carnevale è questo. Da miscelare attentamente con l'attenzione verso il sociale, ai bambini, alle famiglie, agli anziani e ai meno fortunati, che si aspettano sempre tanto da noi. Spero di poter “dare” altrettanto. Mi aspetto momenti di felicità, spensieratezza, gioia, da condividere con la corte e con tutti quelli che amano il Carlevé.

Concludiamo l'intervista in modo tradizionale: qualche ringraziamento in
particolare?
Sì, soprattutto a quelli che mi hanno dato questa grande opportunità. Alla mia famiglia, ai miei amici coi quali ho dovuto trattenere il “segreto” fino all'ultimo. E a tutti quelli che si impegnano per rendere fantastico il nostro carnevale.

Intervista estratta dalla cartella stampa Carlevè 'd Mondovì 2024

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