Sacha Chang non è più in carcere: trasferito da oggi nella “Rems” di Bra

Da questa mattina Sacha Chang è stato trasferito nella Rems, Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, di Bra. Il giovane olandese, che uccise il papà Chain Fa e l’amico di famiglia Lambertus Ter Horst all’indomani del Ferragosto a Montaldo Mondovì, non è più dunque un detenuto alle “Vallette” di Torino. Due mesi fa, il gup del Tribunale di Cuneo aveva infatti disposto il suo trasferimento in una struttura più adeguata alle sue condizioni psichiatriche. Nel gergo tecnico, appunto le “Rems”: strutture sanitarie per autori di reato affetti da disturbi e giudicati come socialmente pericolosi. Chang non affronterà un processo in quanto giudicato, sulla base della perizia condotta dal professore Franco Freilone, «incapace di intendere e di volere».

I tempi di attesa per l’ingresso nelle Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza sono tendenzialmente lunghi: esistono appena una trentina di strutture in tutta Italia, con posti limitati. Basti pensare che in Piemonte sono 38 i posti disponibili, divisi tra le uniche due Rems presenti a San Maurizio Canavese e, a Bra. Per quasi due mesi dalla decisione del giudice, Chang era quindi rimasto in carcere. Negli scorsi giorni il caso era tornato d'attualità a livello mediatico. Fino alla recentissima notizia odierna. «Una novità che accogliamo con favore. Il mio assistito può dunque essere accolto in una struttura più adeguata alle sue condizioni di salute, secondo quanto disposto dal giudice», il commento dell'avvocato Luca Borsarelli di Mondovì. La via su cui si sta muovendo intanto la famiglia è quella del trasferimento in Olanda. Il complesso iter dovrà avvenire previa autorizzazione del giudice, di concerto con i due Paesi.

«Il trasferimento di Sacha Chang in una Rems a Bra arriva con colpevole ritardo – dichiara in una nota Filippo Blengino, Tesoriere Radicali Italiani –. Il disagio psichico in carcere continua ad essere drammatico, il 12% delle persone detenute, quasi 6000 persone è dentro una cella con una diagnosi di patologia grave.nNel 2023, secondo il rapporto di Antigone ci sono stati 122 Trattamenti Sanitari Obbligatori (TSO), una pratica illegale se svolta all'interno delle sezioni detentive senza ricoverare la persona in un ospedale. Ogni giorno il rischio è quello di nuovi suicidi, non è accettabile. Lo ribadiamo ancora una volta: le persone con disagio psichico non devono stare in carcere».

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